La storia del ponte Morandi di Genova: dall'idea-
zione al crollo

Storia di un’opera ingegneristica che ha fatto molto discutere

Un'infrastruttura strategica che consentiva il collegamento fra il Nord Italia e il Sud della Francia, ma rappresentava soprattutto il principale asse stradale per la città di Genova. Ripercorriamo la storia del Ponte Morandi di Genova, dall’ideazione al crollo, avvenuto il 14 agosto 2018, quando una sezione del viadotto cede, insieme al pilone di sostegno numero 9.

Quando fu costruito il ponte Morandi di Genova

Il Viadotto Polcevera fu progettato dall’Ingegnere Riccardo Morandi e costruito tra il 1963 e il 1967, anno della sua inaugurazione, che avvenne alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

Il ponte che attraversava il torrente Polcevera, tra i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano, era lungo 1.182 metri; la campata maggiore misurava 210 m, mentre l’altezza delle pile era di 90 m. Il viadotto, che fu realizzato per connettere la nuova A10 con la A7, scavalcava una rete ferroviaria, un agglomerato di abitazioni e diverse industrie.

Storia del Ponte Morandi

Il ponte Morandi era un’opera ingegneristica che spiccava sia per le soluzioni tecniche adottate, sia per il risultato estetico: una struttura a due campate principali, sorrette da tre piloni e tiranti in calcestruzzo armato, cui seguivano campate minori.

La storia del ponte Morandi ha inizio tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta, stesso periodo in cui l’Ingegnere italiano progettò anche i ponti gemelli costruiti in Venezuela e in Libia. Il ponte è di tipo strallato: ossia “sospeso”, in cui l'impalcato è retto da cavi - detti stralli appunto - realizzati in calcestruzzo armato precompresso, ancorati a piloni di sostegno.

Il tratto distintivo del Ponte Morandi, oltre all’utilizzo di un materiale che poggiava su un brevetto, ideato dal suo stesso progettista, consisteva proprio negli stralli, che solitamente sono in acciaio, mentre in questo caso furono realizzati in acciaio e rivestiti di calcestruzzo precompresso. Questo materiale viene generalmente impiegato per lavorare in compressione, cioè per resistere alla pressione di forze convergenti. Una novità che venne introdotta da Morandi già in occasione della costruzione del ponte Maracaibo in Venezuela. Una storia sfortunata anche quella perché una parte del Ponte General Rafael Urdaneta crollò nel 1964 in seguito ad un violento urto della petroliera Exxon Maracaibo, contro le pile 30 e 31. Con il crollo furono trascinate in mare tre campate del ponte.

Ponte Morandi di Genova: il crollo

14 agosto 2018, ore 11.36: un boato fortissimo squarcia la quiete di Genova. Quel giorno la città è bagnata da una pioggia incessante. Un tratto del Viadotto Polcevera - più noto come il Ponte Morandi - crolla, provocando 43 vittime.

La causa sembra essere di natura strutturale: alcune parti del viadotto non hanno retto. Il crollo del ponte Morandi di Genova ha interessato un tratto lungo 150 metri, a causa del quale oltre alle vittime, anche 566 persone hanno perso la loro abitazione.

Dopo aver dichiarato lo stato di emergenza scattano inchieste volte ad accertare, chiarire e comprendere le ragioni del tragico evento.

Il ponte Morandi, che per i genovesi era “il ponte di Brooklyn”, sembrava una struttura poderosa e solida. Tuttavia già negli anni ’80  fu dotato di nuovi stralli per aumentarne la solidità, considerato che, in seguito ad alcuni rilievi, il viadotto era risultato anelastico.

La soluzione “chiusura per lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza” fu discussa in diverse occasioni, ma di fatto il ponte rimase aperto al traffico e fu interessato unicamente da interventi di manutenzione che venivano effettuati periodicamente, l'ultimo nel 2016.
Tutto questo fino a quando la città di Genova non assistette con i propri occhi al crollo del Ponte Morandi.

In questa vicenda si è parlato anche di tragedia annunciata, che si sarebbe potuta evitare.
Subito dopo il crollo furono interpellati diversi addetti ai lavori. Una delle perplessità espresse riguardava la stabilità e la durabilità del Ponte Morandi, quindi il degrado veloce e precoce. Il giudizio riguardo la tecnica di costruzione utilizzata, che si basava sul Brevetto M5, è dunque, a posteriori, negativo. Gli interventi di conservazione e rafforzamento della struttura, dopo appena 20 anni dalla sua realizzazione, denotavano una tendenza a fenomeni di corrosione. Inoltre, dal 1990 il ponte era stato sottoposto a costante manutenzione, aspetto che indicava da una parte che il ponte era tenuto sotto controllo, dall’altra che era interessato da “cedimenti” segno di un certo degrado. Tuttavia, queste condizioni non hanno definito né la pericolosità del ponte, né la necessità di chiuderlo.

La rottura, secondo gli inquirenti, sarebbe stata “determinata dalla corrosione dei cavi interni, ma quanto abbia influito sulle cause del crollo lo diranno i tecnici”. A cedere sarebbe stato lo strallo lato Sud-Est. L'impalcato è crollato in un secondo e mezzo, trascinando con sé i veicoli che percorrevano il viadotto in quel momento.

Le indagini della Procura di Genova per accertare le cause del crollo, e il lavoro dei periti, intanto, proseguono.

La ricostruzione

Le imprese incaricate di costruire il nuovo ponte sono Salini Impregilo, Fincantieri e Italferr che hanno dato vita alla nuova società “PerGenova”. Il progetto del ponte porta invece la firma dell’architetto Renzo Piano, la cui idea è quella di realizzare una struttura a forma di chiglia di una nave.

Meno piloni per la nuova struttura: 10, contro i 18 previsti dal progetto di Renzo Piano. Costruire 18 pile anziché 10 comporta una maggiore sicurezza ma anche tempi più lunghi e possibili complicazioni.

Occhi puntati anche sui sistemi anti corrosione. Quest’ultimo, infatti, è un fenomeno provocato dalla vicinanza al mare e che, stando alle perizie, potrebbe essere stata una delle cause del crollo. Ragione per cui gli impalcati del nuovo viadotto saranno dotati al loro interno di un impianto di condizionamento e deumidificazione.