Dighe in Italia: qual è la più grande?

Se ne contano 532 nel nostro Paese e sono tutte costantemente monitorate

Alle volte vengono costruite per regolare il corso dei fiumi, così da mettere al sicuro gli abitanti dei paesi vicini. Altre volte, vengono utilizzate per creare riserve d'acqua da usare per scopi agricoli. In altri casi ancora, alimentano impianti idroelettrici, sfruttando l'energia dell'acqua in caduta per generare energia pulita, senza dover ricorrere ai combustibili fossili.

Sono le dighe, opere di ingegneria inventate dall’uomo nella notte dei tempi e trasformate in infrastrutture sempre più complesse. Si stima che nel mondo esistano circa 45.000 dighe alte più di 15 metri: una grandissima fetta di queste opere di ingegneria si trova in Cina (dove sono state realizzate circa 22.000 dighe) e in India (dove ci sono circa 4.000 dighe). Anche in Italia, però, sono state realizzate molte dighe: la conformazione del territorio incentiva la costruzione di queste barriere, così come anche la mancanza di combustibili fossili, nei decenni scorsi, ha persuaso gli operatori elettrici a sfruttare a fondo questa possibilità. Ma quante sono le dighe in Italia? E quanto è alta la diga più grande d'Italia?

Le dighe in Italia: una visione d'insieme

Quante sono le dighe in Italia? A guardare solo gli sbarramenti maggiori - e quindi quelli con un'altezza superiore ai 15 metri - si contano in tutto 532 dighe che sono sotto il controllo continuo del Servizio tecnico nazionale dighe e infrastrutture idriche ed elettriche. Se invece si volesse guardare alle dighe più piccole, e quindi con un'altezza inferiore ai 15 metri, il numero aumenterebbe a dismisura: le dighe più basse, di competenza regionale, sono comprese tra le 8.500 e le 10.000. In realtà, molte Regioni non hanno mai portato a termine i censimenti di questi sbarramenti di altezza ridotta.

In Italia le grandi dighe sono delle sorvegliate speciali. E precisamente dal 1963, quando la diga del Vajont costruita tra il 1957 e il 1960 in Friuli Venezia Giulia, fu protagonista del dramma passato alla storia, per l'appunto, come il disastro del Vajont, che portò alla morte di 1.917 persone. L'attenzione tornò viva nel 1985, dopo il disastro della Val di Stava, che provocò 268 morti. E le dighe sono tornate nuovamente sotto la lente d'ingrandimento del governo dopo il crollo del Ponte Morandi, in seguito al quale è stato deciso di mettere sotto osservazione gran parte delle grandi infrastrutture italiane, dighe in primis.

Peraltro, non tutte le 532 grandi dighe sono attualmente in esercizio. Di fatto, nel 2018, risultavano in servizio effettivo solo 382 grandi dighe, mentre 32 erano in esercizio limitato a causa di motivi tecnici, 27 fuori esercizio, 11 in costruzione e ben 80 in esercizio sperimentale. Nella maggior parte dei casi, il 61% delle grandi dighe italiane è usato per la produzione di energia elettrica. Il 26% ha invece il compito di creare delle riserve per l'irrigazione agricola, mentre il 12% rientra nella categoria delle dighe a scopo di approvvigionamento idropotabile.

La regione italiana con un maggior numero di grandi dighe è la Lombardia, dove se ne contano in tutto 77. Seguono, entrambe con 59 dighe, il Piemonte e la Sardegna, tallonate dalla Toscana (50) e dalla Sicilia (46). In totale, l'invaso nazionale offerto dai serbatoi delle grandi dighe è di 12.752 milioni di metri cubi (dato fornito dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e relativo al 2018).

La diga più grande d'Italia

In Italia, dunque, ci sono oltre 500 grandi dighe. Ma qual è la diga più grande d'Italia?

La diga più grande del Paese è anche quella a cui sono collegati i ricordi più tristi: si parla della già citata diga del Vajont, alta ben 255 metri, a creare un senso di vertigine che, sommato al ricordo della tragedia, non manca mai di segnare i visitatori nel profondo. Va infatti sottolineato che, nonostante l'enorme onda provocata dalla frana distaccatasi dal Monte Toc, la diga del Vajont è ancora in piedi e in perfette condizioni, a confermare, se fosse necessario, l'eccellenza del progetto e della costruzione. L'impatto che la diga si trovò ad assorbire è stato calcolato come quasi 10 volte superiore a quanto prevedibile in fase di esercizio standard. All'epoca della costruzione, la diga del Vajont era lo sbarramento artificiale più grande del mondo; oggi figura al settimo posto.

La seconda diga più grande d'Italia, quanto ad altezza, è la diga di Alpe Gera, in Lombardia. Alta 160,5 metri, si pone davanti alla diga di Santa Giustina, in Trentino, alta 147,5 metri. Se la diga del Vajont e di Santa Giustina sono dighe ad arco, la diga di Alpe Gera è invece uno sbarramento a gravità.

La diga più vecchia d'Italia

Le dighe italiane non possono essere catalogate come giovani. Guardando alle sole grandi dighe, infatti, si scopre che l'età media è di 62 anni. Si pensi che in Liguria, dove peraltro esistono solo 13 grandi dighe, l'età media degli sbarramenti è di ben 86 anni. In alcuni casi, dunque, si ha a che fare con dei colossi ideati, progettati e costruiti in tempi ormai lontani: non deve stupire che, in molti casi, siano previsti degli interventi di manutenzione straordinaria e di rivalutazioni sismiche per mettere in sicurezza le dighe più vecchie.

E quali sono gli sbarramenti artificiali più antichi sul suolo italiano? La diga più vecchia d'Italia è quella che forma il lago della Spina, nel comune di Pralormo, nella città metropolitana di Torino: qui, con uno sbarramento in terra e argilla alto 20 metri, è stato creato un invaso d'acqua di circa un milione di metri cubi. Le prime notizie circa l'invaso si trovano in alcuni documenti del 1827, in particolare in alcuni scritti a firma di Sua Maestà Carlo Felice. Altra diga antica degna di menzione è quella di Bunnari Bassa, costruita tra il 1874 e il 1879 e oggi fuori servizio. Qui non si parla di un terrapieno, quanto invece di una struttura a gravità ordinaria, costruita in pietrame e alta ben 32 metri.