Europa: i cambiamenti climatici mettono a rischio le infrastrut-
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Nel 2050 i paesi europei dovranno spendere 19,6 miliardi di euro l’anno per proteggere le infrastrutture dai cambiamenti climatici

Infrastrutture per i cambiamenti climatici in Europa

Aumento delle temperature, inondazioni, tempeste di vento, ondate di gelo: i cambiamenti climatici non risparmiano l’Europa e, come dimostrato negli ultimi mesi, quando si sono succeduti periodi di siccità a violenti rovesci temporaleschi fino a crolli delle temperature, sembrano destinati a diventare una costante nella vita del Vecchio Continente. Il loro impatto, però, non è solo sulla quotidianità delle persone, ma anche sulla tenuta delle infrastrutture che rischiano di venire colpite duramente proprio dal repentino cambiamento del clima.
E infatti l’impatto economico di questi fenomeni atmosferici sulle infrastrutture strategiche sarà rilevante. Attualmente i paesi europei spendono ogni anno 3,4 miliardi di dollari per interventi straordinari sulle infrastrutture, e la cifra è destinata a salire in modo decisivo nei prossimi anni: 9,3 miliardi nel 2020, 19,6 miliardi nel 2050 e 37 miliardi entro il 2080.
La previsione è frutto dello studio “Escalating impacts of climate extremes on critical infrastructures in Europe” pubblicato dal “Global Enviromental Change” di Elsevier, il più prestigioso editore mondiale in ambito medico e scientifico, e redatto da un’equipe di studiosi provenienti da mezzo mondo che hanno elaborato un sistema di calcolo sulla base dei risultati delle analisi portate a termine da oltre 2.000 esperti.
Quello che emerge è uno sguardo sul futuro delle grandi opere e su cosa governi e amministrazioni locali saranno chiamati a fare per garantire ai cittadini un sistema infrastrutturale moderno ed efficiente.

I settori più a rischio

Energia e trasporti. Sono questi due dei settori in cui si prevede che i cambiamenti climatici si abbatteranno, facendo i danni maggiori e richiedendo investimenti più consistenti nelle infrastrutture di supporto. Attualmente – calcola lo studio – la spesa annuale in Europa per arginare i danni dovuti al clima sulle infrastrutture energetiche raggiunge i 500 milioni di euro. Ma il dato è destinato a crescere in modo esponenziale, del 400% nel 2020, dell’860% nel 2050 e del 1.600% nel 2080. In particolare tanto la siccità quanto le ondate di caldo incideranno moltissimo sull’efficienza delle centrali energetiche, obbligate a mantenere al loro interno temperature costanti.
Un pericolo analogo a quello che corrono i trasporti. L’aumento delle temperature inciderà pesantemente sulle condizioni di strade, autostrade e ferrovie, rovinando lo stato dell’asfalto così come quello delle rotaie, mentre i trasporti sui corsi d’acqua subiranno un impatto devastante dovuto alla siccità. Attualmente le infrastrutture di trasporto necessitano di interventi annuali dovuti ai danni climatici pari a 800 milioni di euro, che aumenteranno del 1.500% entro la fine di questo secolo.

Come cambiano gli effetti del clima sulle infrastrutture

Fino ad oggi le infrastrutture europee dovevano guardarsi soprattutto da due nemici: le esondazioni dei fiumi e le tempeste di vento. Molto però è cambiato negli ultimi anni e si sono affacciati nuovi fenomeni atmosferici che per l’Europa sono stati storicamente meno pericolosi. In particolare, siccità e ondate di calore sono divenuti più frequenti e hanno cominciato a colpire il Vecchio Continente con una violenza fino ad ora sconosciuta. Se fino al 2010 il loro peso tra i fattori che causano danni alle infrastrutture non superava il 10%, nei prossimi anni lo stesso è destinato a raggiungere il 90%, confermando che proprio l’aumento delle temperature e tutto ciò che questo comporta rappresentano uno dei pericoli maggiori per le infrastrutture del Vecchio Continente. In particolare i paesi del Sud, a partire dall’Italia, la Spagna, la Grecia, ma anche la stessa Francia, rischiano di essere colpiti molto duramente da questi cambiamenti, mentre quelli del Nord e dell’Est Europa (Regno Unito, Polonia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania) dovranno fare i conti principalmente con le inondazioni e l’aumento dei fenomeni temporaleschi.

Il futuro e l’allarme della European Investment Bank

Oltre a far suonare un campanello d’allarme sui pericoli futuri che le infrastrutture europee corrono, il rapporto “Global Enviromental Change” chiama in causa il bisogno anche attuale di interventi immediati aprendo una sponda con la European Investment Bank (EIB), che nel suo ultimo report di fine 2017 aveva messo in allarme gli stati membri dell’Ue sulla scarsità di finanziamenti alle infrastrutture. L’istituzione europea aveva infatti segnalato un aumento degli investimenti, ma ancora insufficiente rispetto alle esigenze infrastrutturali dell’Unione.
«Assistiamo a un rilancio, a un rafforzamento degli investimenti – ha dichiarato Debora Revoltella, capo economista della EIB – ma è proprio questo il momento nel quale si rende necessario guardare alle sfide di lungo periodo. E quindi è importante portare la questione della spesa infrastrutturale nel dibattito politico, e spiegare che questi investimenti sono per il benessere a lungo termine dell’economia».
Attualmente, secondo quanto riportato dalla European Investment Bank, i governi dell’Ue investono solo il 2,7% del Pil comunitario nelle infrastrutture, il record negativo degli ultimi vent’anni, ma soprattutto un valore troppo basso in vista dei pericoli climatici che il futuro, anche nel breve termine, sembra riservare al Vecchio Continente.

ATTUALMENTE I PAESI EUROPEI SPENDONO OGNI ANNO 3,4 MILIARDI DI EURO PER INTERVENTI STRAORDINARI SULLE INFRASTRUTTURE

ENTRO IL 2050 SARANNO CHIAMATI A SPENDERE 19,6 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO PER LA MANUTENZIONE STRAORDINARIA DELLE LORO INFRASTRUTTURE

NEL 2020 I COSTI EXTRA PER LA MANUTENZIONE DELLE INFRASTRUTTURE ENERGETICHE AUMENTERANNO DEL 396%

LE RETI DI TRASPORTO NECESSITANO DI INTERVENTI ANNUALI PARI A 800 MILIONI DI EURO, CHE AUMENTERANNO DEL 1.500% ENTRO LA FINE DI QUESTO SECOLO

SECONDO LA EUROPEAN INVESTMENT BANK, I GOVERNI DELL’UE INVESTONO SOLO IL 2,7% DEL PIL COMUNITARIO NELLE INFRASTRUTTURE