Pirellone: la storia del grattacielo Pirelli di Milano

Simbolo di Milano, e del boom economico italiano, entrò in competizione con la Madonnina

Il grattacielo Pirelli, chiamato affettuosamente 'Pirellone' dai milanesi, è stato per 35 anni il palazzo più alto d'Italia, ed è a tutt'oggi uno dei grattacieli in calcestruzzo armato più alti del mondo. L'altezza del Pirellone è di 127 metri, distribuiti su 31 piani totali, dei quali 2 sotterranei. Fin dalla sua costruzione la torre Pirelli è divenuta uno dei simboli di Milano e più in generale del boom economico italiano: progettato nel 1950 e costruito tra il 1956 e il 1961, questo palazzo ha coronato uno dei periodi di maggiore sviluppo del nostro Paese. Centralissimo, il grattacielo Pirelli sorge di fronte alla Stazione centrale di Milano: non vederlo è praticamente impossibile.

Per quasi 50 anni il palazzo Pirelli è stato il più alto tra i grattacieli milanesi, per essere superato solo nel 2010 dal Palazzo Lombardia con i suoi 161 metri (superato a sua volta nel 2011 dalla Torre UniCredit che si erge per ben 231 metri a conquistare il primato a livello nazionale). La storia del Pirellone di Milano è affascinante per molti motivi: per il progetto ambizioso, per l'impatto che ebbe sulla città, per l'influenza sull'architettura mondiale, nonché per il singolare e sfortunatissimo incidente di cui la Pirelli Tower fu tristemente protagonista nel 2002.

Il progetto del grattacielo Pirelli

A commissionare la costruzione dell'altissimo palazzo fu il gruppo Pirelli, nello specifico Piero e Alberto Pirelli, che decisero di innalzare la nuova sede dell'azienda lì dove esistevano già dei loro stabilimenti, distrutti però dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. La realizzazione del progetto fu affidata a Gio Ponti, Giuseppe Valtolina, Pier Luigi Nervi, Antonio Fornaroli, Alberto Rosselli, Giuseppe Rinardi ed Egidio Dell’Orto.

Nello specifico, Gio Ponti seguì tutte le fasi progettuali e Giuseppe Valtolina si dedicò all'aspetto strutturale, con la collaborazione di Pier Luigi Nervi, Arturo Danusso, Piero Locatelli e Guglielmo Meardi. Un tale dispiego di ingegneri e di architetti fu reso necessario dalla particolarità della costruzione: si trattava di un palazzo con un rapporto ridotto tra larghezza e altezza, così da renderlo molto esposto all'azione del vento. Da qui la scelta senza precedenti di progettare uno schema composto da quattro grandi pilastri centrali e da sette triangolari alle estremità. Il tutto, ovviamente, in calcestruzzo armato, tenendo in considerazione sia i benefici che i limiti imposti da questo materiale. Esempio lampante del razionalismo italiano, il progetto fu preso come modello dagli architetti Schwebes e Schoszberger per la costruzione del grattacielo Telefunken di Berlino. Altri grattacieli la cui realizzazione si ispirava al Pirellone di Milano - viste le affinità architettoniche - furono il MetLife Building a New York, il grattacielo della Lonza Group di Basilea e la torre del Banco Atlantico di Barcellona.

Gio Ponti guardava al progetto come a un cristallo luminoso, in grado di riflettere la luce del sole sulle strade adiacenti. Come dichiarò lui stesso, «la mia idea è che gli edifici stessi emanino luce, illuminino la strada, caratterizzino luminosamente la notte».

Già in fase progettuale fu chiaro a tutti che la torre Pirelli avrebbe superato di gran lunga l'altezza della Madonnina di Milano (posta a 108,5 metri di altezza). Una lunga tradizione milanese, però, voleva che la Madonnina del Duomo fosse in assoluto il punto più alto della città: per questo motivo costruzioni altissime come la Torre Branca e la Torre Velasca furono fermate rispettivamente a 108 e a 106 metri. Il primo palazzo a superare la più alta guglia del Duomo fu Torre Breda, in Piazza Repubblica, con i suoi 117 metri. Il Pirellone, con 127 metri di altezza, sovrastava ancora di più la Madonnina: fu per questo che, saputo del progetto, il cardinale Giovanni Battista Montini – ossia il futuro Papa Paolo VI – decise di apporre una copia della Madonnina in cima al Pirellone. Si trattava per l'esattezza di una versione della Madonnina di 85 centimetri, ben più piccola dell'originale (che misura più di 4 metri). Questa tradizione è poi continuata via via per i più alti grattacieli di Milano, con l'installazione di una copia della Madonnina anche alla sommità del Palazzo Lombardia, in cima alla torre UniCredit e infine sul palazzo Isozaki.

La costruzione

Terminato il progetto nel 1950, la costruzione del grattacielo Pirelli di Milano fu affidata all'impresa Bonomi, in collaborazione con le imprese Comolli e Silce. La prima pietra del palazzo fu posata nell'area bombardata di proprietà Pirelli il 12 luglio 1956. Meno di 4 anni dopo, il 4 aprile 1960 il Pirellone di Milano veniva incredibilmente inaugurato. In tutto servirono 20mila metri cubi di cemento e 4.000 tonnellate di ferro. I 31 piani contano 710 scalini e formano in tutto 24mila metri quadrati di superfici interna, per un totale di 60 mila tonnellate di peso. Tutto questo riesce a opporsi al vento – vista la forma snella del grattacielo Pirelli – soprattutto grazie ai grandi pilastri centrali che presentano uno spessore di 2 metri alla base e arrivano a misurare 50 centimetri alla sommità dell'edificio. La facciata è stata realizzata con materiali semplici, utili però a rendere l'idea del cristallo di Ponti, come il vetro, di alluminio e di acciaio; mentre la struttura in cemento armato è ricoperta da piastrelle in ceramica.

L'incidente aereo e il memoriale

Negli anni Settanta i costi di gestione del grattacielo iniziarono a rivelarsi troppo alti per il gruppo Pirelli. Nel 1978 si decise quindi di venderlo alla Regione Lombardia che lo trasformò nella sede del Consiglio Regionale, dopo una ristrutturazione effettuata dall'architetto Bob Noorda. Una delle date da ricordare nella storia del grattacielo Pirelli è il 19 aprile 2002: quel giorno, alle 17.47, un aereo da turismo si schiantò contro il 26° piano del palazzo. Nell’incidente morirono tre persone: il pilota e due dipendenti della Regione Lombardia, Anna Maria Rapetti e Alessandra Santonocito. Da allora, dopo la riparazione della facciata, il 26° piano ospita il memoriale dell'incidente.