Centonovanta metri costruiti, altri 145 da scalare. Nel cuore dell’Asia Centrale, tra le montagne del Tajikistan, la diga di Rogun continua a crescere e raggiunge un nuovo traguardo nella corsa che la porterà a diventare la diga più alta del mondo.
Il corpo diga ha raggiunto quota 1.155 metri sul livello del mare, corrispondente a circa 190 metri di altezza rispetto ai 335 previsti a completamento dell’infrastruttura. Un risultato che non rappresenta soltanto un nuovo record nel cantiere, ma ha aperto la strada a un ulteriore innalzamento del livello dell’invaso fino a quota 1.140 metri sul livello del mare.
Più acqua significa soprattutto più energia rinnovabile, perché Rogun possiede una caratteristica particolare: sta già producendo elettricità mentre viene costruita. Due delle sei turbine previste dal progetto sono infatti operative e il progressivo innalzamento dell’invaso garantirà loro una maggiore disponibilità d’acqua e un salto energetico più elevato, aumentando la produzione già durante la fase di realizzazione.
È questa forse l’immagine che meglio racconta la dimensione della diga di Rogun: una gigantesca infrastruttura che cresce metro dopo metro e che, mentre prende forma, comincia a trasformare il sistema energetico di un intero Paese.
Una diga di 335 metri: una montagna costruita dall’uomo
Rogun nasce in uno dei territori più spettacolari e complessi dell’Asia Centrale. La diga sorge sul fiume Vakhsh, alimentato dalle acque provenienti dalle catene montuose della regione, e una volta terminata raggiungerà 335 metri di altezza, diventando la diga più alta del mondo.
Webuild sta realizzando il Lotto 2 del progetto, del valore di circa 2,3 miliardi di dollari, per conto di OJSC Rogun HPP, con l’obiettivo di dar vita a un’opera dotata di sei turbine da 600 MW ciascuna, per una capacità installata complessiva di 3.600 MW.
Numeri che restituiscono solo in parte la complessità della costruzione. Rogun è infatti una diga idroelettrica in rockfill con nucleo d’argilla. Per realizzarla il fiume Vakhsh è stato deviato attraverso due gallerie sotterranee necessarie per consentire di lavorare sulle fondazioni, mentre la fondazione del nucleo è stata suddivisa in otto blocchi lunghi tra 20 e 25 metri, per uno sviluppo complessivo di 180 metri. Per la loro realizzazione sono stati impiegati circa 290mila metri cubi di calcestruzzo rullato e compattato.
Anche il nuovo traguardo raggiunto racconta la scala del cantiere. Oltre la metà del materiale previsto per il corpo diga è già stata posata e sono stati realizzati più di 500mila metri lineari di perforazioni per il consolidamento delle fondazioni e per la cortina impermeabile. Una sfida ingegneristica estrema, affrontata in un ambiente montano e attraverso un sistema produttivo progettato per movimentare enormi quantità di materiali.
Il cantiere ad alta quota che riscrive come si costruiscono le grandi centrali idroelettriche
Costruire una diga idroelettrica di 335 metri significa anche ripensare la logistica del cantiere.
Per Rogun è stato sviluppato un sistema di nastri trasportatori lungo 8 chilometri, all’interno del quale opera il Flying Belt System, installato sulla riva sinistra a valle della diga. Si tratta di un nastro sospeso lungo 650 metri, sostenuto da funi d’acciaio e capace di trasportare fino a 3.000 tonnellate di materiale ogni ora.
Una soluzione che permette di accelerare la movimentazione dei materiali riducendo contemporaneamente il ricorso ai mezzi pesanti e quindi le emissioni legate alle attività di cantiere.
Tecnologia e capacità costruttiva diventano così indispensabili per governare un progetto che procede contemporaneamente su più fronti: dall’innalzamento del corpo diga al consolidamento delle fondazioni, dall’impermeabilizzazione alla gestione delle acque.
E ogni metro conquistato avvicina Rogun non soltanto al record mondiale dei 335 metri, ma soprattutto al suo vero obiettivo: trasformare l’acqua delle montagne in energia idroelettrica per il Tajikistan.
La diga più alta del mondo per raddoppiare l’energia del Tajikistan
È sul terreno energetico che la dimensione di Rogun supera quella, già eccezionale, dell’opera d’ingegneria. Una volta entrate in funzione tutte le sei turbine, i 3.600 MW di capacità installata consentiranno alla diga di raddoppiare l’attuale produzione elettrica del Tajikistan.
L’impatto è particolarmente significativo per un Paese di circa 10,3 milioni di abitanti, dove l’idroelettrico rappresenta la principale fonte energetica e dove una parte consistente della popolazione continua a sperimentare carenze di energia, soprattutto durante i mesi invernali.
La diga di Rogun nasce quindi come risposta a una necessità nazionale, ma la sua influenza è destinata ad andare oltre i confini del Tajikistan. L’energia idroelettrica prodotta potrà infatti rafforzare gli scambi con i Paesi vicini e contribuire a modificare gli equilibri energetici dell’Asia Centrale. Nei programmi legati allo sviluppo dell’infrastruttura rientra la prospettiva di esportare parte dell’elettricità verso Uzbekistan e Kazakistan, anche nell’ambito di scambi energetici regionali.
Da Rogun a GERD: le nuove dighe più grandi del mondo rivoluzionano l’idroelettrico
A migliaia di chilometri dal Tajikistan, un’altra grande infrastruttura racconta la stessa trasformazione.
È la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), realizzata da Webuild in Etiopia e indicata come il più grande impianto idroelettrico del continente africano.
Rogun e GERD appartengono a geografie, sistemi fluviali e contesti economici differenti, ma condividono una caratteristica fondamentale: la capacità di trasformare una grande opera idraulica in un’infrastruttura strategica per lo sviluppo energetico di un’intera regione.
In Etiopia, la Grand Ethiopian Renaissance Dam rappresenta la scala continentale della nuova produzione idroelettrica africana. In Tajikistan, la diga di Rogun punta a raddoppiare la produzione elettrica nazionale e a rafforzare il ruolo del Paese negli scambi energetici dell’Asia Centrale.
Due infrastrutture che mostrano come le grandi dighe contemporanee non siano soltanto record di ingegneria, ma infrastrutture capaci di accompagnare la crescita economica, aumentare la disponibilità di elettricità e mettere a disposizione dei territori grandi quantità di energia rinnovabile.