Going Green: il futuro delle infrastrutture per salvare il pianeta

Nei prossimi 10 anni le infrastrutture green muoveranno un mercato da 25 trilioni di dollari

Going green. Diventare verde. A pochi giorni dal World Environment Day (la giornata mondiale dell’ambiente promossa dalle Nazioni Unite), questo imperativo morale dettato dalla necessità di mitigare gli effetti del clima impazzito, appare ancora di più un’occasione di sviluppo e di crescita. IFC (l’International Finance Corporation del World Bank Group) calcola che da qui al 2030 le opportunità di business nel settore delle infrastrutture sostenibili raggiungeranno i 25 trilioni di dollari. È questo l’impatto in termini di sviluppo economico che potrà avere solo una trasformazione epocale che punti sulla mobilità sostenibile, la gestione efficiente delle acque, e in generale l’utilizzo di tecniche e materiali “green” in tutte le fasi di costruzione di un’infrastruttura.

Costruzioni sostenibili fondamentali, quindi, anche in un’ottica di sviluppo urbano, perché proprio nelle grandi città – dove entro il 2050 risiederà il 70% della popolazione mondiale – si giocherà la sfida più difficile. Attualmente – secondo l’analisi dell’IFC – ancora il 60% delle aree cittadine che saranno urbanizzate nei prossimi trenta anni deve ancora essere edificato. La possibilità di cambiare rotta è quindi reale, e alcuni paesi hanno già lanciato pacchetti ambiziosi di misure per agganciarsi al treno della sostenibilità.

Quezon Bridge, Manila

Mobilità sostenibile l’imperativo delle grandi città: il caso Singapore

Il fronte su cui la battaglia della sostenibilità entra nel vivo è quello delle grandi città. Metropoli sempre più popolose impegnate a fronteggiare inquinamento e traffico, tutelando la qualità della vita delle persone. Su questo fronte una delle posizioni più avanzate è occupata da Singapore, considerata ormai la città più green dell’Asia.

Fino a pochi anni fa la metropoli era costretta ad importare acqua dalla Malesia anche solo per rispondere ai bisogni primari. Un’esigenza dovuta proprio alla scarsità della risorsa idrica per usi domestici. Ribaltare quella situazione non era impossibile e infatti, nel giro di poco tempo, la città ha cambiato le regole di costruzione arrivando all’incredibile risultato di due terzi degli edifici realizzati con tetti e marciapiedi in grado di catturare l’acqua piovana che viene poi indirizzata verso 18 grandi punti di raccolta. Da qui, l’acqua raccolta viene gestita all’interno di impianti di purificazione che la rendono potabile.

Ma la corsa di Singapore verso la sostenibilità non riguarda solo il settore idrico. La città ha puntato moltissimo anche sui trasporti su ferro e in particolare su una rete metropolitana driverless che ha favorito il movimento delle persone e contribuito a ridurre in modo significativo tanto il congestionamento, quando l’inquinamento atmosferico. E proprio a marzo scorso, nei giorni dell’esplosione mondiale dell’epidemia del Covid-19, le autorità cittadine hanno annunciato un piano di investimenti da 43,5 miliardi di dollari Usa da destinare interamente al trasporto su ferro.

L’annuncio, lanciato il 5 marzo dal ministro dei Trasporti di Singapore, Khaw Boon Wan, prevede lo sviluppo di una moderna rete di metropolitane e ferrovie da qui al 2030, con le prime linee già completate nel 2023.

L’obiettivo del governo è aggiungere oltre 100 chilometri di linee su ferro entro il prossimo decennio, passando dagli attuali 230 ai previsti 360 chilometri. «Entro il 2030 – ha dichiarato il ministro Khaw – circa l’80% degli abitanti di Singapore si muoveranno solo utilizzando treni e metropolitane. Il nostro obiettivo nel prossimo decennio è superare i livelli di connettività urbana raggiunti da Hong Kong, Tokyo e New York City».

Un esempio importante che indica la strada obbligata per il futuro di tante megacity chiamate a una inevitabile trasformazione urbana.

Dubai

Rivoluzione green: il caso Filippine

Mobilità sostenibile, tecniche innovative, gestione delle acque, utilizzo di materiali “verdi”. È questa la strada scelta dalle Filippine per dare una risposta efficace al combinato disposto del boom demografico e del clima impazzito. Il paese, dove oggi vivono 107 milioni di persone, per la maggior parte raccolte in aree densamente popolate, è stato battuto tra il 1996 e il 2015 da 280 tifoni.

La posizione geografica del paese e l’assenza di barriere naturali rispetto all’oceano hanno fatto il resto, obbligando il governo a prendere misure severe per ridurre l’inquinamento e migliorare la vivibilità delle aree urbane. Per raggiungere questo obiettivo il governo delle Filippine ha annunciato l’intenzione di raggiungere una contrazione delle emissioni di gas nocivo del 70% entro il 2030. Un impegno che è partito da una serie di interventi progettati e realizzati su grandi città come Quezon, dove oggi risiedono 2,9 milioni di persone, o la capitale Manila.

E proprio a Manila alla fine del 2019 è stata lanciata la costruzione della prima linea metropolitana cittadina che dovrebbe essere parzialmente operativa, secondo gli annunci del governo, dal 2022. L’infrastruttura avrà un impatto significativo proprio sulla riduzione del congestionamento urbano, perché – una volta terminati i lavori – la metro sarà in grado di trasportare 370mila passeggeri al giorno e la linea, con le sue 13 stazioni, attraverserà tutta la cosiddetta Grande Manila raggiungendo perfino la città di Quezon.

L’idea alla base del piano di sviluppo delle Filippine è il doppio impatto delle infrastrutture sostenibili, dal un lato ambientale e dall’altro economico. Trasformare le infrastrutture in chiave green è infatti un’occasione per migliorare la qualità della vita, ma anche un’opportunità di business. Ifc calcola che a livello mondiale tra il 2018 e il 2023 i ricavi del settore industriale legato proprio alle infrastrutture sostenibili cresceranno del 50%.