{"id":527742,"date":"2018-06-13T12:58:09","date_gmt":"2018-06-13T12:58:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.webuildvalue.com\/?p=527742"},"modified":"2020-10-23T16:16:38","modified_gmt":"2020-10-23T16:16:38","slug":"infrastrutture-per-abbattere-le-barriere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webuildvalue.com\/it\/leader-futuro\/infrastrutture-per-abbattere-le-barriere.html","title":{"rendered":"Infrastrutture per abbattere le barriere"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"602\" height=\"343\" src=\"http:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/globalizzazione-mondiale-intervista-baldwin.jpg\" alt=\"globalizzazione-mondiale-intervista-baldwin\" class=\"wp-image-146549\" srcset=\"https:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/globalizzazione-mondiale-intervista-baldwin.jpg 602w, https:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/globalizzazione-mondiale-intervista-baldwin-300x171.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 602px) 100vw, 602px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00abIl grande <strong>business mondiale delle infrastrutture<\/strong> \u00e8 quintessenziale al concetto stesso di <strong>globalizzazione<\/strong>, cio\u00e8 il fenomeno economico di gran luna pi\u00f9 importante dei tempi attuali\u00bb. Richard Baldwin, inglese di nascita, studi in economia al Massachussetts Institute of Technology sotto la guida di <strong>Paul Krugman<\/strong>, \u00e8 considerato <strong>uno dei maggiori esperti<\/strong> <strong>mondiali<\/strong> sui temi della globalizzazione, delle politiche (e delle controversie) commerciali, sui <strong>flussi finanziari internazionali<\/strong>. Proprio i temi cruciali per capire come va il mondo.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Professore, le infrastrutture sono insomma funzionali alla globalizzazione?<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p>\u00abLe dir\u00f2 di pi\u00f9. C\u2019\u00e8 un momento storico preciso da tener d\u2019occhio. Verso la fine dell\u2019800, fra la prima e la seconda rivoluzione industriale, la Gran Bretagna cominci\u00f2 a dotare tutti i Paesi del suo immenso<strong> impero coloniale<\/strong>, dal Kenya alla Nuova Zelanda, dall\u2019India al Canada, da Hong Kong all\u2019Australia, di <strong>potentissime infrastrutture<\/strong>. Di colpo gli inglesi si scatenarono con <strong>ferrovie, ponti, dighe, strade<\/strong>, tutto quanto poteva servire a consentire ai Paesi di fare uno strappo in avanti in tema di sviluppo industriale. L\u2019operazione fu studiata scientificamente e accuratamente: le banche inglesi furono autorizzate ad emettere tutte le linee di credito necessarie per consentire queste costruzioni, e furono intanto avviati massicci corsi di riqualificazione per le popolazioni per agevolare il <strong>passaggio<\/strong> di masse ingenti di persone<strong> dall\u2019agricoltura alla fabbrica<\/strong>. Ma, ecco la ciliegina: parallelamente, i britannici eressero una serie di barriere doganali esterne per proteggere la competitivit\u00e0 dei manufatti inglesi e perch\u00e9 si creasse un poderoso interscambio che per\u00f2 non si allargasse al di l\u00e0 dei \u201ccanali interni\u201d al grande impero. Tutto questo meccanismo funzion\u00f2 alla perfezione per quasi un secolo. Poi arriv\u00f2 la decolonizzazione e queste barriere caddero una ad una\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Per\u00f2 le infrastrutture rimasero, ed \u00e8 questo che distingue i colonizzatori inglesi. \u00c8 cos\u00ec?<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p>\u00abPi\u00f9 o meno s\u00ec. Anche i francesi, su scala minore, fecero qualcosa di simile. Finite le colonie, restarono le infrastrutture e il personale per gestirle. E questo funzion\u00f2, devo dire, nella maggior parte delle ex-colonie. Fece eccezione qualche Paese africano, dove spesso i conflitti interni agli stati ebbero un effetto negativo sulla gestione delle infrastrutture, ma anche in questi casi dopo qualche tempo si \u00e8 recuperato. In Africa, in<strong> Uganda<\/strong> per esempio, sono state <strong>rispolverate<\/strong> (letteralmente) le <strong>stazioni ferroviarie del tempo degli inglesi<\/strong>, e riattivate le linee ferrate. E cos\u00ec in molti altri Paesi. Certo, il poter disporre delle infrastrutture <strong>non garantiva<\/strong> automaticamente un posto al sole per tutte queste economie, ma per fortuna negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale il <strong>Fondo Monetario Internazionale<\/strong> e la <strong>Banca Mondiale<\/strong> hanno fatto, e continuano ancora a fare, la loro parte aiutando i Paesi dal punto finanziario e aiutandoli anche a costruirsi un\u2019architettura statale democratica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"602\" height=\"343\" src=\"http:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/doha-qatar41.jpg\" alt=\"doha&#8211;qatar41\" class=\"wp-image-135273\" srcset=\"https:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/doha-qatar41.jpg 602w, https:\/\/www.webuildvalue.com\/wp-content\/uploads\/doha-qatar41-300x171.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 602px) 100vw, 602px\" \/><figcaption>Doha, Qatar<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Venendo all\u2019oggi, qual \u00e8 il grado di libert\u00e0 conseguito secondo lei dagli scambi mondiali, e quindi dalla possibilit\u00e0 che da questi scambi traggano vantaggio tutte le economie, da quelle emergenti a quelle mature?<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p>\u00abSicuramente molto alto, anche se non perfetto. Recenti tensioni fra importantissimi Paesi dello scacchiere mondiale, basate in alcuni casi, va detto, su problemi esistenti anche se probabilmente gestiti in modo non ottimale, testimoniano che c\u2019\u00e8 qualcosa che non va. Per\u00f2 proprio il fatto di rendersi conto di questi problemi permette di studiarne una soluzione. Come diceva Soren Kerkegaard, \u201cper capire la vita si deve guardare al passato, senza dimenticarsi per\u00f2 un principio ancora pi\u00f9 importante: che si deve vivere guardando al futuro\u201d. E ci\u00f2 che dice la filosofia \u00e8 assolutamente vero\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il suo ultimo libro si chiama \u201cLa grande convergenza\u201d. Di cosa si tratta?<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 il discorso che stavo facendo. Diciamo che \u00e8 <strong>la tappa finale della globalizzazione<\/strong>, che \u00e8 <strong>iniziata<\/strong> in sordina <strong>intorno al<\/strong> <strong>1820 <\/strong>quando la rivoluzione industriale e la locomotiva a vapore port\u00f2 al <strong>boom dei trasporti merci<\/strong>. Allora per la prima volta a Londra i miei progenitori provarono l\u2019emozione di mangiare pane fatto con grano americano sorseggiando tea di Ceylon dolcificato con zucchero giamaicano su una tovaglia di cotone indiano. La <strong>seconda ondata di globalizzazione<\/strong> \u00e8 come le dicevo quella della fine dello stesso XIX secolo, quella che port\u00f2 al <strong>boom delle infrastrutture<\/strong>, e ne identificherei una <strong>terza intorno al 1990 <\/strong>quando la<strong> rivoluzione informatica<\/strong> abbatt\u00e9 i costi delle comunicazioni e del trasferimento di idee. Questa particolare fase della globalizzazione era stata preceduta da un periodo intermedio che segn\u00f2 invece un piccolo arretramento. Successe intorno agli anni \u201980 quando i costi commerciali caddero, l\u2019industria si raggrupp\u00f2 nelle economie del G7 e dette inizio a un\u2019intensa fase di innovazioni per favorire la crescita. Poich\u00e9 il costo del trasferimento delle idee scese meno dei costi commerciali, le innovazioni rimasero l\u00ec dove venivano create, diciamo al nord. Poi la situazione si rovesci\u00f2 ancora una volta grazie all\u2019<strong>innovazione tecnologica<\/strong>: si poteva produrre all\u2019estero coordinando dal quartier generale le attivit\u00e0. In questa fase si sono tuttavia alimentate anche molte diseguaglianze. Ora possiamo assistere alla fase successiva, quella appunto della <strong>grande convergenza<\/strong>, che \u00e8 <strong>appena cominciata<\/strong>. L\u2019ulteriore evoluzione dell\u2019informatica porta i professionisti dei Paesi occidentali ad applicare i loro talenti su larga base: un ingegnere americano ripara una ferrovia in Sudafrica controllando i robot da remoto perch\u00e9 <strong>la telepresenza non \u00e8 pi\u00f9 fantascienza<\/strong>. I lavoratori collaborano da un capo all\u2019altro del mondo. Se si accompagna una sana diffusione delle conoscenze si affrontano con pi\u00f9 serenit\u00e0 i rapporti globali. E quelli interni\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIl grande business mondiale delle infrastrutture \u00e8 quintessenziale al concetto stesso di globalizzazione, cio\u00e8 il fenomeno economico di gran luna pi\u00f9 importante dei tempi attuali\u00bb. 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