Tokyo, la città a prova di terremoto

INNOVAZIONE E TECNOLOGIA METTONO LA METROPOLI AL RIPARO DAL RISCHIO DI UN GRANDE SISMA

strutture antisismiche a tokyo, giappone

Il terremoto che pochi giorni fa ha colpito duramente Osaka, la seconda città giapponese per popolazione e valore economico, conferma una volta ancora l’eccellenza del Giappone nella protezione dal rischio sismico.

Il bilancio finale di 3 vittime e oltre 200 feriti appare molto contenuto rispetto ad un evento di magnitudo 6.1 della scala Richter che, in qualunque altra parte del mondo, avrebbe causato ben altre tragedie.

Ma inevitabilmente lo sciame sismico che dall’epicentro vicino Osaka si è allargato in altre regioni del paese arrivando fino a Tokyo, porta l’attenzione proprio sulla capitale del Giappone, culla delle tecnologie più moderne in chiave antisismica e oggi al centro di un piano di sviluppo ancora più sofisticato in vista dei Giochi Olimpici del 2020. Le Olimpiadi torneranno infatti a Tokyo dopo l’ultima edizione del 1964, ma quella che troveranno è una città profondamente diversa da allora. Una città e un paese dove la battaglia ai terremoti si combatte tutti i giorni a colpi di innovazione e tecnologie e dove la spinta agli investimenti è sempre forte, come confermano i dati rilasciati dal ministero delle Infrastrutture secondo i quali il costo per mantenere, riparare e gestire acquedotti, porti, aeroporti e altre grandi opere in tutto il paese raggiungerà nel 2023 i 46,1 miliardi di dollari annui.

Tokyo, la città più sicura del mondo

Nonostante il rischio costante di essere colpita da un devastante terremoto, Tokyo è stata nominata nel 2017 dal Safe Cities Index dell’Economist Intelligence Unit la città più sicura al mondo, seguita da Singapore e, al terzo posto, da Osaka.

Del resto, proteggere le persone dai terremoti è essenziale per una città in continuo movimento, una megalopoli da 13 milioni di abitanti che si estende per oltre 2.000 chilometri quadrati e viene attraversata da una complessa rete di trasporti (13 linee metropolitane e 100 linee di superficie).

Un imperativo che Tokyo rispetta, come conferma l’indice dell’Economist che mette in fila le performance di 60 città nel mondo che si distinguono per la sicurezza in vari settori, dalla sicurezza digitale a quella fisica. Un valore importante viene poi riconosciuto alla sicurezza delle infrastrutture che, nel caso di Tokyo, raggiungono standard qualitativi elevatissimi.

E proprio il rischio terremoti è stata la molla più grande che ha spinto, tanto il governo quanto l’amministrazione cittadina, a investire in infrastrutture sempre più moderne ed efficienti.

Attualmente – riporta la Tokyo University – l’87% degli edifici cittadini è stato costruito rispettando i più moderni criteri antisismici. Un esempio su tutti è la Tokyo Skytree. Inaugurata nel 2012, la torre alta 2.080 piedi è stata progettata da un team composto da 100 esperti affinché fosse totalmente “impermeabile” ai terremoti. Un risultato ottenuto ispirandosi, per la costruzione della struttura interna della torre, alle antiche pagode cinesi.

Nella realizzazione di altri grattacieli è stato invece utilizzato uno speciale pendolo pesante 300 tonnellate e capace di smorzare le vibrazioni, che permette agli edifici di oscillare meglio in caso di sisma. Lo strumento è stato brevettato da una compagnia di real estate di Tokyo e costa sul mercato 51 milioni di dollari.

La città investe così nelle nuove tecnologie e lo fa con soluzioni innovative che ne riscrivono il volto, in superficie ma anche sottoterra. E proprio sotto le fondamenta di Tokyo, tra campi di calcio, parchi ed edifici, corre il Metropolitan Area Outer Underground Discharge Channel, un tunnel lungo oltre 6 chilometri progettato per raccogliere la bomba d’acqua di un eventuale tsunami o ciclone e farla confluire senza traumi nel fiume Edo. Per costruire il tunnel ci sono voluti 13 anni e 3 miliardi di dollari, ma il suo contributo nel migliorare gli standard di sicurezza della città è elevatissimo.

 
strutture antisismiche a tokyo, giappone
 

Tecnologia al servizio delle infrastrutture

In media ogni anno il Giappone viene scosso da 2mila eventi sismici, alcuni dei quali con una consistente potenza distruttiva. Nel 2011, quando il paese venne colpito da un terremoto di magnitudo 9.0 della scala Richter, c’erano 27 Shinkansen in movimento. Tuttavia, grazie ai sensori disposti in tutto il territorio nazionale che permettono di anticipare gli eventi sismici, sono stati attivati i freni di emergenza dei treni proiettile pochi secondi prima l’arrivo della scossa più violenta e nessuno dei viaggiatori dei treni ha perso la vita o è rimasto ferito.

Ma questo risultato non è casuale. Il governo nipponico ha speso 1 miliardo di dollari per realizzare il famoso sistema di analisi dei tracciati sismici che permette di dare un alert 80 secondi prima della scossa più forte, e questo – soprattutto in città come Tokyo – è essenziale per garantire il tempo necessario per le operazioni più urgenti come allontanarsi dalle finestre e bloccare le tubature di gas evitando così il rischio esplosione.

Sono opere importanti, che tuttavia non esauriscono il bisogno del paese di continuare a investire nella costruzione di infrastrutture moderne. Secondo un calcolo del ministero delle Infrastrutture giapponese, nel 2023 il costo per mantenere, riparare e gestire acquedotti, porti, aeroporti e altre grandi opere raggiungerà i 46,1 miliardi di dollari, il 40% in più rispetto a dieci anni prima.

Settant’anni di innovazioni

Le nuove tecnologie al servizio della sicurezza dei cittadini sono il frutto di un lungo percorso di crescita e di sviluppo iniziato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e accompagnato da una normativa stringente e da tecnologie all’avanguardia.

Il primo grande terremoto del Dopoguerra è quello di Fukui del 1948. Due anni dopo, nel 1950, viene approvato il Building Standards Act, un primo regolamento che impone il rispetto di alcuni standard nella costruzione delle infrastrutture. Dopo il terremoto di Tokachi del 1968, l’Atto viene aggiornato, per essere poi nuovamente aggiornato nel 1981. Da allora le regolamentazioni sono andate di pari passo con lo sviluppo delle nuove tecnologie antisismiche, con aggiornamenti continui e livelli di sicurezza elevatissimi. L’amministrazione di Kobe ha dichiarato che, dopo il terremoto di Hanshin del 1995, solo l’1% degli edifici costruiti dopo il 1981 è crollato. E nel 2011, nell’occasione del Great East Japan Earthquake, uno dei più violenti della storia nipponica, nessun edificio nella business area di Sendai ha subito danni.

Una prova in più che dimostra come la corsa all’innovazione nella costruzione di infrastrutture sempre più moderne possa avere come primo risultato la tutela della vita delle persone.

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