{"id":500088,"date":"2016-02-04T09:13:00","date_gmt":"2016-02-04T09:13:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.webuildvalue.com\/?p=500088"},"modified":"2020-10-27T13:58:12","modified_gmt":"2020-10-27T13:58:12","slug":"il-global-risk-report-il-rapporto-del-world-economic-forum-2016","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webuildvalue.com\/it\/economia-globale-sostenibilita\/il-global-risk-report-il-rapporto-del-world-economic-forum-2016.html","title":{"rendered":"Il Global Risk Report: il rapporto del World Economic Forum 2016"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"602\" height=\"343\" src=\"http:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/slider-home-page4.jpg\" alt=\"slider-home-page4\" class=\"wp-image-518885\" srcset=\"https:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/slider-home-page4.jpg 602w, https:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/slider-home-page4-300x171.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 602px) 100vw, 602px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Fare business in un\u2019economia globalizzata comporta molti rischi, ma anche grandi opportunit\u00e0. Negli ultimi 40 anni il panorama \u00e8 cambiato: <strong>dal 1980 al 2014 lo stock di investimenti diretti esteri nel mondo \u00e8 passato da 54 miliardi a 1,23 trilioni di dollari<\/strong>. Chi investe all\u2019estero lo fa per crescere, cercando nuove occasioni di business, ma allo stesso tempo esponendosi ai rischi che tutto questo comporta. Ogni fattore di volatilit\u00e0 che sta caratterizzando questo inizio di 2016, porta infatti con s\u00e9 un\u2019occasione di sviluppo. Questo accade ad esempio con il crollo del prezzo del petrolio che, mentre mette in difficolt\u00e0 le economie dei Paesi produttori, rappresenta un volano di sviluppo per le imprese che acquistano la materia prima. Luci e ombre anche nel settore delle costruzioni dove, a fronte della lenta ripresa del real estate, il comparto infrastrutturale e delle grandi opere marcia a ritmi sostenuti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"920\" height=\"565\" src=\"\/wp-content\/uploads\/info-1.jpeg\" alt=\"Davos 2016: gli investimenti esteri nel mondo\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nell\u2019ottica&nbsp; di costruire una mappa mondiale del rischio, utile anche ai grandi player mondiali, il <strong>World Economic Forum <\/strong>(la cui Assemblea annuale si \u00e8 chiusa sabato 30 gennaio a Davos), <strong>ha pubblicato il \u201cGlobal Risks Report 2016\u201d<\/strong>, all\u2019interno del quale ha dedicato un capitolo al tema \u201cRisks for Doing Business at a Glance\u201d. Dalle interviste realizzate a 750 esperti nei 140 Paesi coperti dagli analisti del World Economic Forum, <strong>\u00e8 nata un\u2019analisi dei cinque principali rischi che minacciano il futuro del business.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"920\" height=\"763\" src=\"\/wp-content\/uploads\/info-2.jpeg\" alt=\"World economic forum: il global risks report 2016, le principali cause di rischio nel business\"\/><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Disoccupazione e sottoccupazione<\/h3>\n\n\n\n<p>Il tema del lavoro, della mancata occupazione e della sottoccupazione \u00e8 centrale nella stabilit\u00e0 del business globale e rappresenta <strong>il rischio maggiore per l\u2019attivit\u00e0 economica in 41 Paesi<\/strong>. Il problema \u00e8 esploso con la crisi del 2007 ed \u00e8 diventato strutturale in molte economie, soprattutto quelle sviluppate, dove i tassi di disoccupazione sono tornati a livelli elevati. A questo proposito gli analisti di Davos ritengono che la mancanza di lavoro sia la conseguenza ma anche la causa della decrescita economica, perch\u00e9 si riversa sui consumi, oltre a rappresentare una minaccia per la stabilit\u00e0 sociale.<br>Inoltre il pericolo \u00e8 che si crei un distacco troppo elevato tra le competenze richieste da un mondo produttivo in costante cambiamento e quelle \u2013 ormai superate \u2013 che appartengono alla massa dei disoccupati cronici.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Gli shock energetici<\/h3>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"603\" height=\"439\" src=\"\/wp-content\/uploads\/info-3.jpeg\" alt=\"Shock energetici\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Li chiamano \u201cenergy price shocks\u201d e sono la <strong>naturale conseguenza degli alti e bassi del prezzo del petrolio, del gas e di altre fonti energetiche<\/strong>. Nel caso del petrolio, il suo prezzo ha raggiunto i livelli pi\u00f9 bassi degli ultimi dieci anni. Un rischio che viene considerato il pi\u00f9 elevato in 29 Paesi nel mondo, quelli dove le economie sono pi\u00f9 esposte agli alti e bassi dei prezzi energetici. Se \u00e8 vero che da un lato il basso costo del petrolio ha dei risvolti positivi (riduzione dei costi energetici per le imprese e per i singoli cittadini, oltre a un tasso di inflazione che si mantiene basso), \u00e8 anche vero che in molti altri casi il trend porta con s\u00e9 rischi evidenti, che si concentrano sui Paesi produttori e sull\u2019industria energetica in generale. Nel 2015 le perdite attese dai Paesi del Gulf Cooperation Council nell\u2019export di petrolio ammontano a 300 miliardi di dollari. E questo avviene mentre, secondo il Fondo Monetario Internazionale, oltre 10 milioni di persone da qui al 2020 cercheranno lavoro proprio nei Paesi esportatori di greggio. Il crollo del valore, quindi, oltre a impattare sui deficit strutturali dei Paesi porta con s\u00e9 rischi evidenti in termini di occupazione e di stabilit\u00e0 sociale.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Instabilit\u00e0 politica<\/h3>\n\n\n\n<p><strong>Corruzione, debolezza nell\u2019applicazione delle leggi, pervasivit\u00e0 del crimine organizzato, sono tutti fattori che rendono debole l\u2019azione politica e contribuiscono al fallimento della governance di un Paese<\/strong>. Un rischio reale \u2013 secondo i manager intervistati \u2013 per almeno 14 Paesi indicati nel Report di Davos e concentrati soprattutto in America Latina e Africa Sub-Sahariana.<br>L\u2019impatto di questa instabilit\u00e0 sul business \u00e8 devastante perch\u00e9 mina la competitivit\u00e0, la creazione di posti lavoro e lo sviluppo economico. <strong>Una delle conseguenze primarie <\/strong>di questa debolezza <strong>\u00e8 il commercio illegale<\/strong>, che tocca tantissimi settori economici, dalla logistica ai trasporti, e che \u2013 secondo le stime pi\u00f9 accreditate \u2013 costa all\u2019economia mondiale 2 trilioni di dollari.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La bolla patrimoniale<\/h3>\n\n\n\n<p>Sia che si tratti di asset finanziari che di real estate, le bolle patrimoniali sono state i detonatori di tutte le ultime crisi, a partire dall\u2019onda deflazionistica che ha colpito il Giappone dai primi anni \u201990 fino alla crisi mondiale del 2007. Secondo i manager intervistati in 11 Paesi, la maggior parte dei quali concentrati in Europa e in Asia, il rischio primario \u00e8 legato all\u2019esplosione di una nuova bolla patrimoniale. Inoltre, <strong>considerata la debolezza della ripresa in Europa, in Asia ma anche negli Stati Uniti, se dovesse esplodere oggi una nuova bolla patrimoniale l\u2019impatto sarebbe pesantissimo<\/strong>. In particolare, i rischi maggiori si concentrano nei mercati finanziari, nel real estate e nei bond governativi. Tutti e tre questi settori, cos\u00ec come in passato, sono ancora oggi oggetto della volatilit\u00e0 generale e possono generare una nuova ondata recessiva.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"602\" height=\"343\" src=\"http:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/shanghai-stock-exchange.jpg\" alt=\"shanghai-stock-exchange\" class=\"wp-image-522076\" srcset=\"https:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/shanghai-stock-exchange.jpg 602w, https:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/shanghai-stock-exchange-300x171.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 602px) 100vw, 602px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Borsa di Shangai<\/h4>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Attacchi informatici<\/h3>\n\n\n\n<p>Un\u2019impresa globalizzata, impegnata sui mercati internazionali e alla prova di business complessi e competitivi, risulta una preda naturale dei cyberattack. Le evoluzioni tecnologiche e la digitalizzazione dei processi produttivi aziendali espongono le multinazionali ad un rischio che ha costi elevatissimi. <strong>Il Centre for Strategic and International Studies and McAfee stima che solo il cybercrime costi all\u2019economia globale 445 miliardi di dollari<\/strong>. Ovviamente i rischi sono tanti, includono anche lo spionaggio economico, e \u2013 secondo gli intervistati \u2013 sono fonte di maggiore preoccupazione soprattutto in otto Paesi: Estonia, Germania, Giappone, Malesia, Olanda, Singapore, Svizzera e Stati Uniti.<strong> La digitalizzazione dei processi produttivi, accompagnata alla diffusione dei crimini cibernetici, obbliga oggi le grandi aziende a ripensare la governance interna<\/strong> riconoscendo responsabilit\u00e0 e ruoli a chi deve fronteggiare questo pericolo.<br>Tutti questi rischi, dal costo delle materie prime agli attacchi informatici, impongono una nuova strategia del business che dovrebbe essere maggiormente improntata ad una pi\u00f9 efficiente collaborazione tra il pubblico e il privato.<strong> Solo un dialogo costante con i governi, unito alla formulazione di politiche condivise di contrasto ai rischi di sistema, pu\u00f2 alzare un argine alla volatilit\u00e0 e tutelare il buon andamento del business.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fare business in un\u2019economia globalizzata comporta molti rischi, ma anche grandi opportunit\u00e0. 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