{"id":518630,"date":"2018-04-26T09:30:00","date_gmt":"2018-04-26T09:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.webuildvalue.com\/?p=518630"},"modified":"2020-10-19T16:40:34","modified_gmt":"2020-10-19T16:40:34","slug":"cyclopica-la-fotografia-che-racconta-il-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webuildvalue.com\/it\/reportage\/cyclopica-la-fotografia-che-racconta-il-lavoro.html","title":{"rendered":"Cyclopica, la fotografia che racconta il lavoro"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"602\" height=\"343\" src=\"http:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/impianto-idroelettrico-di-limmerboden_svizzera.jpg\" alt=\"impianto-idroelettrico-di-limmerboden_svizzera\" class=\"wp-image-157025\" srcset=\"https:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/impianto-idroelettrico-di-limmerboden_svizzera.jpg 602w, https:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/impianto-idroelettrico-di-limmerboden_svizzera-300x171.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 602px) 100vw, 602px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Cosa raccontano gli operai in pausa pranzo, seduti su una trave d\u2019acciaio in cima a un grattacielo? Una storia intima e una storia collettiva, entrambe catturate nello scatto di un fotografo. Da un lato i volti degli uomini, la fatica e la soddisfazione; dall\u2019altro l\u2019epopea di cui sono protagonisti, la costruzione del Rockefeller Center, uno dei simboli di New York City e della rinascita americana al termine della Grande Depressione. Siamo nel 1932, esattamente il 19 settembre, quando Charles Clyde Ebbets (questo l\u2019autore pi\u00f9 accreditato dell\u2019istantanea \u201cLunch atop a Skyscraper\u201d che serba ancora tanti misteri) immortala gli operai in pausa pranzo in una fotografia che sarebbe rimasta impressa nella memoria di tutti.<br>\u00c8 la stessa magia che avvolge il pompiere Paul \u201cRed\u201d Adair, zuppo di petrolio e impegnato a spegnere i pozzi del Kuwait con la dinamite, fotografato da quel grande maestro che \u00e8 Sebasti\u00e3o Salgado. \u00c8 il 1991, e questa foto diventa un manifesto della prima guerra del Golfo appena terminata. E ci sono altri scatti, come quelli di Salgado, che raccontano il lavoro ma in una dimensione completamente diversa, non il lavoro come strumento di sviluppo ma il lavoro disperato, quello degli ultimi, quasi una sorta di schiavit\u00f9 moderna, come nel caso degli uomini seminudi e coperti di fango giunti alla miniera d\u2019oro di Sierra Pelada in Brasile in cerca di fortuna.<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie anche al contributo di questi maestri,<strong> le fotografie sono divenute uno strumento per raccontare l\u2019evoluzione della tecnica nel lavoro e le conquiste del genere umano<\/strong>. Siano esse istantanee in bianco e nero, ritratti in posa, immagini rubate di uomini arrampicati su pareti scoscese, la loro forza sta proprio nella capacit\u00e0 di rappresentare l\u2019immediatezza dell\u2019attimo, ma anche l\u2019importanza assoluta del lavoro dell\u2019uomo.<br>E r<strong>accontando l\u2019uomo si racconta l\u2019opera, ma anche il correre del tempo, il contesto storico e sociale, lo sviluppo dell\u2019economia e del benessere.<\/strong> Sono tantissimi i fotografi che, attraverso le loro fotografie, sono divenuti testimoni dell\u2019et\u00e0 industriale, accompagnando la nascita e lo sviluppo dell\u2019industria. Cos\u00ec come sono tantissimi quelli che hanno fissato nel tempo la prima epoca d\u2019oro delle infrastrutture, quella dei pionieri impegnati a realizzare opere che divenissero simboli universali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"602\" height=\"343\" src=\"\/wp-content\/uploads\/goglio-impianto-idroelettrico_italia-1936.jpg\" alt=\"Goglio Impianto idroelettrico - Italia 1936\"\/><figcaption>Goglio Impianto idroelettrico &#8211; Italia 1936<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Pensiamo alle prime immagini delle ferrovie e delle stazioni ferroviarie, scattate nell\u2019Ottocento da Eduard-Denis Baldus, oppure quelle del Crystal Palace di Londra firmate da Philip Henry Delamotte, cos\u00ec come le istantanee realizzate da Delmaet e Durandelle che ritraggono i momenti pi\u00f9 importanti della costruzione della Tour Eiffel. O ancora al lavoro di Gabriele Basilico, uno dei fotografi di paesaggi urbani pi\u00f9 conosciuti al mondo. I suoi reportage da Milano, Shanghai, Istanbul, Silicon Valley, Rio de Janeiro, Beirut sono racconti di vita e testimonianze della storia degli agglomerati urbani.<br>Tutte esperienze che offrono l\u2019ennesima prova di come la sfida dell\u2019uomo nella realizzazione di opere epiche abbia sempre affascinato lo sguardo dei grandi fotografi, perch\u00e9 rubare quell\u2019immagine significa in fondo immortalare un momento storico e raccontare un mondo destinato a cambiare.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Cyclopica, un viaggio nella fotografia<\/h2>\n\n\n\n<p>Dagli scatti dell\u2019inglese John Meyers che hanno per oggetto gli stabilimenti industriali dismessi nel Regno Unito, a quelli dello svedese M\u00e5rten Lange che raccontano la solitudine degli impiegati negli spazi di lavoro di oggi, <strong>la fotografia ruba l\u2019anima al presente per farci vivere la sua storia ogni volta che ci fermiamo ad osservarla.<br>\u00c8 anche questo il senso di Cyclopica<\/strong>, la mostra immersiva multimediale promossa da Salini Impregilo, <strong>che si terr\u00e0 dal 1\u00b0 maggio al 3 giugno presso la Triennale di Milano per raccontare momenti di vite lontane, mondi distanti, avventure epiche, racchiuse all\u2019interno di quell\u2019esperienza unica che \u00e8 la costruzione di una grande opera. <\/strong>Gli uomini che hanno aperto un varco nel continente americano per costruire il Canale di Panama, cos\u00ec come quelli che hanno portato l\u2019elettricit\u00e0 in Italia, favorendone il processo di industrializzazione, grazie alle dighe costruite per conto della Edison nei paesi sperduti delle Alpi (immortalati anche da un maestro del cinema come Ermanno Olmi); o gli uomini che hanno scavato tunnel a centinaia di metri sotto la superficie terrestre, raccontano con il loro lavoro la nascita dei ciclopi, quei giganti infrastrutturali che hanno contribuito allo sviluppo dei popoli.<\/p>\n\n\n\n<p>E proprio il rapporto tra l\u2019uomo e il ciclope, e quindi tra il piccolo e il grande ma anche tra l\u2019arguzia e la forza, rivive nelle oltre duemila opere realizzate da Salini Impregilo in oltre un secolo di vita. Questo rapporto \u00e8 stato immortalato in <strong>1,2 milioni di immagini e 600 video, raccolti nell\u2019archivio di Salini Impregilo, che negli anni si \u00e8 affidata all\u2019occhio dei fotografi, con la voglia di raccontare l\u2019evoluzione del Gruppo, dalle sue origini ad oggi.<\/strong> \u00c8 stata questa l\u2019esperienza di Antonio Paoletti o Guglielmo Chiolini, i primi che \u2013 agli inizi del Novecento \u2013 hanno immortalato la vita dei cantieri, facendo venire a galla l\u2019ambivalenza tra l\u2019enormit\u00e0 delle strutture e la dimensione dell\u2019individuo, che rimane comunque protagonista delle foto. \u00c8 lo stesso approccio al racconto sopravvissuto negli anni fino ai lavori pi\u00f9 recenti realizzati da Armin Linke, Moreno Maggi, Edoardo Montaina e Filippo Vinardi.<br>Lavori che oggi vengono messi a disposizione del pubblico attraverso una selezione unica che conduce il visitatore in un viaggio multimediale e multisensoriale nel tempo e nello spazio, tra epoche storiche differenti e paesi lontani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa raccontano gli operai in pausa pranzo, seduti su una trave d\u2019acciaio in cima a un grattacielo? 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