{"id":518689,"date":"2018-01-17T09:27:00","date_gmt":"2018-01-17T09:27:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.webuildvalue.com\/?p=518689"},"modified":"2020-10-25T10:59:19","modified_gmt":"2020-10-25T10:59:19","slug":"paul-de-grauwe-gli-eurobond-per-le-infrastrutture","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webuildvalue.com\/it\/leader-futuro\/paul-de-grauwe-gli-eurobond-per-le-infrastrutture.html","title":{"rendered":"Paul De Grauwe: gli eurobond per le infrastrutture"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"602\" height=\"343\" src=\"http:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/intervista-prof-paul-de-grauwe12.jpg\" alt=\"intervista-prof-paul-de-grauwe12\" class=\"wp-image-161107\" srcset=\"https:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/intervista-prof-paul-de-grauwe12.jpg 602w, https:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/intervista-prof-paul-de-grauwe12-300x171.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 602px) 100vw, 602px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00abSono vent\u2019anni che <a href=\"https:\/\/www.webuildvalue.com\/it\/reportage\/punto-debole-tedesco-infrastrutture.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\" (apre in una nuova scheda)\">in Germania non parte un grande progetto infrastrutturale<\/a>, e le strutture del Paese cominciano a dare <strong>segnali preoccupanti di invecchiamento<\/strong>. Questo \u00e8 un elemento su cui dovremmo riflettere\u00bb.<br><strong>Paul De Grauwe<\/strong>, belga di nascita, 71 anni, \u00e8 attualmente Direttore dell\u2019European Institute della London School of Economics. \u00c8 considerato il <strong>capofila della scuola degli economisti neo-keynesiani<\/strong>, ma \u00e8 soprattutto un <strong>attento e obiettivo analista<\/strong> dei programmi e degli ostacoli per portare definitivamente fuori dalla crisi il Vecchio Continente. Ed \u00e8 convinto, non certo da oggi, che la <strong>ricetta adottata da Bruxelles<\/strong>, quella del <strong>rigore del bilancio a tutti i costi e quindi del blocco ai grandi investimenti <\/strong>pubblici, sia stata <strong>sbagliata e abbia prolungato oltre ogni limite la recessione<\/strong> in tanti Paesi dell\u2019area.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per uscire dalla crisi,<\/strong> sostiene, <strong>bisogna investire e stimolare la crescita<\/strong>, due argomenti contro i quali una larga parte delle economie \u201cnordiche\u201d si sono sempre opposte. \u00abSolo ora scorgiamo qualche segnale di ravvedimento, in parte provocato dall\u2019uscita di Sch\u00e4uble dalla guida del ministero dell\u2019Economia tedesco e dalle <strong>difficolt\u00e0 politiche della stessa Merkel<\/strong>, ma <strong>questo ripensamento dovrebbe essere pi\u00f9 convinto e strutturale<\/strong> per consentire un vero rilancio degli investimenti infrastrutturali in tutto il continente, a partire dalla stessa Germania come le dicevo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Guardando all\u2019altra parte dell\u2019oceano, il Presidente americano Donald Trump ha basato la sua campagna elettorale proprio su un maxi piano di infrastrutture, mille miliardi si diceva. Non \u00e8 che, a un anno di distanza, si sia visto molto per la verit\u00e0\u2026<\/h5>\n\n\n\n<p>\u00abNo, non sarei pessimista, Qualcosa \u00e8 partito, e la determinazione nel portare avanti un\u2019altra parte qualificante del programma come la riforma fiscale, pur con diverse modifiche ed emendamenti, ci dice che tutto sommato questo Presidente quando vuole ha la capacit\u00e0 politica di lanciare nei fatti progetti ambiziosi. Certo, occorre tempo. Come \u00e8 emerso al <strong>forum \u201cNorth American Infrastructure Leadership\u201d<\/strong> che si \u00e8 tenuto a fine ottobre a San Francisco, <strong>sul piano infrastrutturale ci si sta muovendo e i primi finanziamenti stanno arrivando<\/strong>. Il problema resta l\u2019Europa. Secondo i miei calcoli il moltiplicatore di una politica fiscale restrittiva in un momento di crisi \u00e8 pari a 1,4. Per capirci, un miglioramento dell\u2019avanzo primario (quindi nei tagli sulla spesa) di un punto percentuale si traduce in una contrazione del Pil di almeno il 2,8 per cento. Viceversa, enorme \u00e8 la capacit\u00e0 di sviluppo portata da un serio programma infrastrutturale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Lei parlava di capacit\u00e0 politica. Forse si sta per avverare la profezia di Jean Monnet, uno tra i padri fondatori dell\u2019Ue: \u201cL\u2019Europa si forger\u00e0 nelle crisi e sar\u00e0 il risultato delle soluzioni sviluppate per superarle\u201d. Di quale gesto politico avrebbe bisogno questa europa?<\/h5>\n\n\n\n<p>\u00abBeh, per esempio <strong>sarebbe decisiva per sbloccare questa situazione<\/strong>, una partecipazione condivisa, almeno parziale, del debito pubblico dei Paesi europei. Questo tra l\u2019altro eviterebbe il pericolo odierno che un Paese fra i pi\u00f9 deboli si avvicini al collasso senza protezione, con tutte le conseguenze connesse in termini di panico e di fuga dei risparmiatori, e con la possibilit\u00e0 finale che tutta l\u2019Unione venga travolta dalla crisi, anche i Paesi che oggi sono pi\u00f9 forti. <strong>I vantaggi di un\u2019unione fiscale sarebbero molteplici<\/strong>: non solo si supererebbe il problema del rifinanziamento dei debiti, attraverso la condivisione del rischio, ma la centralizzazione potrebbe neutralizzare gli shock asimmetrici all\u2019interno dell\u2019area euro attraverso i trasferimenti fiscali. Certo, la <em>transferunion <\/em>\u00e8 l\u2019incubo della Germania che pone la questione dell\u2019azzardo morale (la tendenza di chi \u00e8 assicurato a intraprendere comportamenti rischiosi, ndr). Temono cio\u00e8 che tali trasferimenti possano trasformarsi da congiunturali a strutturali a favore dei Paesi pi\u00f9 deboli, diventando una pratica permanente che svantaggia quelli pi\u00f9 forti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"602\" height=\"343\" src=\"http:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/madrid-spagna-1.jpg\" alt=\"madrid--spagna\" class=\"wp-image-522102\" srcset=\"https:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/madrid-spagna-1.jpg 602w, https:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/madrid-spagna-1-300x171.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 602px) 100vw, 602px\" \/><figcaption>Madrid, Spagna<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Ma ritiene che ci siano le condizioni perch\u00e9 tutto questo pregiudizio sia superato?<\/h5>\n\n\n\n<p>\u00abOrmai \u00e8 evidente che <strong>l\u2019Europa<\/strong> non era un\u2019area valutaria ottimale, <strong>non risponde ai requisiti di omogeneit\u00e0 dei mercati del lavoro e non c\u2019\u00e8 sufficiente solidariet\u00e0<\/strong> per compensare le divergenze. L\u2019unificazione monetaria \u00e8 figlia di impeti politici piuttosto che di valutazioni di carattere economico. Per\u00f2 ormai c\u2019\u00e8, e occorre convincersene e serrare i tempi perch\u00e9 tutto questo abbia un senso per coglierne i risultati positivi a partire ovviamente dalla stabilit\u00e0 monetaria, senza pensare di poter riportare indietro le lancette della storia. Mentre smantellare il sistema monetario degli anni \u201890 pu\u00f2 aver avuto un senso, smantellare l\u2019euro adesso avrebbe profondi e devastanti effetti politici, economici e sociali\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Torniamo all\u2019Europa delle infrastrutture, o meglio delle mancate infrastrutture: lei parlava di una compartecipazione del debito, ma intendeva una totale \u201ccomunanza\u201d o parziale?<\/h5>\n\n\n\n<p>\u00abParziale, molto parziale, come dicevo gi\u00e0 prima, l\u2019unica che ha la speranza di essere oggetto dell\u2019approvazione dei \u201csoci forti\u201d dell\u2019euro. Gli opponenti argomentano spesso che, in assenza di una vera Unione europea, partire con l\u2019unione monetaria \u201crafforzata\u201d sarebbe come porre il carro dinanzi ai buoi. Ma io dico che viceversa sarebbe un buon inizio. Certo, ripeto, si partirebbe mettendo in comune, per esempio, il 20% del debito. Questo pool di denaro potrebbe essere amministrato dal ministro delle Finanze europeo, che assumerebbe in s\u00e9 anche la carica di Presidente dell\u2019Eurogruppo, e su di esso si potrebbe cominciare a lavorare con l\u2019emissione di eurobond e il conseguente finanziamento di grandi programmi infrastrutturali di respiro europeo. Eventualmente si pu\u00f2 affiancare al ministro un\u2019Authority di controllo, che a sua volta agirebbe di concerto con la Banca centrale europea, che \u2013 detto per inciso \u2013 con il<em> quantitative easing <\/em>ha finalmente assolto al suo compito di prestatore di ultima istanza dando un contributo notevole non solo alla fine della crisi ma anche all\u2019unificazione europea. <strong>L\u2019Authority in questione dovrebbe avere gli strumenti <\/strong>necessari <strong>per avvertire prima e aiutare <\/strong>subito dopo <strong>i Paesi che per motivi congiunturali stanno eccedendo i parametri debitori.<\/strong> Vede, mettere in comune il debito, cos\u00ec come fece Alexander Hamilton negli Stati Uniti oltre 200 anni fa per riparare i danni della guerra, \u00e8 il modo pi\u00f9 sicuro per avviarsi verso gli Stati Uniti d\u2019Europa cos\u00ec come allora nacquero gli Stati Uniti d\u2019America\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abSono vent\u2019anni che in Germania non parte un grande progetto infrastrutturale, e le strutture del Paese cominciano a dare segnali preoccupanti di invecchiamento. 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