{"id":500308,"date":"2017-02-08T09:34:01","date_gmt":"2017-02-08T09:34:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.webuildvalue.com\/?p=500308"},"modified":"2020-10-27T13:41:06","modified_gmt":"2020-10-27T13:41:06","slug":"una-nuova-ricetta-per-gli-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webuildvalue.com\/it\/leader-futuro\/una-nuova-ricetta-per-gli-usa.html","title":{"rendered":"Una nuova ricetta per gli Usa"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"602\" height=\"343\" src=\"\/wp-content\/uploads\/george-washington-bridge.jpg\" alt=\"George Washington Bridge\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00abDonald Trump far\u00e0 senz\u2019altro bene per l\u2019economia americana. Il suo progetto, dagli investimenti in infrastrutture alla tutela rispetto alla delocalizzazione, dall\u2019abbassamento delle tasse alla liberalizzazione interna, sar\u00e0 un toccasana per l\u2019America, e quindi anche per i suoi alleati\u00bb. <strong>Arthur Laffer<\/strong>, classe 1940, ha la grinta, la simpatia e l\u2019entusiasmo trascinante di sempre. Ha soprattutto la competenza: la stessa che colp\u00ec Donald Rumsfeld e Dick Cheney, due dei pi\u00f9 prestigiosi rappresentanti dell\u2019amministrazione Nixon all\u2019inizio del 1974, quando a tavola \u2013 Laffer era in quel momento un giovane economista con il PhD a Stanford che insegnava all\u2019University of Southern California &#8211; disegn\u00f2 su un tovagliolo <strong>la celeberrima \u201ccurva\u201d <\/strong>che poi si chiamer\u00e0 appunto <strong>\u201cdi Laffer\u201d<\/strong>, e <strong>dimostr\u00f2<\/strong> loro <strong>che la riduzione<\/strong>, oculata e calibrata, <strong>delle imposte<\/strong> soprattutto per le imprese, <strong>si traduce sul lungo termine in maggiori entrate<\/strong>, \u00abe soprattutto maggiori investimenti\u00bb, puntualizza.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Rumsfeld e Cheney fecero \u201ccarriera\u201d e arrivarono ad essere rispettivamente segretario della Difesa e vicepresidente con Bush junior. Lei divenne in seguito capo economista di Reagan. Insomma la \u201ccurva\u201d ha portato fortuna a tutti\u2026<\/h5>\n\n\n\n<p>\u00abPer il semplice motivo che si \u00e8 dimostrata veritiera nei fatti. Come spero che vi ricorderete <strong>gli anni della Reaganomics, dal 1981 al 1989, furono anni di grandi trionfi per l\u2019economia americana<\/strong>, di Pil in crescita a doppia cifra, di inflazione domata, di dollaro forte. Semplicemente, la ricetta economica si rivel\u00f2 quella giusta. <strong>E ora Trump la ripropone<\/strong>, e avr\u00e0 uguale successo. Sar\u00e0 un meraviglioso tonico per l\u2019economia americana\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Lei \u00e8 in contatto con Trump? Entrer\u00e0 ufficialmente nel suo staff?<\/h5>\n\n\n\n<p>\u00abHo avuto lunghi ed esaurienti colloqui con il nuovo presidente, prima durante e dopo il suo insediamento, e con tutti i membri del Gabinetto economico, che conosco alla perfezione uno per uno. Insieme <strong>abbiamo aggiornato la \u201ccurva\u201d e tutto il pacchetto di misure economiche<\/strong>, che riproducono in larga parte, ovviamente adattandole ai tempi attuali (l\u2019inflazione tanto per fare un esempio oggi praticamente non c\u2019\u00e8 e allora era al 15% in America) le misure <strong>che allora si rivelarono vincenti<\/strong>. Quanto ad assumere incarichi ufficiali, preferisco evitare. Sto benissimo dove sono, qui a Nashville, Tennessee, dove ho il mio avviato think tank personale, con tanti ragazzi bravissimi che sarebbe un peccato abbandonare. Ma sar\u00f2 sempre vicino a Trump e ai suoi uomini, se me lo chiederanno\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"602\" height=\"343\" src=\"\/wp-content\/uploads\/donald-trump22.jpg\" alt=\"Donald Trump\"\/><figcaption>Donald Trump<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Ma i piani del programma del nuovo presidente sono tutti attuabili? Su alcuni c\u2019\u00e8 una forte polemiche, come sul protezionismo.<\/h5>\n\n\n\n<p>\u00abTrump ha ragione su diversi punti. Gli accordi commerciali, sia quelli in vigore che quelli in discussione, dal Nafta al Ttip, sono generalmente scritti male e vanno corretti, il che ovviamente \u00e8 pi\u00f9 semplice per quelli ancora da approvare. Cos\u00ec come \u00e8 vero che diversi Paesi, a partire da Cina e Giappone, hanno atteggiamenti protezionisti e barriere all\u2019ingresso assolutamente inaccettabili. Ma sarebbe un grave errore rispondere con dazi di ritorsione (\u201ccountervailing duties\u201d). Dalle guerre commerciali hanno avuto sempre tutti da perdere. Viceversa <strong>le diatribe commerciali vanno risolte con la diplomazia, con interventi sia bilaterali sia nelle sedi istituzionali tipo il Wto.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Contrariamente a quello che si dice, i consumatori e l\u2019economia cinese e giapponese avrebbero tutto da guadagnarci da una schietta concorrenza con le aziende americane. Oggi attrezzare le marmitte delle auto americane per la vendita in Giappone costa 50mila dollari, e la Cina ha un\u2019ampia gamma di politiche antiamericane in vigore. <strong>Abbattere tutte queste barriere senza limitarsi a imporne altre in America sar\u00e0 compito dei leader pi\u00f9 illuminati.<\/strong> Fra i quali ho tutte le ragioni per inserire Trump. Gli ho fatto quest\u2019esempio: pensa se gli Stati Uniti sviluppano una cura per il tumore al colon e il Giappone una per l\u2019Alzheimer. Che facciamo, vietiamo l\u2019ingresso nei rispettivi Paesi a queste cure, condannando a morte i pazienti che sono incurabili? Il tutto per un malinteso spirito \u201canti libero commercio\u201d che \u00e8 proprio quello da evitare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Un altro grande punto sono le infrastrutture. Trump ha lanciato piani giganteschi, da 500 miliardi o addirittura un trilione di dollari. Li ritiene fattibili?<\/h5>\n\n\n\n<p>\u00abNon solo fattibili ma assolutamente necessari. Le infrastrutture rappresentano il punto focale e centrale di tutta la politica economica del nuovo presidente. Nel senso che sar\u00e0 possibile finanziarne sempre di pi\u00f9 man mano che le altre riforme produrranno una crescita americana almeno doppia di quella attuale. <strong>In un clima di economia sostenuta, di investimenti privati massicci \u2013 quelli ottenibili con i ribassi fiscali \u2013 anche gli investimenti nelle grandi opere cresceranno.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Del resto, che ci sia bisogno di nuove strade, e di ponti, dighe, porti, aeroporti, ferrovie, \u00e8 sotto gli occhi di tutti. Detto questo, suggerisco di non lasciarsi andare a stime iperboliche, del resto riferite ai prossimi dieci anni: si dice 1.000 miliardi, ma potrebbero essere un po\u2019 di meno come anche di pi\u00f9, dipender\u00e0 da come andr\u00e0 l\u2019economia e soprattutto da una verifica puntuale caso per caso dei veri lavori di cui ci sar\u00e0 bisogno\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Lei cita ripetutamente l\u2019andamento dell\u2019economia, che dipender\u00e0 soprattutto dalle diminuzioni delle tasse. Ci pu\u00f2 dare un ordine di grandezza?<\/h5>\n\n\n\n<p>\u00abGuardi, \u00e8 presto detto. Le aziende americane pagano oggi fino al 44% di imposte federali, una somma esorbitante e superiore alla media Ocse che \u00e8 del 35. Propongo di abbatterle subito almeno alla media Ocse, e poi rapidamente molto pi\u00f9 in basso. <strong>L\u2019ideale sarebbe una flat rate, cio\u00e8 un\u2019aliquota uguale per tutti, del 19%.<\/strong> \u00c8 una riforma importante, che si pu\u00f2 per\u00f2 fare soprattutto se si tiene conto degli equilibri favorevoli esistenti nel Congresso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo che un cammino simile lo facemmo ai tempi di Reagan, e culmin\u00f2 nella legge bipartisan che prese il nome dal senatore democratico Daniel Patrick Moynihan e quello repubblicano Bob Packwood, che fu approvata dal Senato con una maggioranza mai vista, 97 a 3. La legge riduceva l\u2019aliquota pi\u00f9 alta per gli individui dal 50 al 28% e per le corporation dal 46 al 34. Per le persone fisiche le aliquote da 14 diventarono due (15 e 28) e per le corporation appunto una, la flat tax di cui le parlavo all\u2019inizio. Il risultato in termini di sviluppo economico fu stupefacente: non vedo perch\u00e9 non si debba ripetere oggi\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abDonald Trump far\u00e0 senz\u2019altro bene per l\u2019economia americana. Il suo progetto, dagli investimenti in infrastrutture alla tutela rispetto alla delocalizzazione, dall\u2019abbassamento delle tasse alla liberalizzazione interna, sar\u00e0 un toccasana per l\u2019America, e quindi anche per i suoi alleati\u00bb. Arthur Laffer, classe 1940, ha la grinta, la simpatia e l\u2019entusiasmo trascinante di sempre. 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