Dal Policlinico Gemelli di Roma a Pechino: le nuove infrastrutture della cardiologia

Dall’ospedale all’ecosistema della cura. Le nuove infrastrutture sanitarie stanno ridefinendo il modo di affrontare le malattie cardiovascolari, integrando tecnologie digitali e intelligenza artificiale, ricerca scientifica, telemedicina e assistenza continuativa. In questo scenario si inserisce il nuovo centro CUORE del Policlinico Gemelli di Roma che punta a diventare uno dei poli cardiovascolari più avanzati d’Europa. La struttura, che il Gruppo Webuild sta realizzando, è commissionata dalla Fondazione Policlinico Gemelli in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, l’Istituto G. Toniolo di Studi Superiori e il fondamentale sostegno di Fondazione Roma.

Un modello che si affianca alle grandi eccellenze internazionali, da Cleveland a Londra, da Houston a Pechino, e che mostra come l’infrastruttura possa diventare parte integrante del percorso di cura.

L’ingegneria sanitaria degli ultimi decenni si è concentrata nel costruire luoghi capaci di ospitare tecnologie mediche sempre più sofisticate. Oggi, però, la sfida è cambiata. L’invecchiamento della popolazione, la crescita delle malattie croniche e le opportunità offerte dal digitale trasformano il concetto stesso di infrastruttura per la salute.

Non basta più costruire edifici efficienti e socialmente sostenibili, ma si punta a progettare ecosistemi di cura capaci di accompagnare il paziente lungo tutto il percorso clinico, dall’individuazione precoce della patologia fino al monitoraggio a distanza dopo le dimissioni.

E il cuore rappresenta il banco di prova più rilevante di questa evoluzione. Le malattie cardiovascolari, come l’infarto miocardico e l’insufficienza cardiaca, continuano a essere la principale causa di morte. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno quasi 20 milioni di persone muoiono per disfunzioni cardiache e questi decessi sono un terzo di tutte le morti globali.

Le linee guida delle nuove infrastrutture per la cardiologia hanno dunque l’obiettivo di integrare prevenzione, diagnosi, intervento specialistico, ricerca scientifica e assistenza continuativa. Per questo motivo stanno nascendo nuovi poli cardiovascolari.

Il centro CUORE, l’eccellenza cardiologica in costruzione al Policlinico Gemelli di Roma

Tra i progetti più recenti e significativi in Europa figura il nuovo centro CUORE (Cardiovascular Unique Offer ReEngineered) del Policlinico Gemelli di Roma, destinato a diventare uno dei più avanzati poli cardiovascolari del continente.

Il Gruppo Webuild lo sta costruendo all’interno del campus dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, commissionato dalla Fondazione Policlinico Gemelli in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, l’Istituto G. Toniolo di Studi Superiori e il fondamentale sostegno di Fondazione Roma. Il complesso rappresenterà un esempio di come l’infrastruttura ospedaliera possa diventare parte integrante del modello di cura.

Con una superficie di 27.000 metri quadrati distribuiti su sei livelli, il nuovo edificio riunirà in un’unica struttura tutte le attività del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari del Gemelli, superando la frammentazione tradizionale dei percorsi clinici. Il progetto prevede oltre 100 posti letto, quasi 30 posti di terapia intensiva, ambulatori multidisciplinari, sale operatorie di ultima generazione, aree dedicate alla diagnostica avanzata e una control room digitale in grado di coordinare in tempo reale il percorso dei pazienti.

L’innovazione non riguarda soltanto la tecnologia. Il modello organizzativo del CUORE è infatti costruito secondo una logica value-based, che mette al centro la persona e non la singola prestazione sanitaria. Telemedicina, monitoraggio remoto, intelligenza artificiale e continuità assistenziale con il territorio diventano elementi strutturali del progetto.

Anche la sostenibilità ha un ruolo centrale, grazie a impianti fotovoltaici da 180 kW, sistemi energetici a basso impatto ambientale e un healing garden progettato per favorire il benessere psicofisico di pazienti e operatori.

Da Houston alla Cina, i nuovi modelli di cura sperimentati nel mondo

Negli Stati Uniti, il Sydell and Arnold Miller Family Heart, Vascular & Thoracic Institute della Cleveland Clinic è considerato da anni uno dei principali punti di riferimento mondiali per la cardiologia. Ospitato all’interno di un complesso di circa 93.000 metri quadrati, dispone di oltre 240 posti letto dedicati e 110 posti di terapia intensiva cardiovascolare.

La struttura si distingue per la grande facciata curva in vetro che massimizza l’apporto di luce naturale e per l’integrazione tra sale operatorie, robotica e sistemi di imaging in tempo reale. Più che un ospedale, è un ecosistema clinico progettato per affrontare i casi cardiovascolari più complessi del pianeta.

Nel cuore del più grande distretto medico del mondo, il Texas Medical Center di Houston, sorge invece il Texas Heart Institute. La struttura rappresenta uno dei simboli della medicina e della chirurgia cardiovascolare moderna grazie alla stretta integrazione tra ricerca scientifica e attività clinica.

I laboratori di ricerca traslazionale sono collegati direttamente alle sale operatorie e ai laboratori di emodinamica attraverso un sistema di percorsi dedicati che accelera il trasferimento delle innovazioni dal laboratorio al paziente. In circa 30.000 metri quadrati trovano posto dodici sale operatorie avanzate, sei laboratori di cateterismo cardiaco e oltre cento posti letto specializzati.

Nel Regno Unito, il benchmark è il Barts Heart Centre di Londra. Nato dalla concentrazione delle attività di cardiologia di tre storici ospedali londinesi, il polo dispone di 300 posti letto, dieci sale operatorie e dieci laboratori di emodinamica. Ogni anno vengono trattati oltre 80.000 pazienti.

Il progetto è particolarmente interessante perché dimostra come sia possibile integrare un’infrastruttura sanitaria altamente tecnologica all’interno di un tessuto urbano storico, migliorando al tempo stesso efficienza e capacità di risposta alle emergenze di una metropoli globale.

Su una scala ben diversa si colloca il Fuwai Hospital di Pechino, il più grande centro di medicina e chirurgia cardiovascolare specializzato al mondo per volume di attività. Il complesso supera i 120.000 metri quadrati e dispone di oltre 1.200 posti letto dedicati esclusivamente alle patologie cardiovascolari. La struttura è progettata per sostenere più di 14.000 interventi cardiochirurgici all’anno e integra ricerca genetica, diagnostica avanzata e assistenza clinica in un unico sistema.