Le montagne russe sull’oceano

TRA I FIORDI NORVEGESI, LA ATLANTIC ROAD È CONSIDERATA UNA DELLE STRADE PIÙ SPETTACOLARI AL MONDO

Atlantic Road

Il bello è affrontarla in autunno. Nelle giornate piovose di novembre, quando i venti soffiano da Nord, l’oceano si gonfia e le onde raggiungono altezze di 15 metri. Bisogna avere coraggio perché i tergicristalli non puliscono il parabrezza dalla pioggia, ma dagli spruzzi del mare e la strada assomiglia a un serpente che nuota nell’oceano. 
L’opera viaria più pericolosa del mondo si snoda per 36 chilometri a Nord della Norvegia, tra i paesi di Karvåg e Bud, anche se il tratto più conosciuto è composto dagli 8 chilometri che sorvolano il mare attraverso 12 ponti costruiti tutti ad un’altezza media di 10 metri.
È questa la Atlantic Road, una combinazione unica tra l’ingegneria moderna e la spettacolarità della natura, votata il 27 settembre del 2005 dal National Tourist Route come la “Norvegian Construction of the Century” e definita dal quotidiano “The Guardian” come uno dei percorsi in auto più spettacolari del mondo. 
All’inizio del XX secolo il progetto prevedeva la costruzione di una linea ferroviaria, un’ipotesi successivamente abbandonata, mentre la pianificazione effettiva della via iniziò negli anni Settanta e la costruzione fu avviata il 1° agosto del 1983. Ci vollero sei anni per portare a termine i lavori, nel corso dei quali sul cantiere si abbatterono 12 uragani. Il costo finale fu di 122 milioni di corone norvegesi (quasi 14 milioni di euro), il 25% delle quali ripagato con i pedaggi e il resto sostenuto dal governo.

Il termine dei lavori è arrivato il 7 luglio del 1989, quando la Atlantic Road, una sezione della County Road 64, è stata inaugurata. Il pedaggio previsto inizialmente è stato mantenuto per dieci anni, poi – una volta recuperata la parte prevista dell’investimento – è stato annullato e alle 3 del pomeriggio del 26 giugno 1999 automobili, moto e biciclette hanno cominciato a circolare liberamente. 
La sua eccezionalità è proprio nella caratteristica dell’infrastruttura, costruita come una sorta di ponte sospeso sul mare tra una costellazione di isolotti che riconducono alla terraferma. Negli 8 chilometri di percorso gli automobilisti sono obbligati ad attraversare il ponte Vevang, lungo 119 metri e alto 10, i tre ponti collegati di Hulvagen che raggiungono insieme i 293 metri di lunghezza, il ponte di Lauvøysund, lungo 115 metri e alto 7.

 

Atlantic Road
 

Ma il ponte più significativo, divenuto simbolo dell’opera, è lo Storseisundet, celebre perché sovrasta un’isola più alta delle altre e per questo obbliga gli automobilisti a scalare un ripido pendio e a tornare sul livello del mare lungo una discesa a picco. La pericolosità della strada, accentuata nei mesi autunnali quando il vento batte violento e le tempeste oceaniche sono più frequenti, è data proprio dalle onde che la sormontano in molti punti e obbligano gli automobilisti alla massima attenzione. 

La realtà è che la Atlantic Road è un simbolo così com’è, scelta come set ideale per spot televisivi, stella di YouTube con milioni di visualizzazioni, ed eletta da 14mila intervistati – nell’ambito di un curioso studio condotto dalla TomTom, la società che realizza i navigatori satellitari – come il percorso più amato dagli automobilisti, cui seguono l’Estoril Ocean Drive in Portogallo, la strada costiera del Lago di Como in Italia, il Peloponneso in Grecia e la North Coast 500 nelle Highlands scozzesi.
È questo il risultato dell’affascinante zigzag in mezzo al mare, interrotto da quattro punti di osservazione che sembrano spuntare all’improvviso proprio nei luoghi più impervi, a ridosso di una scogliera, a pochi metri dal mare, in faccia agli schizzi delle onde. Sono piattaforme studiate per permettere allo spettatore di cogliere tutta la spettacolarità dell’opera e sfruttate dai pescatori della regione, che li popolano durante la buona stagione lanciando le loro lenze oltre le barriere di cristallo costruite per proteggere dalla violenza delle onde.

Ma l’Atlantic Road non è solo un percorso per automobilisti o motociclisti amanti del rischio, è un anello di collegamento tra Kristiansund, una piccola località sui fiordi occidentali con una popolazione di circa 20mila abitanti, e Molde, la più grande città della regione con oltre 250mila abitanti, sede del più antico festival jazz d’Europa, che si tiene nel mese di giugno.
Per i quasi 100mila visitatori che ogni anno, nei giorni del Festival, affollano la città, affacciarsi alle finestre delle sue caratteristiche abitazioni, oppure allungare lo sguardo dalla cima delle colline alle spalle dell’abitato, significa imbattersi nell’oceano e nella sua strada, immagine dell’impronta umana impressa sulla natura più incontaminata. 

LA ATLANTIC ROAD È UNA SPETTACOLARE STRADA A PICCO SUL MARE CHE COLLEGA UNA SERIE DI ISOLOTTI NEL NORD DELLA NORVEGIA

L’OPERA VIARIA È STATA VOTATA DALLA NATIONAL TOURIST ROUTE COME LA “NORVEGIAN CONSTRUCTION OF THE CENTURY”

LE TEMPESTE AUTUNNALI E LE ONDE OCEANICHE LA RENDONO UNA DELLE STRADE PIÙ PERICOLOSE MA ANCHE PIÙ AFFASCINANTI DEL MONDO

È STATA COSTRUITA TRA IL 1983 E IL 1989 CON UN INVESTIMENTO DI 122 MILIONI DI CORONE NORVEGESI

Un Paese che investe nelle sue infrastrutture

Nel Paese è attualmente in fase di realizzazione un ambizioso piano di sviluppo infrastrutturale, che è stato lanciato nel 2014 e prevede una serie di interventi fino al 2023.
Entro il 2023, saranno investiti nel sistema dei trasporti norvegese 75,8 miliardi di euro, dei quali 63,5 da destinare al sistema dei trasporti su ferro, e 12,3 miliardi al sistema stradale.  
Il governo norvegese sta finanziando programmi di sviluppo infrastrutturale dall’inizio degli anni Duemila al fine di sostenere la crescita economica e demografica. Secondo le stime del ministero del Trasporti, entro il 2040 il trasporto merci ferroviario crescerà del 35-40% e per questo servono investimenti nella rete nazionale. 
Nei dieci anni previsti dal piano, saranno 71 i cantieri aperti per la costruzione di strade e linee ferroviarie, oltre alla conclusione dei tanti progetti avviati negli scorsi anni. A questi interventi di grande portata si aggiungono interventi più contenuti, in particolare per migliorare la viabilità interna alle città, con la realizzazione di percorsi ciclabili e di vie dedicate ai pedoni.