Si chiama MudHoney, come la band grunge nata a Seattle, negli Stati Uniti, alla fine degli anni Ottanta. Il nome lo hanno scelto i cittadini, con migliaia di voti. Questa gigantesca TBM (Tunnel Boring Machine) ha scavato sotto la città una galleria lunga 4,3 chilometri.
Un tunnel che non porta treni, non porta auto, ma trattiene la pioggia o, più precisamente, guadagna tempo, aumentando la resilienza della città.
Perché quando una metropoli viene colpita da precipitazioni intense, con il rischio concreto di alluvioni, il problema non è soltanto quanta acqua cade, ma quanto rapidamente la rete urbana riesce a raccoglierla, trasportarla e trattarla.
Seattle a rischio inondazioni: nelle fognature, un mix di pioggia e acque reflue
A Seattle, città dello Stato di Washington, il problema è particolarmente evidente.
In molti quartieri storici, tra cui Ballard, Fremont, Wallingford e Queen Anne, le acque meteoriche e le acque reflue viaggiano ancora nelle stesse fognature. Durante i periodi asciutti il sistema funziona normalmente, ma quando la pioggia aumenta il volume può superare la capacità disponibile e provocare i cosiddetti combined sewer overflows, scarichi di acqua piovana mescolata a reflui nei corsi d’acqua circostanti.
È proprio a questo problema che risponde lo Ship Canal Water Quality Project, appena completato da Lane Construction, società statunitense del Gruppo Webuild, per Seattle Public Utilities nell’ambito della partnership tra la Città di Seattle e King County.
Una grande galleria per raccogliere le acque in eccesso e convogliarle ai depuratori
Al centro del progetto c’è un grande tunnel sotterraneo di accumulo, lungo circa 4,3 chilometri e con un diametro interno di 5,7 metri. Durante le tempeste può trattenere temporaneamente oltre 112 milioni di litri di acqua piovana e acque reflue. Quando la precipitazione termina e la pressione sulla rete diminuisce, l’acqua accumulata viene gradualmente convogliata agli impianti di depurazione.
Il risultato atteso è significativo: circa 284 milioni di litri di acque contaminate in meno ogni anno nel Lake Washington Ship Canal, in Salmon Bay e nel Lake Union. Tanto per avere un termine di confronto è abbastanza acqua da riempire più di 110 piscine olimpioniche: l’effetto sulla riduzione dell’inquinamento idrico è quindi evidente.
L’idea è logica: se durante un temporale la città non riesce a trattare tutta l’acqua in arrivo, invece di lasciarla sfuggire la soluzione migliore è metterla da parte. Un sistema che richiama il concetto della città-spugna, sempre più presente nella progettazione urbana contemporanea: una città che non considera la pioggia soltanto come qualcosa da allontanare, ma come un flusso da rallentare, assorbire, immagazzinare e gestire.
In superficie questo può significare parchi drenanti, rain gardens, pavimentazioni drenanti e permeabili e aree verdi. Sotto terra può voler dire costruire infrastrutture in grado di raccogliere e immagazzinare l’acqua.
L’infrastruttura invisibile che aumenta la resilienza di Seattle
Il tunnel dello Ship Canal appartiene a questa seconda famiglia: una grande infrastruttura invisibile che entra in funzione proprio quando la rete urbana è sottoposta alla massima pressione.
Per realizzarlo, la TBM MudHoney ha scavato sotto quartieri densamente urbanizzati con una testa di circa sei metri di diametro, permettendo di costruire la galleria senza trasformare la superficie in un cantiere continuo.
È forse questo uno degli aspetti più interessanti delle nuove infrastrutture per l’acqua: alcune delle opere più importanti per aumentare la resilienza delle città sono quelle che, una volta completate, quasi scompaiono. Restano sotto strade e case, invisibili per gran parte dell’anno. Poi arriva la pioggia ed è allora che la città sotto la città entra in funzione.