L’acqua può creare paesaggi, alimentare intere città e cambiare il destino di un territorio. Ma cosa succede quando il corso di un fiume viene interrotto da una diga? In pochi anni, una valle può trasformarsi in un lago grande quanto una regione, mentre luoghi abitati da secoli finiscono sotto la superficie e monumenti millenari vengono trasferiti pietra dopo pietra per sottrarli all’acqua.
Le grandi centrali idroelettriche sono opere capaci di modificare la geografia, ma anche gli equilibri economici e sociali di intere comunità: producono energia rinnovabile, regolano le risorse idriche e aprono nuove possibilità di sviluppo, lasciando al tempo stesso un segno profondo nell’ambiente.
Dall’Africa al Medio Oriente, fino all’Argentina, ecco cinque luoghi in cui l’ingegneria ha cambiato per sempre il rapporto tra l’uomo e l’acqua.
1 – Grand Ethiopian Renaissance Dam, Etiopia
In Etiopia, il Nilo Azzurro alimenta un progetto destinato a cambiare la storia energetica del Paese. È la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), una diga monumentale che ha dato vita a un bacino artificiale lungo 172 chilometri, capace di contenere fino a 74 miliardi di metri cubi d’acqua.
Inaugurata nel settembre 2025, l’opera progettata e realizzata da Webuild è il più grande progetto idroelettrico mai costruito in Africa: con 5.150 MW di potenza installata, punta a raddoppiare la capacità di produzione elettrica dell’Etiopia.
Ma la trasformazione va oltre l’energia. Attorno al cantiere della diga è sorta una vera e propria città, con scuole, strutture sanitarie e nuove infrastrutture stradali.
2 – Impianto idroelettrico Bujagali, Uganda
Per capire quanto una diga possa incidere sulla vita quotidiana, basta guardare all’Uganda, dove la disponibilità di energia elettrica ha rappresentato a lungo un ostacolo allo sviluppo.
A Bujagali, lungo il Nilo Vittoria (che nasce dall’omonimo Lago Vittoria), Webuild ha realizzato un impianto idroelettrico da 250 MW, entrato in funzione nel 2012. Il progetto ha coinvolto circa 4.000 lavoratori ugandesi e ha contribuito a porre fine a un lungo periodo di carenza energetica, arrivando a coprire circa la metà del fabbisogno elettrico nazionale.
Qui la trasformazione del territorio non si misura soltanto nel paesaggio modificato dall’opera, ma anche nelle opportunità rese possibili da una maggiore disponibilità di energia.
3 – Impianto idroelettrico di Kariba, Zambia-Zimbabwe
Un lago artificiale lungo 300 chilometri, con una superficie che può raggiungere circa 500.000 ettari: sono le dimensioni impressionanti del bacino di Kariba, nato dallo sbarramento dello Zambesi tra gli attuali Zambia e Zimbabwe.
Completata nel 1959, la diga di Kariba fu una delle grandi imprese ingegneristiche del continente africano e segnò anche una tappa importante nella storia di Webuild: alla sua realizzazione partecipò infatti un consorzio composto da Impresit, Girola, Lodigiani e Torno, aziende che hanno contribuito alla storia del Gruppo.
La centrale idroelettrica, entrata in funzione nel 1960, sfrutta la forza del fiume per produrre energia rinnovabile. Ma è soprattutto il paesaggio a raccontare la portata dell’intervento: dove prima si apriva una gola attraversata dalle acque dello Zambesi, oggi si estende uno dei più grandi laghi artificiali del mondo.
4 – Diga di Assuan e salvataggio dei Templi di Abu Simbel, Egitto
Quando si parla della diga di Assuan, in Egitto, i numeri raccontano solo una parte della storia. Completata nel 1970 sul Nilo, l’opera ha dato origine al lago Nasser, un bacino artificiale lungo circa 500 chilometri che ha sommerso vaste aree della valle, rendendo necessario il trasferimento di circa 90.000 persone.
Ma l’acqua minacciava anche un patrimonio millenario: per evitare che finissero sommerse, diverse testimonianze dell’antico Egitto furono spostate in luoghi più sicuri grazie a una grande operazione internazionale coordinata dall’UNESCO.
Il caso più celebre è quello di Abu Simbel, il complesso templare voluto dal faraone Ramses II nel XIII secolo a.C.: tra il 1964 e il 1968, i suoi monumenti furono smontati in blocchi e ricostruiti circa 300 metri più indietro e 60 metri più in alto.
A partecipare all’impresa fu anche Salini Impregilo, oggi Webuild. Una corsa contro l’acqua che ha permesso di salvare uno dei simboli dell’antico Egitto, mostrando come le grandi opere possano trasformare il paesaggio e, allo stesso tempo, richiedere interventi straordinari per preservarne la memoria.
5 – Progetto idroelettrico di Yaciretá, Argentina-Paraguay
Il Paraná è un fiume così imponente da essere soprannominato il «Gigante buono»: attraversa il Sud America per quasi 4.880 chilometri e sostiene attività che vanno dalla navigazione alla pesca, fino all’irrigazione e alla produzione di energia idroelettrica.
Proprio lungo il confine tra Argentina e Paraguay sorge la diga di Yaciretá, un’opera lunga quasi 64 chilometri, realizzata tra il 1983 e il 1998 con Impregilo, oggi parte del Gruppo Webuild, alla guida di un consorzio internazionale di 35 imprese.
Il suo bacino artificiale si estende per circa 1.600 chilometri quadrati e può contenere 21 miliardi di metri cubi d’acqua: una trasformazione imponente, che ha modificato il paesaggio fluviale e il rapporto delle comunità con il fiume.
Oggi l’impianto, con una potenza installata di 3.200 MW, contribuisce alla produzione di energia rinnovabile.




