E se il modo migliore per cambiare una città fosse spostare le sue strade sottoterra? In molte metropoli, tunnel e grandi opere di interramento stanno trasformando il paesaggio urbano, liberando spazio occupato per decenni da autostrade e arterie congestionate. Dove prima dominavano asfalto, rumore e traffico, possono nascere parchi, percorsi pedonali, piste ciclabili e nuovi spazi di incontro.
Queste trasformazioni mostrano come le infrastrutture sotterranee possano fare molto più che migliorare la circolazione: possono ricucire quartieri separati dalle strade, restituire aree alla vita pubblica e cambiare il rapporto tra le persone e la città. Perché a volte una grande opera si misura non solo da ciò che costruisce sottoterra, ma anche da ciò che permette di far rinascere in superficie.
1 – Cityringen Metro, Copenaghen
A Copenaghen, una parte della trasformazione urbana è avvenuta a 30 metri sotto le strade.
Il Cityringen, l’anello metropolitano realizzato anche grazie al contributo del Gruppo Webuild, comprende due tunnel paralleli lunghi 15,5 chilometri e 17 nuove stazioni, che circondano il centro della capitale della Danimarca.
La linea, completamente automatizzata e attiva 24 ore su 24, serve circa 240.000 passeggeri al giorno, offrendo un’alternativa all’auto per muoversi in città.
La sfida del Cityringen era costruire una metropolitana nel cuore di un centro densamente abitato senza interromperne la vita quotidiana. In alcuni punti, gli scavi sono passati a soli un metro e mezzo dalle fondamenta di edifici storici, come il grande magazzino Magasin du Nord, senza richiederne la chiusura.
2 – Metro M4 (Linea Blu), Milano
A Milano, attraversare la città da est a ovest oggi richiede appena 30 minuti.
La M4, la linea blu realizzata da Webuild, corre interamente sottoterra per 15 chilometri, collegando Linate a San Cristoforo con 21 stazioni.
Grazie ai treni senza conducente e al collegamento con le altre linee metropolitane e ferroviarie, la nuova infrastruttura rende più semplici gli spostamenti quotidiani e porta l’aeroporto a soli 12 minuti dal centro, alla fermata di San Babila.
Ma l’impatto della M4 va oltre la rapidità della mobilità urbana. Correndo sotto le strade e le piazze della città, la metropolitana contribuisce a ridurre il traffico in superficie e integra nuovi collegamenti nel tessuto urbano.
3 – SR 99 Tunnel, Seattle
Per decenni, un viadotto sopraelevato ha attraversato il lungomare di Seattle, separando il centro dal suo affaccio sull’acqua. La sua sostituzione con il tunnel SR 99, lungo circa 3,2 chilometri e aperto al traffico nel febbraio 2019, ha permesso di spostare sottoterra una parte importante della viabilità cittadina.
La scelta era legata anche alla sicurezza: il vecchio viadotto era stato danneggiato dal terremoto del 2001 e risultava vulnerabile a future scosse.
Una volta aperto il tunnel SR 99, il viadotto è stato demolito, liberando spazio per nuovi collegamenti stradali, percorsi pedonali e ciclabili e per la riqualificazione del waterfront. Il risultato va oltre la gestione del traffico: nascondere una strada sotto la città ha permesso di riaprire la città al suo lungomare.
4 – M-30, Madrid
Per anni, la tangenziale M-30 ha corso lungo il fiume Manzanares, separando interi quartieri di Madrid dalle sue rive.
All’inizio degli anni Duemila, un grande progetto di riqualificazione ha portato sottoterra diversi tratti della strada, liberando spazio in superficie e ridisegnando il rapporto tra la città e il fiume. Il risultato è Madrid Río, un parco urbano sviluppato lungo le rive del Manzanares, dove prima il traffico occupava una parte importante del paesaggio.
Al posto di carreggiate e rumore sono arrivati giardini, piste ciclabili, percorsi pedonali, aree gioco e spazi per incontrarsi. L’intervento ha ricucito zone della città a lungo separate dall’infrastruttura, trasformando il lungofiume in un luogo da vivere e non soltanto da attraversare.
5 – Big Dig, Boston
Nel centro di Boston, per decenni, un’autostrada sopraelevata ha tagliato il tessuto urbano, separando quartieri storici e lungomare.
Con il Big Dig, uno dei più ambiziosi progetti infrastrutturali degli Stati Uniti, la Central Artery è stata trasferita sottoterra e sostituita da una rete di gallerie, mentre nuovi ponti hanno migliorato i collegamenti sul fiume Charles.
I lavori, avviati nel 1991 e completati nella loro parte principale negli anni Duemila, hanno ridisegnato la mobilità urbana di una delle città con la maggiore congestione del Paese.
La trasformazione più visibile è arrivata in superficie. Dove correva il vecchio viadotto è nata la Rose Kennedy Greenway, una sequenza di parchi, giardini e spazi pubblici che attraversa il centro e riconnette quartieri prima separati dall’infrastruttura. Il progetto ha creato oltre 300 acri di parchi e spazi aperti, restituendo alla città aree da vivere a piedi e all’aperto.




