La Via della seta: ripercor-
riamo la storia di questo antico percorso

Oggi anche un'iniziativa commerciale strategica della Repubblica Popolare Cinese

È difficile parlare della Via della Seta senza divagare: si tratta di un argomento che fonde storia e attualità, leggende e realtà, mondo orientale e mondo occidentale, tra evoluzioni economiche e racconti mozzafiato. C'è chi parla della Via della Seta facendo riferimento all'antico percorso che collegava l'Asia Orientale con l'Europa; e chi parla invece della nuova Via della Seta riferendosi al faraonico progetto lanciato dalla Cina qualche anno fa.

C'è dunque chi guarda a questa celebre via con l'occhio del turista, del viaggiatore che, spingendosi lungo questo percorso, incontrerà minareti, moschee, coloratissimi bazar, antiche capitali, deserti, montagne innevate, templi, mercati rumorosi e corsi d’acqua intorno a cui sono nate le civiltà orientali, a partire dal Fiume Giallo. E c'è chi, invece, guarda alla Via della Seta di oggi, pensando agli enormi investimenti strutturali previsti per la Via della Seta terrestre e per quella marittima. La Via della Seta è questo e molto altro: scindere del tutto i diversi concetti è praticamente impossibile.

L'antica Via della Seta

Concretamente la Via della Seta cos’è? Si tratta di un reticolo di percorsi costruito più di duemila anni fa, che si estende per circa 8.000 chilometri. L'antica Via della Seta si compone di mulattiere, di navigazioni fluviali e di traversate marittime, arrivando così a collegare, nei secoli scorsi, l'Impero cinese con quello romano.

Si trattava, quindi, di un'immensa via carovaniera che metteva in comunicazione due mondi completamente differenti, legati però dall'interesse per il commercio. Va peraltro detto che il nome di questo insieme di percorsi commerciali non è assolutamente antico quanto la via stessa, anzi: a usare queste parole fu per la prima volta il geografo tedesco Ferdinand von Richthofen che, nella seconda metà dell'Ottocento, in una sua opera parlò della Seidenstraße.

Non si può indicare una data precisa per la nascita di questo percorso commerciale tra Est e Ovest. Sappiamo però che questa via, che rimase la principale rotta per gli scambi via terra per ben 1.500 anni, iniziò a prendere forma durante la dinastia Han (206 a.C – 220 d.C.), e più precisamente per volontà dell'Imperatore Wudi, vissuto tra il 156 e l'87 a.C. Fu lui, attraverso l'ambasciata del generale Zhang Qian, a stabilire i primi rapporti diplomatici e commerciali con i regni dell'Asia centrale, dando così il via alle prime carovane, in partenza verso le zone che oggi si trovano nella parte Nord Occidentale della Cina.

Ma perché si parla di Via della Seta, visti i tanti prodotti che venivano scambiati lungo questo percorso? Dapprima l'Impero Han si servì di questa via carovaniera per importare i cavalli dell'Asia centrale, in modo da rafforzare il proprio esercito: per acquistare i forti destrieri, i commercianti dell'Impero portavano con sé, come merci di scambio, metalli preziosi, spezie, porcellane, carta, manufatti e, per l'appunto, la seta.

La seta era completamente sconosciuta in Occidente, perlomeno fino al 53 a.C. Alcune fonti ci dicono che fu Crasso a portare a Roma le prime bandiere di seta, subito dopo la disfatta di Carre. Altre, invece, raccontano che le prime bandiere di questo affascinante tessuto furono portate a Roma dalle truppe di Cesare, dopo le spedizioni in Anatolia. All'epoca, però, non si conosceva l'esatta origine di questo tessuto che fu peraltro proibito per legge, in quanto – si diceva – immorale. Stando agli annali, il primo vero e proprio scambio commerciale tra Roma e Cina avvenne nel 166 d.C., via mare.

In realtà l'antica Via della Seta era costituita da 5 diverse vie commerciali: la più famosa era quella che, partendo dal Fiume Giallo, attraversava il Gansu, per dirigersi poi verso l'Asia centrale e l'Ovest. Lungo questa via furono importati in Europa alcuni prodotti che decisero la storia. Non si parla quindi solo di seta, ma anche e soprattutto della carta e della polvere da sparo, entrambi prodotti che, come è noto, hanno influenzato in modo marcato la storia e il progresso a livello mondiale, nel bene e nel male.

Sono però lontani i tempi in cui, seguendo le orme di Marco Polo e di altri avventurosi commercianti, gli europei percorrevano polverose vie carovaniere per scambiare merci con l'Estremo Oriente. L'antica Via della Seta è ormai caduta in disuso. Il presidente cinese Xi Jinping, nel 2013, ha deciso però di lanciare il progetto della nuova Via della Seta, per poter ampliare la forza economica del suo Paese in Occidente.

La nuova Via della Seta

La Via della Seta, oggi, deve essere quindi vista come un'iniziativa commerciale strategica della Repubblica Popolare Cinese per rafforzare in modo concreto e stabile i suoi rapporti con tutti i Paesi dell'Eurasia, Italia compresa. Il piano di investimenti annunciato dal leader della Cina ricade sotto il progetto chiamato “One Belt, One Road”. Anche in questo caso la Via della Seta si moltiplica in più percorsi, con una via terrestre e con una via marittima. In tutto si stima una spesa che si aggira intorno al triliardo di dollari e che coinvolgerà oltre 4 miliardi di persone.

Molte parti della nuova Via della Seta sono già perfettamente funzionanti. Un primo ed efficiente collegamento ferroviario tra Cina ed Europa è già attivo da 8 anni, e collega i due estremi in soli 18 giorni, per una tratta commerciale che prima, da effettuarsi in nave, prevedeva tempi molto più lunghi. L'anno scorso è stata inaugurata una tratta di ben 5.400 chilometri di autostrada tra San Pietroburgo e la Cina.

La nuova Via della Seta rappresenta oggi un affare non solo per la Cina, ma anche per molti altri Paesi: tra i maggiori finanziatori, oltre alla Repubblica Popolare Cinese, ci sono India e Russia. Anche l’Italia è direttamente interessata al progetto, seppur solamente per la via marittima: la tratta finale di questo percorso dovrebbe terminare proprio in Italia, dopo aver attraversato l'Oceano Indiano, il Canale di Suez e il Mediterraneo. Nel 2017 sono stati messi a disposizione per completare il progetto 3 diversi porti, ovvero Genova, Venezia e Trieste: il più quotato sarebbe proprio il porto friulano.