Senqu Bridge: ponte a oltre 1400 metri per le infrastrutture idriche Lesotho-Sudafrica

Sugli altipiani del Lesotho, a oltre 1400 metri di altitudine, il Senqu Bridge, appena inaugurato, promette di unire territori e risorse.

Realizzato da Webuild nell’ambito del Lesotho Highlands Water Project, il più grande sistema di trasferimento idrico dell’Africa, il ponte si inserisce in una rete di grandi infrastrutture che porterà fino a 1,26 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno verso il Sudafrica.

Un’opera strategica che garantisce collegamenti, sviluppo e approvvigionamento idrico per milioni di persone.

Lavorare ad alta quota non è mai semplice, soprattutto quando il cantiere si trova tra le montagne del Lesotho, piccolo regno dell’Africa australe senza sbocco sul mare. Conosciuto come il “Regno nel cielo”, è l’unico Stato al mondo interamente situato sopra i 1400 metri di altitudine.

Le sfide, dunque, non sono mancate quando Webuild, Gruppo italiano leader nell’ingegneria civile, insieme ai suoi partner ha realizzato il Senqu Bridge, una delle ultime infrastrutture previste nella Fase 2 del Lesotho Highlands Water Project (LHWP), il più grande sistema di trasferimento idrico in Africa.

La costruzione del ponte era infatti necessaria per evitare l’isolamento delle comunità montane che sarebbe stato generato dal futuro bacino idrico della diga di Polihali (parte del progetto LHWP), attualmente in costruzione. E così, grazie al ricorso a soluzioni innovative, il progetto è stato portato a termine: il 22 aprile il ponte è stato inaugurato ufficialmente alla presenza del re del Lesotho, Letsie III, e del presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa.

Lesotho Highlands Water Project: una rete imponente per garantire l’acqua

Avviato nel 1986, il Lesotho Highlands Water Project è un sistema articolato di dighe, bacini e centinaia di chilometri di tunnel che intercettano le acque del fiume Senqu, noto in Sudafrica come Orange River, e dei suoi principali affluenti per convogliarle verso nord, in territorio sudafricano.

Il progetto è oggi nella sua seconda fase, che comprende il Senqu Bridge, la futura diga di Polihali e un tunnel di 38 chilometri che collegherà il nuovo bacino idrico alla diga di Katse, realizzata nella prima fase e destinata a fungere da principale serbatoio di accumulo prima del trasferimento verso il Sudafrica.

Se i lavori della diga di Polihali devono ancora partire, lo scavo del tunnel è già in corso.

Sicurezza e sostenibilità: risorse idriche ed energia come leve di sviluppo

Una volta completata la Fase 2, il LHWP potrà trasferire fino al 40% delle acque del fiume Senqu verso il fiume Vaal, in Sudafrica. Il volume annuo passerà dagli attuali 780 milioni a circa 1,26 miliardi di metri cubi, secondo l’African Development Bank (ADB) che cofinanzia l’infrastruttura.

Per il Sudafrica, caratterizzato da un clima relativamente arido, si tratta di una risorsa essenziale per sostenere la crescita economica e rispondere alla pressione dell’urbanizzazione. Il Lesotho, invece, ricco di risorse idriche nonostante le dimensioni ridotte e le particolari caratteristiche geologiche, punta a trasformare questa risorsa in leva di sviluppo attraverso la vendita dell’acqua.

Il progetto porterà benefici anche sul fronte dell’energia idroelettrica: l’aumento dei flussi alimenterà la centrale idroelettrica di Muela, contribuendo all’autosufficienza energetica del Paese.

L’alto impatto positivo per Sudafrica e Lesotho

Il complesso di infrastrutture realizzato per il Lesotho Highlands Water Project avrà un impatto significativo sulla gestione dell’acqua così come sull’occupazione.

Secondo l’ADB, il LHWP garantirà una fonte idrica sicura e sostenibile per circa 26 milioni di abitanti della regione sudafricana del Gauteng, cuore economico che produce il 60% del PIL del Sudafrica. L’impatto complessivo stimato dell’infrastruttura nella regione del Guateng, dove si trova la città di Johannesburg, include oltre 120.000 posti di lavoro diretti e più di 420.000 indiretti nella fase operativa.

In Lesotho, invece, oltre 85.000 persone beneficeranno degli impatti economici e sociali legati al progetto in uno degli stati più poveri al mondo. Di queste, circa il 52% sarà rappresentato da donne. Inoltre, le royalties reinvestite e la gestione delle infrastrutture potranno generare oltre 5.500 nuovi posti di lavoro.

Senqu Bridge: un ponte a garanzia di collegamenti vitali

Il Senqu Bridge è il più grande di tre nuovi ponti principali lungo la strada nazionale A1, progettati per sostituire quelli esistenti che verranno sommersi dal bacino idrico della futura diga di Polihali, destinato a coprire oltre 5.000 ettari.

I nuovi ponti permetteranno quindi di attraversare la valle, che sarà sommersa dalle acque. Garantiranno la continuità dei collegamenti tra Mokhotlong, i villaggi circostanti, abitati anche da allevatori e agricoltori, e la capitale Maseru.

«Elevandosi sopra il futuro bacino – ha sottolineato il governo del Lesotho – il ponte ripristina un collegamento strategico, assicurando la continuità della mobilità e sostenendo le attività economiche».

Un’infrastruttura progettata per resistere

Il Senqu Bridge è il primo ponte “extradossato” del Paese, una soluzione che combina elementi dei ponti strallati e di quelli a trave. Questa configurazione consente l’utilizzo di cavi e ancoraggi più semplici ed economici, sottoposti a minori sollecitazioni. Il progetto ha inoltre evitato la costruzione di una pila alta 90 metri nel fondo valle, soggetto a frequenti inondazioni.

La struttura è progettata anche per resistere alle forti raffiche di vento tipiche dei Monti Maluti.

Il ponte misura 825 metri di lunghezza, l’impalcato a cassone continuo è sostenuto da 16 campate, con una luce centrale di 100 metri sorretta da stralli extradossati. Le pile, cave e a sezione esagonale, hanno altezze variabili tra 15 e 90 metri.

Per la costruzione dell’impalcato è stato adottato il metodo del varo incrementale: segmenti prefabbricati in calcestruzzo precompresso sono stati spinti progressivamente dai lati opposti della valle sopra le pile tramite martinetti idraulici, fino ad unirsi nel mezzo della valle.

Nel momento di massimo impegno, il cantiere ha coinvolto circa 1.000 lavoratori.

Costruire un ponte sulle montagne: una prova d’ingegneria estrema

Nelle fasi di costruzione del ponte, le condizioni operative sono state tutt’altro che semplici, considerando che il cantiere si trovava a oltre 2.100 metri di altitudine. Con venti fino a 110 km/h, i lavori sulle pile dovevano spesso essere interrotti.

Durante l’inverno, con temperature fino a -10°C, il calcestruzzo veniva mantenuto alla giusta temperatura grazie a lampade riscaldanti sotto grandi coperture. In estate, invece, ventilatori installati all’interno delle pile permettevano di raffreddare il materiale per garantirne la corretta maturazione.

Un sistema di sensori dedicati è stato invece installato per monitorare le deformazioni del calcestruzzo dovute agli sbalzi termici.

Cantieri in Africa: un partner di lunga esperienza

Il Gruppo Webuild, uno dei leader globali nelle infrastrutture idriche, ha partecipato a diverse infrastrutture del LHWP, tra cui la diga di Katse, una delle dighe più alte dell’Africa con i suoi 185 metri, e la diga di Mohale, bacino idrico complementare al sistema.

Il Gruppo ha inoltre contribuito alla realizzazione della rete di tunnel di collegamento tra le dighe, inclusi il tunnel di deviazione del Matsoku e la relativa opera di presa, fondamentali per il trasferimento delle acque verso Katse.

In vista della costruzione della diga di Polihali, Webuild ha infine partecipato allo scavo del tunnel di deviazione temporaneo nel sito della futura diga.