La sicurezza nazionale, come universalmente intesa, si riferisce alle misure, alle politiche e alle istituzioni che uno Stato adotta per garantire la propria sopravvivenza, proteggere il proprio territorio, i cittadini e le istituzioni da minacce esterne e interne. Di qui al pensiero di arsenali militari o a operazioni di intelligence per difendere i propri confini, il passo è breve. Ma non è più così, o lo è sempre meno.
Oggi, un ruolo prioritario nella resilienza e nella stabilità economica di un Paese è giocato dal livello e dalla qualità del suo patrimonio infrastrutturale, e si traduce nella capacità di mantenere attive reti idriche, energetiche e di trasporto anche sotto pressione climatica, economica o geopolitica.
Si prenda, per esempio, la guerra in Ucraina, dove la funzionalità di ponti e corridoi logistici ha permesso evacuazioni, flussi umanitari e continuità territoriale, mentre la protezione e il ripristino degli impianti energetici sono essenziali per mantenere operativi servizi sanitari, comunicazioni e sistemi idrici.
In contesti diversi, dighe, sistemi di drenaggio e reti viarie hanno salvato vite durante eventi estremi. Le infrastrutture emergono così per ciò che sono diventate durante il corso degli ultimi decenni: architetture della sicurezza.
Dall’Autostrada A1 agli impianti di oggi per l’approvvigionamento cittadino
Andando indietro al secondo dopoguerra, la costruzione di grandi reti autostradali ha favorito l’integrazione economica e sociale negli Stati Uniti, con il reticolo delle highways deciso nel 1956 dal presidente Eisenhower.
Lo stesso vale per l’Italia, con la realizzazione nel 1964 dell’Autostrada del Sole (A1) che, con i suoi circa 760 km, rimane la più lunga autostrada italiana, con oltre 100 ponti e viadotti e 35 gallerie.
Si tratta di infrastrutture per i trasporti, vere e proprie spine dorsali di intere comunità, che hanno visto il largo contributo progettuale e costruttivo di Webuild e della sua controllata americana Lane Construction.
La capacità di sostenere lo sviluppo civile, ma anche quello della difesa e della logistica, si manifesta anche in opere infrastrutturali meno visibili ma altrettanto decisive. A Seattle, Lane sta realizzando il Ship Canal Water Quality Project, un tunnel di stoccaggio lungo 4,2 km e con diametro interno di circa 5,5 metri, progettato per intercettare le acque miste durante le tempeste.
La struttura impedirà mediamente a circa 75 milioni di galloni di acque contaminate all’anno di raggiungere i corsi d’acqua cittadini, migliorando la qualità ambientale e la resilienza urbana.
Sempre negli Stati Uniti, nel bacino del Colorado, Webuild ha costruito il Terzo Intake del Lake Mead, un’infrastruttura vitale per la sicurezza idrica del Nevada. Il progetto comprende un tunnel lungo circa 15.000 piedi (oltre 4,5 km) scavato sotto il lago Mead e un pozzo di accesso profondo oltre 600 piedi, progettati per resistere a pressioni fino a 17 bar.
L’infrastruttura consente di continuare a prelevare acqua anche con livelli critici del lago, evitando l’interruzione dell’approvvigionamento idrico per milioni di utenti.
Sul fronte orientale degli Stati Uniti, Webuild e Lane hanno partecipato alla realizzazione del Northeast Boundary Tunnel del programma Clean Rivers a Washington D.C., infrastruttura sotterranea progettata per intercettare le acque miste durante eventi estremi, ridurre gli scarichi non trattati nei fiumi urbani e mitigare il rischio di allagamenti, rafforzando la sicurezza ambientale e sanitaria della capitale federale.
Ponti, dighe e corridoi per i traffici marittimi: dalla Grand Ethiopian Renaissance Dam al Canale di Panama
Questi interventi rivelano una logica progettuale precisa e molto attuale: anticipare la vulnerabilità. Non reagire alla crisi, ma costruire sistemi in grado di assorbirla.
Su scala globale, il legame tra infrastrutture e sicurezza si è amplificato con l’introduzione delle nuove tecnologie. È il caso delle grandi dighe diventate pilastri del sistema energetico e industriale di intere nazioni, come la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), un complesso impianto realizzato in Etiopia da Webuild che, sfruttando le acque del Nilo Azzurro, raggiunge una potenza installata di 5.150 MW, equivalente a tre centrali nucleari di media grandezza.
GERD è insieme il più grande progetto idroelettrico africano mai realizzato e un’infrastruttura di scala globale che consolida l’autonomia energetica e la capacità dell’Etiopia di posizionarsi come hub energetico regionale.
La stabilità di una regione trova, inoltre, cardini fondamentali in ponti e corridoi marittimi. In Turchia, i tre ponti sul Bosforo — due dei quali realizzati dal Gruppo Webuild — costituiscono una vera intelaiatura di collegamento fra Europa e Asia, sostenendo flussi quotidiani di trasporto e commercio tra continenti.
Ancora più evidente è il caso dei grandi canali di navigazione, da quello di Suez all’istmo di Panama, elementi cruciali per il trasporto marittimo e il transito di navi militari. Anche qui, la sicurezza di intere aree geografiche poggia sulla tenuta delle infrastrutture.
Il Canale di Panama, ampliato nel giugno 2016 da Webuild, ha consolidato il proprio ruolo di snodo dei traffici marittimi globali. Nel 2025 ha visto il passaggio tra gli oceani Atlantico e Pacifico di 13.404 imbarcazioni, movimentando circa 489 milioni di tonnellate di merci e generando ricavi per 5,7 miliardi di dollari.
I due canali si confermano ogni giorno di più presidi per la continuità delle catene commerciali e distributive mondiali.
Ciò che unisce queste esperienze, dalle autostrade del Novecento agli impianti di rifornimento idrico, è una continuità culturale prima ancora che tecnica. Le infrastrutture sono strumenti con cui le società governano rischio, spazio e tempo. Consentono di ridurre incertezza, mantenere operativi sistemi complessi, sostenere la fiducia nel futuro.
È la stessa visione che emerge anche da Evolutio, l’iniziativa culturale lanciata da Webuild che fino al 7 aprile prossimo mette in mostra presso il Museo Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano tutte le grandi infrastrutture che in oltre un secolo di storia hanno dato il loro contributo alla crescita e allo sviluppo, garantendo allo stesso tempo stabilità e sicurezza.