Australia: il trasporto ai privati

Annunciato il piano per affidare in concessione la gestione di alcune reti di trasporto

tram a Melbourne, uno dei mezzi pubblici più diffusi in Australia

I sistemi di trasporto metropolitani sono sotto pressione ovunque, fra pressione demografica complessiva e incremento dell’urbanizzazione. Servono massicci investimenti, ma le risorse dei governi sono sempre più limitate: dove trovarle?

Privatizzare è la risposta che arriva dall’Australia. «L’esperienza sia qui sia all’estero dimostra che l’affidamento in concessione dei trasporti pubblici può offrire servizi migliori per i pendolari e risparmi significativi per i contribuenti. Reinvestire questi risparmi nelle nostre reti di trasporto pubblico contribuirà a fornire l’infrastruttura che permetterà all’Australia di rispondere alle nostre future sfide di crescita», ha dichiarato Philip Davies, Chief Executive Officer di Infrastructure Australia, organismo indipendente del Governo Australiano di ricerca e consulenza sugli investimenti infrastrutturali.

L’evoluzione prospettica del trasporto australiano, del resto, non sembra lasciare altra via d’uscita, almeno per quanto riguarda le grandi aree urbane. Oggi metropolitane, tram e bus rappresentano il mezzo di trasporto scelto dal 10% di chi vive o lavora nelle città principali del Paese, come Melbourne e Sydney. Ogni anno questo si traduce in circa 1,6 miliardi di viaggi sui mezzi pubblici.

Il dato percentuale è ancora basso se confrontato con i livelli di New York City, dove oltre il 55% delle persone usa un mezzo pubblico per andare a lavoro, secondo uno studio da University of Michigan Transportation Center. Ma è comunque in inesorabile crescita. Le proiezioni diffuse da un rapporto dalla National Transport Commission australiana parlano chiaro: è stato stimato che, fra il 2011 e il 2030, i volumi di traffico annuali su mezzi pubblici aumenteranno del 30%, da 19,72 a 25 miliardi di passeggeri-chilometro.

Secondo Infrastructure Australia si avrebbe un miglioramento del servizio e una riduzione dei costi a carico dei contribuenti. I risparmi potenziali di spesa pubblica, derivanti da una privatizzazione delle reti di trasporto pubblico nelle otto cosidette capital cities, oscillerebbero fra 11,6 miliardi di dollari australiani (9,1 miliardi di dollari americani) e 15,5 miliardi di dollari australiani (11,8 miliardi di dollari americani) fino al 2040 (PricewaterhouseCoopers).

L’affidamento in concessione non implica la vendita delle infrastrutture, che rimarrebbero comunque di proprietà del governo nazionale o di quelli locali. Nella competenza delle autorità pubbliche ricadrebbero anche le decisioni strategiche sul trasporto pubblico, come la pianificazione e lo sviluppo della rete, le tariffe e gli orari. Previa gara competitiva, ai privati sarebbe invece affidata la gestione operativa del servizio (per esempio, la metropolitana di Sydney o il tram di Canberra), per un periodo di tempo prefissato e con chiari obiettivi di performance e la previsione di sanzioni in caso di disservizi.

Il cambio di paradigma, però, non è facile da attuare. Sarebbe una mezza rivoluzione, e molte sono le resistenze. In Australia, infatti, la quasi totalità delle reti di trasporto pubblico fa capo alle autorità governative, con l’eccezione della metropolitana di Melbourne, privatizzata a fine anni ’90, e oggi affidata a un consorzio privato guidato dalla MTR, il gestore della metropolitana di Hong Kong, quotato in Borsa, ma tuttora controllato dalla stato di Hong Kong. Sempre MTR, inoltre, è capofila del consorzio che sta costruendo e poi guiderà la Sydney Metro Northwest.

 
La Sydney Harbour Bridge in Australia
 

Va anche detto, però, che la proposta avanzata da Infrastructure Australia è tutt’altro che isolata, inserendosi invece in un trend internazionale. Secondo l’UITP (Unione Internazionale del Trasporto Pubblico), nell’ultimo decennio i sistemi di trasporto pubblico stanno andando nella direzione di un coinvolgimento della comunità imprenditoriale, «collegando sviluppo immobiliare e trasporto o chiedendo al settore privato di prendere il comando attraverso partnership pubblico-privato».

Infrastructure Australia prevede una road map basata su accountability e trasparenza. Il punto fondamentale di questo approccio è che una porzione dei risparmi di spesa pubblica generati da una più efficiente gestione in mano all’operatore privato debba essere reinvestita in nuovo materiale rotabile, rifacimento delle stazioni, nuove linee, traducendosi in un aumento di qualità percepito dagli utenti. Questo approccio passerebbe per tre momenti: l’identificazione preliminare della misura dei risparmi, costruendo un benchmark basato sulla spesa corrente di gestione e manutenzione dei network pubblici; la decisione preliminare sul reinvestimento dei risparmi; la pubblicazione di tutte le informazioni.  

La privatizzazione, riconosce Infrastructure Australia, è «una questione controversa per la comunità». Perciò, prima di tutto, andranno sciolti i dubbi e le perplessità dell’opinione pubblica su una serie di aspetti che vanno dalla qualità alla frequenza del servizio, al prezzo dei biglietti, fino ai rischi di eventuali fallimenti. Anche alla luce delle molte critiche sollevate dalla proposta, «affrontare le preoccupazioni della comunità riguardo alla privatizzazione dovrebbe essere il primo passo della riforma».

Non va però dimenticato che, privatizzazione o meno, senza investimenti in infrastrutture il trasporto pubblico non potrà che peggiorare.  «La combinazione fra domanda crescente e reti esistenti al limite delle loro capacità mette a rischio la qualità del servizio e implica che sono necessari significativi investimenti – si legge nel rapporto di Infrastructure Australia. – Se non si interviene, gli australiani sono destinati a sperimentare un peggioramento del servizio e un aumento dei costi».  

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