Dove vanno gli investimenti mondiali

Report 2015 dell’Unctad: lo strappo della Cina e il crollo di Usa e Russia

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Come una pallina impazzita che rimbalza sulle pareti di un flipper, gli investimenti si muovono intorno al globo, rapidamente e senza dare punti di riferimento.
Seguono i movimenti delle economie e le sirene dei mercati che fanno della vitalità e della flessibilità gli strumenti più efficaci per attrarre grandi investitori, pubblici e privati.

Il World Investment Report 2015 dell’UNCTAD (la United Nation Conference on Trade and Development che opera nell’ambito del sistema delle Nazioni Unite), traccia il cammino dei capitali internazionali sulla mappa dei continenti, partendo da un’evidenza generale e negativa: nel 2014 i flussi di investimenti diretti esteri (IDE) sono crollati del 16,3% rispetto all’anno precedente, attestandosi su un valore assoluto di 1,23 trilioni di dollari, contro gli 1,47 del 2013.

Il risultato non preoccupa più di tanto gli analisti dell’UNCTAD che prevedono un ritorno in forze nei prossimi anni, con un salto in avanti dell’11,4% nel 2015 e dell’8,4% nel 2016.
Tutto questo mentre negli anni della crisi gli IDE hanno seguito andamenti altalenanti che, dopo i crolli del 2008 e 2009 (-20,4% in entrambi gli anni), sono tornati a salire nel 2010 e 2011 rispettivamente dell’11,9 e del 17,7%, per poi contrarsi nuovamente nel 2012 del 10,3%.

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Il sorpasso cinese

Nella rincorsa economica verso gli Stati Uniti, un primo sorpasso c’è già stato. Nel 2014 la Cina è diventata la prima destinazione al mondo per valore di investimenti stranieri.
In un anno sono piovuti sul territorio cinese 129 miliardi di dollari (+4% rispetto all’anno precedente) e altri 103 sono arrivati ad Hong Kong che mantiene una sua autonomia amministrativa pur essendo ormai parte della Cina.
A rendere Pechino così attraente per gli investitori stranieri è il settore dei servizi, con una particolare attenzione per il retail, i trasporti e la finanza. Verso questi comparti si sono intensificati in particolar modo i flussi provenienti dalla Repubblica di Corea e dall’Europa, mentre gli investimenti delle imprese giapponesi e americane sono diminuiti rispettivamente del 39 e del 21%.
Hong Kong fa storia a sé, per la sua enorme concentrazione di attività finanziarie e per la sua storica adesione al Commonwealth che ne ha influenzato gli stili di vita e i modelli di crescita. Superata con successo la transizione verso la Cina, Hong Kong ha continuato a crescere e solo lo scorso anno gli investimenti esteri sono aumentati del 39%, denari per la maggior parte provenienti proprio da attività finanziarie come grandi operazioni di fusioni e acquisizioni.

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Il crollo di Usa ed Europa

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Il male economico dei Paesi sviluppati è scritto anche nei trend degli investimenti globali. Il 2014 ha registrato una contrazione dei flussi per il terzo anno consecutivo, con un calo rispetto al 2013 del 28% a 499 miliardi di dollari.

Praticamente gli IDE sono diminuiti in 24 delle 39 economie più sviluppate del mondo, a partire dall’Europa che da sola vale il 24% degli IDE mondiali e che ha assistito nell’ultimo anno a una contrazione del loro ammontare pari all’11%.
Solo il Regno Unito, con un +32,6% e un valore assoluto di 72 miliardi di dollari, si conferma una delle economie più attrattive al mondo per gli investitori stranieri. Quello statunitense è invece un caso eccezionale perché in un solo anno il flusso di investimenti è crollato del 60%, da 231 a 92 miliardi di dollari.

Tuttavia – spiegano gli analisti delle Nazioni Unite – a guardar bene dietro il balzo indietro c’è una ragione precisa che riguarda in primo luogo il disinvestimento di Vodafone sull’americana Verizon. Questa operazione, da sola, ha ridotto drasticamente l’ammontare dei denari arrivati negli Stati Uniti da mercati esteri, influenzando in misura negativa tutto il Nord America (Canada e Stati Uniti). La quota di IDE della regione rispetto al totale mondiale è passata in un solo anno dal 21 al 12%.

Le economie in via di sviluppo

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Mentre le economie cosiddette in transizione segnano il passo, con il record negativo della Federazione Russa dove il crollo ha raggiunto il 70%, i mercati in via di sviluppo difendono il trend di crescita, che in un anno sale del 2%, ad un totale di 681 miliardi di dollari.

Guardando nello specifico dei singoli continenti, in Asia gli investimenti continuano a correre (trainati dalla buona performance della Cina), calano in America Latina e rimangono stabili in Africa. Il risultato più significativo tra le grandi economie in via di sviluppo arriva dall’India che in un anno ha visto crescere gli investimenti stranieri del 22%.

Per quanto riguarda l’Africa il dato generale rimane stabile a 54 miliardi di dollari, anche se varia in modo significativo all’interno dello scacchiere continentale. Il Nord Africa cala infatti del 15%, mentre i Paesi dell’Africa Sub-Sahariana hanno assistito ad una crescita del 5%.
Il Rapporto delle Nazioni Unite indica anche le cinque economie africane più ricettive in termini di investimenti esteri: Sud Africa (5,7 miliardi di dollari), Congo (5,5), Mozambico (4,9), Egitto (4,8) e Nigeria (4,7).

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NEL 2014 GLI INVESTIMENTI ESTERI NEL MONDO SONO CALATI DEL 16,3% MA TORNERANNO A CRESCERE NEL 2015 (+11,4%) E NEL 2016 (+8,4%)

LA CINA ATTIRA NEL 2014 UN TOTALE DI 129 MILIARDI DI DOLLARI

NELLO SCORSO ANNO GLI IDE SONO DIMINUITI IN 24 DELLE 39 ECONOMIE PIÙ SVILUPPATE DEL MONDO

 

L’EUROPA ATTIRA IL 24% DEGLI INVESTIMENTI ESTERI MONDIALI, IL DOPPIO DEL NORD AMERICA