Il banchetto dei giganti della roccia

Nelle Alpi Lepontine, dove la terra si impenna verso il cielo, l’ingegneria italiana degli anni Trenta lancia la sua sfida più audace alla montagna. A 1.600 metri di quota, nella Val d’Ossola, prende vita il cantiere della Diga di Agaro. Non si tratta solo di dominare l’acqua, ma di ridisegnare i confini della produzione energetica, con uno sbarramento idroelettrico a gravità.

Il cantiere è scavato nella roccia da un esercito di giganti, armati di coraggio, dedizione e fierezza. Un lavoro monumentale viene suddiviso tra le 500 e le 800 persone: gli scalpellini squadrano a mano i blocchi di pietra per il rivestimento della diga, i minatori fanno brillare il terreno per far avanzare le gallerie di derivazione, e così i carpentieri, i fuochisti, i tecnici specializzati e, non da ultimo, gli addetti alla mensa.

Alla fine, i giganti si ritrovano in un’immensa tavolata, prima che la conca venga sommersa per creare il nuovo lago artificiale. “Alla salute!”

Facts & Figures

Quota di cantiere: circa 1.600 metri di altitudine, nel cuore della Val d’Ossola.

Le dimensioni: Una diga a gravità massiccia alta 60 metri e lunga 240 metri.

Il serbatoio: Un bacino artificiale capace di contenere fino a 20 milioni di metri cubi d’acqua.

Forza lavoro: Un picco di oltre 800 operai attivi contemporaneamente su turni nell’arco delle 24 ore, per oltre 3 anni di ritmi serrati.

L’arte della pietra: migliaia di blocchi di roccia locale squadrati interamente a mano da maestranze e scalpellini per rivestire il colosso di calcestruzzo.