Building Information Modeling: cos’è e a cosa serve il BIM

Il modello di progettazione è diventato obbligatorio per legge dal 1 gennaio 2019

Il mondo delle costruzioni sta vivendo una profonda rivoluzione dall'interno, una trasformazione che dovrà arrivare a compimento entro il 2025. In quell'anno, infatti, il BIM diventerà obbligatorio per tutti i progetti, anche per quelli più piccoli. Così ha deciso il legislatore che vede nell'informatizzazione dell'edilizia la via maestra da seguire per rendere i lavori sempre più efficienti, più sostenibili e sicuri. Ma cos’è il BIM nel concreto? A cosa serve, e quali sono i vantaggi che garantisce? E ancora, quanto questo sistema è stato effettivamente utilizzato in Italia nel 2019?

BIM: significato e obiettivi

BIM è l'acronimo di Building Information Modeling. Non è facile definire questo sistema: non si tratta semplicemente di un software, né di una tecnologia specifica. E non è dunque un caso se, negli ultimi anni, le tante definizioni che sono state date partono, quasi sempre, da una negazione e quindi da quello che il Building Information Modeling non rappresenta.

Riassumendo si può affermare che il BIM è una metodologia che, partendo da diverse piattaforme tecnologiche, modifica tutti i processi volti a realizzare le opere. Non stupisce il fatto di trovare molto spesso il Building Information Modeling spiegato come un processo che accompagna una costruzione per il suo intero ciclo di vita. Sta proprio qui del resto la più grande innovazione del modello BIM, ovvero il fatto di seguire un'opera a partire dal progetto fino alla sua dismissione, passando per la costruzione e per la manutenzione. Va da sé, dunque, che il BIM è un modello per sua stessa natura interdisciplinare e condiviso che contiene informazioni su ogni singolo componente della struttura e dunque sulle più diverse lavorazioni.

Obiettivo primario del Building Information Modeling è quello di realizzare un modello virtuale della costruzione, prima della sua effettiva realizzazione fisica. Fin qui non si rintracciano grandi novità. Nel processo di definizione digitale di una costruzione però, intervengono tutti gli attori coinvolti nel progetto: dall'architetto al costruttore, passando per l'ingegnere, l'impiantista e il facility manager. Il concetto stesso di progetto, dunque, viene ripensato da zero, garantendo un approccio strategico fino a qualche tempo fa impensabile. Può essere utile, a questo punto, sottolineare la differenza che intercorre tra gli strumenti BIM e i classici CAD.

La differenza tra BIM e CAD

C'è chi, semplificando in modo eccessivo, guarda alle piattaforme Building Information Modeling come all'ultima evoluzione dei software CAD. Questa visione, però, può risultare semplicistica in quanto le possibilità dei software BIM sono ben altre rispetto alla semplice trasformazione tridimensionale dei classici progetti in due dimensioni. A cambiare, ancor prima delle tecnologie utilizzate, è infatti la visione che sta dietro al progetto. Nel BIM usato per la progettazione non ci si limita a definire linee ed elementi grafici che poi i costruttori tradurranno in fondazioni, pareti e solai; ma si va oltre, integrando tutte le informazioni necessarie per l'impiantistica, per le prestazioni energetiche e per la successiva manutenzione. Nessun programma CAD, insomma, ha mai aspirato a fare quello che oggi è reso possibile dalla metodologia BIM.

I vantaggi del BIM

I vantaggi del Building Information Modeling sono piuttosto intuitivi. Questo sistema permette di superare tutte le inefficienze tipiche e note della metodologia tradizionale di progettazione, andando a integrare nel concreto la fase progettuale con quella operativa. Per prima cosa, il BIM garantisce un risparmio economico concreto, grazie all'esattezza raggiunta a livello di progettazione, riducendo al minimo gli sprechi. Lo stesso spreco di tempo può essere evitato soprattutto a livello di progettazione, come anche nelle fasi relative alle gare d'appalto. La metodologia permette inoltre una concreta riduzione degli errori: non si lavora più, infatti, su oggetti differenti, ma piuttosto sullo stesso modello. Sezioni, piante e prospetti diventano differenti punti di vista del medesimo oggetto, così da eliminare i classici errori dovuti a lavorazioni su supporti diversi. La progettazione, infine, diventa più semplice, soprattutto nel caso delle lavorazioni più complesse.

Il Building Information Modeling in Italia

Si è anticipato che, in Italia, il BIM diventerà obbligatorio per tutte le opere nuove a partire dal 2025. Ma l'introduzione dell'obbligo del Building Information Modeling è già iniziata il 1° gennaio 2019 con l'attuazione del DM 560 del 1 dicembre 2017, attraverso cui questa metodologia è stata resa necessaria per tutte le opere pubbliche di importo superiore ai 100 milioni di euro. Dall'anno prossimo, e quindi dal 2020, il BIM diventerà invece obbligatorio per le opere di oltre 50 milioni di euro, con un’introduzione progressiva che culminerà nel 2025.

Ma quante sono le imprese italiane che effettivamente hanno già iniziato a utilizzare la metodologia Building Information Modeling? A questa domanda ha provato a dare risposta il BIM report 2019, pubblicato a fine giugno da ASSOBIM, l'associazione fondata per promuovere l’adozione di questa metodologia nel nostro Paese. Il campione dell’analisi è composto da 600 addetti, tra cui imprese di costruzioni, studi di progettazione, produttori di materiali e società di engineering.

Secondo il report oltre il 50% degli intervistati conosce e utilizza questa nuova metodologia, e il 40% sa di cosa si tratta, ma fino ad ora non l'ha utilizzata, se non in alcuni casi e in modo parziale. Più nello specifico, circa il 60% degli intervistati dichiara di conoscere in modo elevato/buono il modello BIM. Tuttavia, a fronte di una conoscenza diffusa, si riscontra un utilizzo ancora piuttosto limitato. Meno della metà del campione ha dichiarato di utilizzare il Building Information Modelling per la progettazione architettonica. A questo dato si aggiunge l'informazione per cui solo il 20% delle aziende, a metà 2019, aveva partecipato a bandi pubblici in cui il BIM era già obbligatorio per legge.

Per quanto riguarda la formazione professionale, il 30% delle aziende intervistate presenta nel proprio staff almeno una figura professionale BIM, ma solo il 7% è in grado di vantare una certificazione in merito.