Abu Simbel: 50 anni fa il salvataggio dei templi

Le più grandi imprese globali di costruzioni collaborano per mettere al sicuro i templi dalle acque del Nilo

La ricostruzione dei templi di Abu Simbel

Un’impresa per salvare un patrimonio dell’umanità che ha coinvolto oltre 2mila uomini; una sfida architettonica e ingegneristica unica nel suo genere alla quale hanno preso parte alcune delle migliori aziende di costruzione al mondo dedicando la loro eccellenza al successo dell’operazione e dando vita ad una collaborazione internazionale rara per questo genere di opere; una scommessa vinta dalla comunità scientifica che ha creduto fin dall’inizio al progetto. Tutto questo è stato il salvataggio dei templi di Ramses II ad Abu Simbel, in Egitto, messi improvvisamente a rischio dalla costruzione della diga di Assuan, il cui invaso li avrebbe sommersi per sempre cancellando migliaia di anni di storia.
È il 9 gennaio del 1960, tre mesi dopo l’inizio dei lavori per la costruzione della diga, quando l’UNESCO lancia un appello mondiale: se non si interviene prima che la diga sarà conclusa questo inestimabile patrimonio artistico dell’umanità rischierà di scomparire. All’appello rispondono in tanti, principalmente le grandi imprese di costruzione che si mettono al lavoro per progettare una soluzione che metta al sicuro i due templi.
La sfida è delle più complesse: i due templi pesano rispettivamente 265.000 e 55.000 tonnellate e nessuno, fino ad allora, è mai stato chiamato a realizzare un’operazione del genere. Alla fine viene scelto un progetto presentato da un consorzio europeo che prevede la segmentazione dei templi e delle sculture in blocchi, il loro smontaggio e il successivo rimontaggio sopra una collina artificiale rivestita della pietra originaria. In sostanza l’idea è di prendere i templi e spostarli dove l’acqua non può danneggiarli. L’esecuzione del progetto viene affidata nel 1963 a un consorzio di imprese di cui è parte Salini Impregilo, incaricata di realizzare la collina artificiale, di smontare i templi in oltre mille blocchi e seguirne la ricostruzione.
Quasi due anni dopo, il 21 maggio del 1965, viene effettuata la prima prova. Un blocco del Grande Tempio viene lavorato e spostato attraverso una procedura di salvataggio che si dimostra sicura. È il segnale che la strada intrapresa è quella giusta e che convince tanto le imprese quanto l’UNESCO a portare avanti il progetto.
Da quel momento i lavori per la messa in sicurezza dei templi seguono tre fasi. La prima fase va dalla primavera del 1964 alla primavera del 1965. Nel corso dell’anno viene realizzata una diga di sbarramento lunga 370 metri e alta 25 metri per proteggere l’area dall’innalzamento delle acque del Nilo. Per farlo vengono utilizzati 380mila metri cubi di roccia e sabbia e 11mila metri quadrati di pile in lamiera di acciaio. Oltre a questa, la messa in sicurezza viene assicurata attraverso la realizzazione di un sistema di drenaggio, oltre a pozzi e canali sotterranei.
Una volta completata la prima fase si passa alla seconda, che prevede lo smantellamento dei templi. Le operazioni partono all’inizio del 1965 per concludersi nell’aprile dell’anno successivo. Lo smontaggio inizia dalla rimozione del picco sovrastante, mentre le facciate dei templi vengono protette con cuscini di sabbia per evitare che la caduta di frammenti possa danneggiarle. Solo il Grande Tempio viene ricoperto con 19mila metri cubi di sabbia. Anche l’interno dei Templi viene rinforzato con un’impalcatura in acciaio profilato.

Abu Simbel: 50 anni fa il salvataggio dei templi

Inizia adesso la parte più delicata dei lavori perché i blocchi che compongono i templi, fatti di sabbia e roccia, devono essere tagliati. Per farlo vengono chiamati gli specialisti tagliatori di marmo provenienti da Carrara, nel Nord Italia, ai quali viene richiesto di rispettare una serie di indicazioni: i blocchi dei soffitti non possono pesare più di 20 tonnellate, e quelli della facciata non più di 30. Inoltre, la superficie massima permessa per i blocchi della facciata è di 15 metri quadrati, 10 metri quadrati per quelli del soffitto e 12 metri quadrati per i muri delle stanze del tempio.
Così nel maggio del 1965 una gru solleva il primo masso dando inizio al lavoro di smantellamento mentre enormi camion trasportano pezzi dei templi nell’area scelta come deposito, 44mila metri quadrati dove vengono posizionate con cura le sezioni tagliate, ognuna delle quali viene nominata in modo da poter essere identificata nel momento del rimontaggio. Inoltre, per evitare che i blocchi si possano rovinare, vengono costantemente trattati con iniezioni rinforzanti di resina sintetica.
Quando ormai anche l’ultimo pezzo dei templi viene spostato, inizia l’opera di rimontaggio. È il gennaio del 1966 e i lavori durano oltre due anni, fino al settembre del 1968.
In questa terza fase entrano in gioco i geometri che garantiscono il perfetto posizionamento dei blocchi, un’operazione che in diversi casi richiede anche numerose ore. I blocchi vengono prima poggiati a terra dalle gru e poi spostati da macchinari idraulici fino a raggiungere l’esatta posizione. Una volta che anche l’ultimo pezzo dei templi viene torna al suo posto inizia un altro lavoro complesso: ricostruire l’ambiente circostante esattamente com’era quello originario. Viene così restaurata la roccia intorno alle facciate e vengono create le colline artificiali.
Al termine dei lavori, conclusi circa cinque anni dal loro inizio, i due templi tornano all’antico splendore, con la differenza che si trovano 280 metri più all’interno e 65 metri più in alto rispetto a prima. Per realizzare questa incredibile opera, saranno necessarie 40 milioni di ore di lavoro , con un investimento pari a 40 milioni di dollari dell’epoca.
Viene inoltre costruito un villaggio, dove sono allestiti magazzini, uffici, depositi, quartieri residenziali per i lavoratori, un ospedale, centri ricreativi, perfino una pista di atterraggio per gli aerei. Tutte le macchine da cantiere, dai macchinari da scavo ai martelli pneumatici fino ai macchinari da sollevamento, arrivano dall’Europa via mare.
È una corsa contro il tempo che mette d’accordo tutti, una missione unica nel suo genere dove l’eccellenza scientifica e ingegneristica vengono utilizzate per salvare un pezzo prezioso del patrimonio storico e artistico dell’umanità.

NEL 1960 L’UNESCO LANCIÒ UN APPELLO MONDIALE PER SALVARE I TEMPLI DI ABU SIMBEL

LA SOPRAVVIVENZA DEI DUE TEMPLI ERA STATA MESSA A RISCHIO DALLA COSTRUZIONE DELLA DIGA DI ASSUAN

AI LAVORI PARTECIPARONO ALCUNE DELLE MIGLIORI AZIENDE DI COSTRUZIONI MONDIALI, TRA CUI SALINI IMPREGILO

2.000 PERSONE PER 40 MILIONI DI ORE DI LAVORO COMPLESSIVE PER SPOSTARE IN SICUREZZA 320.000 TONNELLATE

PER TAGLIARE I BLOCCHI DEI TEMPLI FURONO CHIAMATI ESPERTI TAGLIATORI DI MARMO DA CARRARA, NEL NORD ITALIA