L’Africa cresce con le dighe: dalla Grand Ethiopian Renaissance Dam al Grand Inga

Dopo il completamento della Grand Ethiopian Renaissance Dam, la diga in Etiopia che oggi rappresenta il più grande impianto idroelettrico dell’Africa, l’attenzione si sposta sulla Repubblica Democratica del Congo e sul Grand Inga, un imponente complesso di centrali idroelettriche progettato per sfruttare l’enorme potenza del fiume Congo e diventare il più grande impianto di questo tipo al mondo. Un progetto destinato a confrontarsi con altri giganti dell’energia idroelettrica africana, come il complesso del Gibe e la diga di Kariba.

Raramente un progetto raggiunge dimensioni tanto ambiziose. Se verrà realizzato, il Grand Inga diventerà il più grande complesso idroelettrico del pianeta, superando di gran lunga perfino la celebre diga delle Tre Gole in Cina.

Grand Inga è però anche l’ultimo esempio di una generazione di grandi dighe che, da decenni ormai, sono il frutto delle politiche energetiche sposate da molti paesi in Africa, che proprio nelle grandi risorse naturali e quindi nell’idroelettrico hanno trovato una strada per lo sviluppo sostenibile.

È il caso di GERD, la Grand Ethiopian Renaissance Dam, la diga in Etiopia inaugurata meno di un anno fa, e della diga di Kariba, la storica diga situata al confine tra Zambia e Zimbabwe: tutti impianti idroelettriche che hanno illuminato strade, alimentato linee ferroviarie, messo in moto le imprese.

L’ultima di queste, affidata oggi a un ambizioso progetto, è appunto Grand Inga, un sistema di dighe che dovrebbe sorgere nella Repubblica Democratica del Congo, e in particolare sul fiume Congo, il secondo più lungo dell’Africa che con i suoi 4.700 chilometri, attraversa il cuore del Paese prima di sfociare nell’Oceano Atlantico.

Dopo il Rio delle Amazzoni, il fiume Congo ha la portata media più elevata al mondo, un primato dovuto al fatto che attraversa la seconda foresta pluviale del pianeta e incrocia due volte l’equatore, alimentandosi delle precipitazioni provenienti da entrambi gli emisferi durante tutto l’anno.

E così, nonostante la Repubblica Democratica del Congo sia tra i Paesi più poveri del mondo, dispone di un patrimonio naturale straordinario, soprattutto in termini di risorse idriche.

Grand Inga in Congo: un progetto destinato a trasformare l’Africa

Il complesso del Grand Inga sorgerebbe nell’area delle cascate di Inga, sul basso corso del fiume Congo, a circa 150 chilometri da Kinshasa, nei pressi della costa atlantica. Qui il fiume precipita attraverso una successione di rapide e salti d’acqua che generano uno dei maggiori potenziali idroelettrici esistenti al mondo.

La capacità prevista è tale da poter alimentare non solo la Repubblica Democratica del Congo, ma una parte significativa dell’intero continente africano. La Banca Mondiale definisce il progetto “trasformativo”: una volta completato, il Grand Inga potrebbe infatti raggiungere una capacità installata complessiva di 42 gigawatt, quasi il doppio dei 22,5 gigawatt della diga delle Tre Gole cinese.

«Il sito di Inga è unico al mondo per l’enorme potenziale idroelettrico di cui dispone», si legge in una scheda informativa pubblicata dalla Banca Mondiale nel 2025. «Sfruttare efficacemente questa risorsa potrebbe trasformare la Repubblica Democratica del Congo e generare benefici significativi per tutta l’Africa subsahariana e per il resto del mondo».

Nel 2025 la Banca Mondiale ha annunciato un impegno finanziario fino a 1 miliardo di dollari per sostenere lo sviluppo di Inga III, con un primo stanziamento di 250 milioni di dollari destinato alla fase iniziale del progetto, comprendente anche investimenti sulle infrastrutture locali e sulle comunità interessate.

Dalla Inga III alla Grand Ethiopian Renaissance Dam, l’Africa punta sull’energia idroelettrica

Dopo numerosi tentativi falliti nel corso degli anni, il governo del Congo sta rilanciando il progetto Inga III, destinato a diventare il più grande impianto idroelettrico del complesso, con una capacità installata fino a 11 gigawatt.

Lo scorso aprile il ministro delle Risorse Idriche e dell’Elettricità, Aimé Sakombi Molendo, ha dichiarato all’African Press Organization che il progetto è ormai prossimo all’esame parlamentare.

«Stiamo discutendo con istituzioni, partner e soggetti finanziari per passare alla fase esecutiva», ha affermato il ministro. «Questo progetto non è più teorico, ma sta entrando nella sua fase di realizzazione».

Pur portando avanti numerose iniziative per aumentare l’accesso all’elettricità nel Paese, il governo considera Inga III e l’intero Grand Inga il pilastro della futura strategia energetica nazionale. Secondo le stime della Banca Mondiale, il complesso potrebbe arrivare a comprendere otto diversi impianti idroelettrici, tutti concentrati nell’area delle cascate di Inga, dando vita a uno dei maggiori poli energetici del mondo.

Ad oggi il primato energetico africano appartiene alla Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), inaugurata nel settembre 2025 e realizzata dal Gruppo Webuild in Etiopia sul corso del Nilo Azzurro.

Con una potenza installata di 5.150 megawatt, la Grand Ethiopian Renaissance Dam è il più grande impianto idroelettrico del continente e uno dei più grandi al mondo, capace di trasformare l’Etiopia in un hub energetico regionale, assicurando la vendita di energia idroelettrica anche a Paesi confinanti come Kenya e Sudan.

Anche se non raggiungono la potenza della  Grand Ethiopian Renaissance Dam, in Africa sorgono numerose altre grandi dighe che, per dimensioni e capacità produttiva, rappresentano autentici giganti del continente.

Tra queste c’è il complesso di Gibe, sempre in Etiopia, realizzato sul fiume Omo dal Gruppo Webuild, che comprende tre impianti con una capacità produttiva complessiva superiore a 2 GW. Al confine tra Zambia e Zimbabwe sorge invece la diga di Kariba, costruita anch’essa da Webuild, la grande diga che vanta una capacità installata paragonabile a quella del complesso del Gibe.

Due centrali idroelettriche già operative, ma energia ancora insufficiente

L’idea di sfruttare il potenziale del sito di Inga non è nuova. Realizzata dal Gruppo Astaldi (confluito poi in Webuild), la prima centrale idroelettrica, Inga I, è entrata in funzione nel 1972 con una capacità installata di 350 megawatt. Dieci anni dopo, nel 1982, Astaldi inaugurò Inga II, con una capacità di 1,4 gigawatt.

Oggi entrambe le centrali idroelettriche lavorano al di sotto delle proprie potenzialità, principalmente a causa della scarsa manutenzione. Nonostante ciò, continuano a fornire circa il 70% dell’energia elettrica del Paese, una quantità che rimane tuttavia insufficiente perché soltanto un cittadino su cinque ha accesso all’elettricità.

Le carenze energetiche incidono pesantemente sia sulla qualità della vita della popolazione sia sullo sviluppo industriale, in particolare del settore minerario, strategico per la gestione delle enormi riserve di cobalto, rame e litio del Paese.

Non solo dighe: una nuova infrastruttura per portare elettricità dall’Angola alla Repubblica Democratica del Congo

In attesa che il Grand Inga diventi realtà, la Repubblica Democratica del Congo sta comunque accelerando lo sviluppo della propria rete energetica.

Nel maggio scorso il governo ha siglato un accordo per avviare gli studi tecnici di una nuova linea di trasmissione destinata a sfruttare il surplus di produzione elettrica dell’Angola collegando alcune regioni di questo paese con il distretto minerario del Congo.

L’infrastruttura, lunga 1.450 chilometri, diventerebbe la più estesa linea elettrica dell’Africa, contribuendo a soddisfare la domanda crescente di energia che viene tanto dall’industria quanto dalla popolazione.