Il futuro delle grandi opere

Il Rapporto 2015 Kpmg indica 10 tendenze che rivoluzioneranno il settore nei prossimi cinque anni

Il futuro delle grandi opere

Mobilità cittadina e concentrazioni industriali; organismi internazionali efficienti e regolamentazioni flessibili; gestioni privatizzate e interventi pubblici: di fronte alla sfida della crescita il mondo delle infrastrutture rivede i suoi orizzonti.
Se è vero, come confermano studi internazionali e analisi delle istituzioni finanziarie mondiali, che da qui al 2023 per colmare il gap infrastrutturale e modernizzare le opere esistenti ci vorranno 57 trilioni di dollari, è altrettanto vero che questi denari seguiranno percorsi precisi.
Il Rapporto 2015 realizzato da Kpmg ne indica 10, definendoli “trend” emergenti delle infrastrutture e quindi leve di cambiamento che interesseranno il settore da oggi ai prossimi cinque anni.

1. I governi scendono in campo

Il tema degli investimenti nelle infrastrutture come volano di sviluppo è sempre più presente nei programmi politici dei governi mondiali. Il punto di svolta può essere considerato il G20 che si è tenuto nel novembre del 2014 a Brisbane. All’interno di quel consesso internazionale è stato riportato in primo piano sull’agenda internazionale il tema degli investimenti nelle grandi opere. Inoltre è stato costituito il Global Infrastructure Hub, una struttura internazionale dedicata che – secondo gli analisti di Kpmg – potrebbe contribuire a sbloccare diversi trilioni di dollari da destinare alla spesa nelle infrastrutture.
Da allora molti governi nel mondo hanno confermato pubblicamente l’impegno a colmare il deficit infrastrutturale, rendendo più rapide le procedure per l’assegnazione e l’avvio dei progetti e impegnandosi a favorire con sgravi e incentivi la partecipazione di capitali privati.

2. Ridurre i rischi politici e regolamentari

L’incertezza politica e regolamentare rappresenta sempre più un rischio per le grandi imprese attive nel settore delle grandi opere.
Guardando al panorama mondiale, questo rischio è apparso più consistente negli ultimi mesi, quando una serie di eventi non prevedibili, come i risultati delle elezioni politiche in molti Paesi, hanno bloccato numerosi progetti. È quanto accaduto, ad esempio, per la costruzione del Navi Mumbay International Airport in India.
Ai rischi politici si aggiungono le rigidità regolamentari che - come rileva il Report – tendono a tutelare maggiormente le comunità locali piuttosto che l’impresa che investe e realizza l’opera. Questo rende più che mai necessaria una visione di lungo termine per le grandi opere, dove sia tutelata la stabilità nel tempo riducendo così al massimo i rischi per le aziende.

 

Ponte Akashi Kaikyo di Kobe, Giappone
 

3. Le riforme del mercato

Riformare il mercato per rispondere alla domanda di infrastrutture è un obiettivo che molti Paesi stanno inseguendo ormai da diversi mesi. Due esempi significativi sul tema arrivano dalla riforma del mercato elettrico approvata in Giappone e da quella del settore idrico lanciata nel Regno Unito. In entrambi i casi si tratta di interventi governativi mirati a liberalizzare quote importanti di mercato, che vanno in una direzione precisa: da un lato rassicurare gli investitori sul fatto che il regime regolamentare non varierà con il tempo o con i cambi di guida politica; dall’altro avviare riforme che rendano più attrattivi questi settori, invogliando le aziende a investire.

4. Il ruolo mutevole delle banche e delle istituzioni per lo sviluppo

Le istituzioni finanziarie internazionali e le banche per lo sviluppo avranno un ruolo sempre più decisivo nella realizzazione delle grandi opere. Soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.
Gli analisti di Kpmg hanno infatti registrato un significativo cambiamento nei modelli operativi e nei target fissati da molte istituzioni finanziarie, a partire dalla Asian Development Bank che ha recentemente lanciato una importante riforma interna.
Nei prossimi anni il loro contributo non si fermerà al finanziamento del progetto, ma si allargherà alla capacità di fare leva e stimolare l’ingresso di capitali privati, fungendo anche da organismo di garanzia. Coinvolgere i capitali privati nei progetti lanciati e sostenuti dalle istituzioni internazionali può rappresentare un cambiamento epocale per il settore.

5. Grandi progetti e guerra dei talenti

Da un lato la difficoltà oggettiva insita nella realizzazione delle grandi opere, dall’altro il fisiologico ricambio generazionale, confermano che uno dei trend del futuro per il settore sarà la corsa a tutto campo per accaparrarsi i migliori talenti sui mercati mondiali.
I megaprogetti comportano una serie di rischi che vanno ben oltre il perimetro delle incertezze tradizionali. Negli ultimi anni sono stati moltissimi i casi di grandi opere ritardate o addirittura bloccate per il sopraggiungere di fattori vari, ma la realtà è che per navigare all’interno di queste difficoltà è necessario un livello di esperienza elevatissimo. Considerato che molti project manager del settore sono vicini all’età della pensione, il ricambio generazionale si conferma un tema centrale per i grandi player del settore.

 

Sud California
 

6. La sfida del lungo periodo

Le grandi opere nascono con l’ambizione di cambiare in meglio la vita delle persone: rendere più brevi gli spostamenti, portare acqua o luce dove non c’è, ridurre l’inquinamento atmosferico. Continuare a cullare questa ambizione e ingaggiare nuovamente questa sfida è l’obiettivo dei prossimi anni, tanto per i governi quando per le imprese.
Generalmente, infatti, si tende a privilegiare le cosiddette infrastrutture economiche (piccoli interventi, spese contenute) rispetto alle infrastrutture sociali (progetti grandiosi che influiscono sulla qualità della vita), ma si tratta di una visione di breve periodo.
Ecco perchè molti governi stanno slegando i piani pluriennali delle infrastrutture dal controllo politico per affidarli a organismi amministrativi che seguano una pianificazione di lungo periodo. Questo trend è già visibile in molti Paesi e sembra destinato a diffondersi ancora.

7. Sforzarsi per migliorare le performance

Un punto chiave per aumentare la domanda di infrastrutture è accrescerne la produttività una volta realizzate. Per questo motivo molti governi stanno analizzando la possibilità di prevedere un ruolo maggiore e più duraturo dei privati, non solo nella fase di costruzione ma anche nella gestione delle infrastrutture stesse.
È infatti dimostrato che privatizzare gli asset infrastrutturali contribuisce a migliorarne le performance in termini di efficienza, di controllo dei costi e di qualità del servizio. Per questa ragione il Rapporto di Kpmg prevede nei prossimi anni una tendenza sempre più decisa verso la privatizzazione degli asset infrastrutturali o quantomeno una condivisione maggiore della loro gestione insieme al partner privato.

 

Hong Kong
 

8. La scarsità delle risorse naturali spinge gli investimenti

Infrastrutture e risorse naturali sono profondamente legate tra loro perchè senza le prime è quasi impossibile accedere alle seconde.
Negli ultimi tempi l’accesso alle risorse naturali è divenuta una questione centrale per molti Paesi, non solo tra quelli in via di sviluppo. Il caso della scarsità di acqua che affligge alcune regioni degli Stati Uniti come la California e le soluzioni adottate per fronteggiarla ne è la conferma.
Migliorare gli standard energetici così come favorire un utilizzo sostenibile delle risorse idriche sono divenuti imperativi categorici per tantissimi Paesi. La tendenza, nei prossimi anni, sarà quindi l’investimento su nuovi progetti infrastrutturali strumentali all’accesso e all’utilizzo efficiente delle risorse naturali.

9. I player delle infrastrutture diventano globali

Nonostante l’infrastruttura sia per sua natura una questione locale, i soggetti che operano in questo mondo sono sempre più realtà internazionali, attive non più e non solo nei Paesi di riferimento ma su quasi tutti i mercati. La conseguenza naturale che segnerà l’andamento dei prossimi anni è una concentrazione dei soggetti presenti nel settore in pochi grandi gruppi, con una specializzazione spiccata negli aeroporti, nelle ferrovie, nel settore idrico o ancora nelle strade e nei porti. Questi soggetti faranno leva sulle loro dimensioni e sulla capacità di operare ovunque per mettere radici nei Paesi emergenti, dove la necessità di dotarsi di una moderna rete infrastrutturale è più evidente.

10. Le città investono sulla mobilità urbana

Le metropoli moderne stanno vivendo un periodo di grandi cambiamenti e la loro crescita richiede inevitabilmente interventi sostanziali sul tessuto infrastrutturale.

L’elemento chiave e più delicato di questo rinnovamento è rappresentato dalla mobilità urbana e dalla sua riorganizzazione. Il tema è centrale perchè trasporti efficienti favoriscono non solo i movimenti dentro le città di merci, capitali e persone, ma anche l’accesso al lavoro per le fasce più povere della popolazione che vivono nelle aree periferiche.
Mettere in contatto questi mondi e creare una rete di trasporti veloce ed efficiente garantirà un impatto sociale ed evidenti benefici economici per molte classi di persone.
Per queste ragioni – conferma Kpmg – è prevedibile assistere nei prossimi anni a un incremento su scala mondiale dei progetti di mobilità urbana.

DA QUI AL 2023 SERVIRANNO 57 TRILIONI DI DOLLARI PER COLMARE IL GAP INFRASTRUTTURALE NEL MONDO

GLI STATI INVESTIRANNO PRINCIPALMENTE NELLA MOBILITÀ CITTADINA E NELLE GRANDI OPERE CHE CAMBIANO LA VITA DELLE PERSONE

I RISCHI MAGGIORI ARRIVANO DALL’INSTABILITÀ POLITICA, DAL PESO ECCESSIVO DEL PUBBLICO E DALLE REGOLAMENTAZIONI TROPPO RIGIDE

IN FUTURO I PRIVATI AVRANNO UN RUOLO SEMPRE MAGGIORE ANCHE NELLA GESTIONE DELLE INFRASTRUTTURE