Dal depuratore di Napoli a Buenos Aires: il trattamento acque per le grandi città

Ogni giorno le grandi città producono enormi quantità di acque reflue che devono essere raccolte, trattate e restituite all’ambiente. Una sfida sempre più importante mentre cresce la popolazione urbana e aumenta la pressione sulle risorse idriche. Da Napoli a Buenos Aires, passando per Istanbul, le grandi infrastrutture per la depurazione proteggono mari e fiumi e, grazie alle nuove tecnologie, trasformano l’acqua utilizzata in una risorsa che può tornare a disposizione delle città.

A Napoli la sfida dell’acqua passa anche da San Giovanni a Teduccio, nella parte orientale della città, dove alla fine degli anni Novanta è stato realizzato uno dei grandi impianti destinati a raccogliere e depurare le acque reflue dell’area metropolitana.

Oggi quell’impianto si prepara a cambiare volto. Il progetto di adeguamento funzionale del Depuratore di Napoli Est, del valore complessivo di 111 milioni di euro, è stato affidato al raggruppamento costituito da Fisia Italimpianti, controllata del Gruppo Webuild, e dalla spagnola Acciona.

L’obiettivo è trasformare e potenziare un’infrastruttura strategica per un territorio densamente abitato, introducendo processi biologici avanzati e garantendo il trattamento delle acque reflue prodotte da circa 860mila persone distribuite in quattordici comuni.

Ma il progetto non si ferma ai confini dell’impianto. L’acqua trattata è destinata infatti ad avere un impatto diretto sulla qualità delle acque del Golfo di Napoli e sul futuro di una parte del litorale orientale della città. Il miglioramento del sistema di depurazione potrà contribuire al recupero di tratte di costa oggi penalizzate, accompagnando i programmi di riqualificazione urbana e creando le condizioni per restituire alla balneazione aree oggi meno accessibili.

È proprio qui che un depuratore smette di essere soltanto un’infrastruttura tecnica e diventa una leva di trasformazione urbana.

Da Napoli al resto del mondo: la grande sfida del trattamento delle acque reflue

Quello di Napoli è un tassello di una sfida che riguarda ormai tutte le grandi città del mondo. Ogni giorno milioni di metri cubi d’acqua entrano nelle case, negli uffici, nelle attività commerciali e negli impianti industriali per uscirne trasformati in acque reflue. Raccoglierle, trasportarle, trattarle e restituirle all’ambiente in condizioni di sicurezza è uno dei servizi essenziali che permettono alle metropoli contemporanee di funzionare.

Eppure il divario infrastrutturale resta enorme. Secondo UN-Water, nel 2022 il 42% delle acque reflue domestiche prodotte nel mondo non veniva trattato in condizioni di sicurezza prima di essere scaricato nell’ambiente, pari a un volume stimato in circa 113 miliardi di metri cubi di acque reflue domestiche immesse ogni anno nell’ambiente senza un trattamento adeguato.

Il tema diventa ancora più urgente se si guarda alla crescita delle città e alla pressione crescente sulle risorse idriche. La Banca Mondiale stima che i centri urbani e le attività industriali producano complessivamente quasi un miliardo di metri cubi di acque usate ogni giorno.

Per questo il trattamento delle acque reflue è diventato una delle grandi infrastrutture invisibili della città contemporanea, un sistema che protegge fiumi, mari e falde, riduce i rischi sanitari e ambientali e, grazie alle nuove tecnologie, permette sempre più spesso di recuperare l’acqua e destinarla a nuovi utilizzi.

Acque reflue: da scarto a risorsa

Per decenni le acque reflue sono state considerate essenzialmente uno scarto da eliminare. Oggi l’obiettivo è diverso: trattarle fino a trasformarle nuovamente in una risorsa.

La Banca Mondiale parla di un passaggio dagli impianti di depurazione tradizionali a vere e proprie water resource recovery facilities, infrastrutture capaci non soltanto di rimuovere contaminanti e agenti patogeni, ma anche di recuperare acqua, energia e nutrienti.

Il riuso dell’acqua depurata può ridurre la pressione sulle fonti naturali e offrire nuove risorse per l’agricoltura, l’industria, l’irrigazione urbana e altri usi compatibili. Una prospettiva destinata a diventare sempre più importante proprio nelle grandi aree metropolitane, dove si concentrano allo stesso tempo consumi elevati e grandi quantità di acque reflue da trattare.

In questa trasformazione la tecnologia gioca un ruolo decisivo: processi biologici avanzati, sistemi di filtrazione, membrane, grandi stazioni di pompaggio e infrastrutture sotterranee permettono di gestire volumi che fino a pochi decenni fa sarebbero stati difficilmente immaginabili.

Riachuelo, la grande infrastruttura che risana Buenos Aires

A quasi 11mila chilometri da Napoli, Buenos Aires racconta la stessa sfida su una scala ancora più grande.

Il fiume Matanza-Riachuelo attraversa una delle aree urbane e industriali più densamente popolate dell’Argentina e per oltre un secolo ha rappresentato uno dei peggiori casi di inquinamento idrico dell’America Latina. Industrie, crescita urbana e scarichi hanno progressivamente compromesso l’ecosistema del bacino, trasformando il suo risanamento in una delle maggiori sfide ambientali del Paese.

È nato così il Sistema Riachuelo, il più grande progetto di trattamento delle acque reflue mai realizzato in America Latina, sostenuto anche dalla Banca Mondiale e pensato per cambiare radicalmente la gestione degli scarichi dell’area metropolitana di Buenos Aires.

Il sistema, entrato in funzione nel 2025, è articolato in tre grandi lotti, due dei quali realizzati dal Gruppo Webuild. Il Lotto 2, realizzato da Fisia Italimpianti e dai suoi partner, rappresenta il cuore del trattamento e comprende una stazione di pompaggio in ingresso con una capacità di 36 metri cubi al secondo, un impianto di pretrattamento da 27 metri cubi al secondo e una stazione di pompaggio in uscita.

Nel suo complesso, il Sistema Riachuelo può trattare fino a 2,3 milioni di metri cubi di acque reflue al giorno, migliorando le condizioni igienico-sanitarie di oltre 4,3 milioni di persone in quattordici municipalità e consentendo l’estensione della rete delle fognature a ulteriori 1,5 milioni di abitanti.

La complessità del Sistema Riachuelo emerge soprattutto osservando ciò che accade dopo il trattamento. Il Lotto 3, anch’esso realizzato da Webuild, comprende infatti un tunnel subfluviale lungo 12 chilometri, scavato fino a circa 40 metri sotto il letto del Río de la Plata. Con un diametro interno di 4,3 metri, il tunnel trasporta le acque trattate fino al punto di dispersione.

Qui entra in funzione una delle soluzioni ingegneristiche più innovative dell’intero sistema: 34 condotte verticali in acciaio, i cosiddetti risers, collegano il tunnel al letto del fiume e permettono una dispersione controllata e uniforme delle acque, una soluzione tecnologica che nel 2021 ha ottenuto l’ITA (International Tunnelling Award).

Turchia: dall’impianto di depurazione, l’acqua torna a Istanbul

Un altro modello di trattamento delle acque arriva da Istanbul, una delle più grandi aree urbane del Mediterraneo. Qui Fisia Italimpianti ha lavorato all’impianto di trattamento delle acque reflue di Ataköy, nella parte europea della metropoli.

L’intervento ha previsto l’ammodernamento dell’impianto di depurazione esistente e la realizzazione di nuove sezioni di trattamento biologico, introducendo anche la tecnologia MBR, Membrane Bio-Reactor. Grazie alle membrane, l’acqua viene sottoposta a un processo avanzato che ne consente il recupero e il riutilizzo.

Una parte delle acque trattate può così tornare nella città ed essere impiegata, ad esempio, per l’irrigazione delle aree verdi e la pulizia delle strade. È un passaggio apparentemente semplice ma sostanziale: l’acqua entra nella città, viene utilizzata, raccolta, depurata e torna disponibile per un nuovo impiego.

Dai depuratori alla dissalazione: le infrastrutture dell’acqua per le città del futuro

Da Napoli a Buenos Aires, passando per Istanbul, la sfida è la stessa: costruire città capaci di crescere senza trasferire sui fiumi e sui mari il costo ambientale della propria crescita.

È su questo terreno che si inserisce l’esperienza di Webuild e di Fisia Italimpianti, leader nella progettazione e realizzazione di impianti complessi per il trattamento e la dissalazione delle acque.

Gli impianti di trattamento realizzati da Fisia servono oggi oltre 9 milioni di persone nel mondo, mentre l’esperienza complessiva di Webuild nel settore dell’acqua si estende all’intero ciclo delle risorse idriche, dalle grandi dighe agli acquedotti, dagli impianti di depurazione alle infrastrutture per la difesa idraulica.

In questo quadro, il Depuratore di Napoli Est rappresenta oggi il ritorno in Italia di questo patrimonio di competenze internazionali. Perché trattare le acque reflue di una grande città significa molto più che costruire un depuratore. Significa proteggere il mare e i fiumi, recuperare territori, rendere nuovamente accessibili tratti di costa, ridurre la pressione sulle risorse naturali e restituire acqua pulita all’ambiente.