Crisi idrica in Spagna: centrali idroelettriche e infrastrutture per la gestione acqua

Un nuovo piano di investimenti ricalca le politiche di sviluppo lanciate da molti stati per far fronte alla siccità e alle conseguenze del cambiamento climatico. In particolare, viene riconosciuto il valore strategico delle centrali idroelettriche per la produzione di energia rinnovabile e la sicurezza idrica.

Negli ultimi anni la Spagna è diventata uno dei laboratori più avanzati d’Europa nella gestione della crisi idrica. Il Paese, storicamente abituato a convivere con lunghi periodi di siccità, è chiamato oggi ad affrontare una sfida amplificata dalle conseguenze del cambiamento climatico: precipitazioni sempre più irregolari, ondate di calore più frequenti e una domanda d’acqua crescente.

Non è solo una questione ambientale: in gioco c’è la stabilità di interi sistemi economici. Dall’Andalusia alla Catalogna, la riduzione delle risorse idriche ha già avuto effetti sull’agricoltura e sulla gestione urbana, con restrizioni ai consumi di acqua e misure straordinarie per garantire l’approvvigionamento alle popolazioni e alle attività produttive.

In questo scenario, la Spagna sta rafforzando una strategia che combina nuove tecnologie, infrastrutture e pianificazione delle risorse idriche.

Accanto allo sviluppo di impianti di desalinizzazione e al riuso delle acque reflue, un ruolo centrale continua a essere svolto dai grandi bacini artificiali. Il Paese possiede infatti quasi 1.300 serbatoi e dighe, una rete che consente di regolare i flussi idrici, mitigare gli effetti della crisi idrica e garantire riserve nei periodi di scarsità di pioggia.

Oltre alle infrastrutture già in funzione, la Spagna sta rafforzando la propria strategia di gestione dell’acqua con un ampio programma di investimenti pubblici. Nel 2023 il governo ha approvato il nuovo ciclo dei Piani Idrologici nazionali, che definiscono la politica idrica fino al 2027 e prevedono circa 22,8 miliardi di euro di investimenti per migliorare la gestione delle risorse idriche, modernizzare infrastrutture esistenti e aumentare la resilienza al cambiamento climatico.

Il piano include interventi su bacini e dighe, misure per la sicurezza delle opere idrauliche e nuove infrastrutture per la regolazione dei fiumi.

Parallelamente, Madrid sta investendo anche sull’energia idroelettrica e sull’accumulo. Il Paese ha lanciato programmi di finanziamento per lo sviluppo di impianti idroelettrici e di pumped storage, con l’obiettivo di raggiungere 22,5 gigawatt di capacità di accumulo dell’energia entro il 2030, integrando i bacini esistenti con nuovi sistemi energetici e migliorando l’efficienza della rete elettrica.

Impianti idroelettrici: il ruolo globale delle dighe nella transizione energetica

Nel mondo, l’energia idroelettrica continua a essere una delle colonne portanti della transizione energetica. Nonostante la crescita di eolico e solare, l’idroelettrico rimane la più grande fonte di energia sostenibile a livello globale.

Secondo l’International Energy Agency, gli impianti idroelettrici producono circa 4.500 terawattora di energia all’anno, pari a circa il 14% dell’elettricità mondiale. La capacità installata globale supera ormai 1.400 gigawatt, un livello che rende l’idroelettrico la principale tecnologia rinnovabile del sistema energetico mondiale.

Non è solo una questione di quantità di energia prodotta: le dighe svolgono anche un ruolo fondamentale nella stabilità delle reti elettriche.

A differenza delle fonti intermittenti come il solare e l’eolico, gli impianti idroelettrici possono modulare rapidamente la produzione e fornire servizi di accumulo e regolazione. Non a caso oltre il 90% della capacità globale di accumulo dell’energia è legata agli impianti idroelettrici a pompaggio. Per questo motivo, molte strategie energetiche nazionali continuano a includere nuovi progetti idroelettrici o il potenziamento di opere idrauliche esistenti.

Gestione acqua: le dighe come infrastrutture della sicurezza idrica

La combinazione tra crisi climatica e crescita della domanda d’acqua sta riportando al centro del dibattito globale il ruolo delle grandi opere idrauliche.

Secondo molti esperti di gestione dell’acqua, la sfida dei prossimi decenni non sarà soltanto produrre energia rinnovabile, ma anche garantire la sicurezza idrica delle società. In questo senso, gli impianti idroelettrici rappresentano uno strumento chiave per governare cicli naturali sempre più estremi, caratterizzati da alternanza tra lunghi periodi di siccità e precipitazioni intense.

È esattamente la situazione che si osserva in molti paesi mediterranei, Spagna compresa. La variabilità climatica rende necessario accumulare acqua nei momenti di abbondanza per poterla distribuire quando le piogge diminuiscono. Le centrali idroelettriche diventano quindi un’infrastruttura di resilienza territoriale, capace di sostenere la domanda agricola così come quella massiccia che arriva dagli insediamenti urbani e industriali.

Il contributo di Webuild alla costruzione di grandi centrali idroelettriche

In questo scenario globale, il settore delle infrastrutture ha sviluppato competenze sempre più avanzate nella progettazione e costruzione di dighe, bacini e impianti idroelettrici.

Tra i protagonisti internazionali di questo settore c’è il Gruppo Webuild, leader mondiale nel settore hydro, che nel corso della sua storia ha contribuito alla costruzione di oltre 300 dighe e impianti idroelettrici in tutto il mondo, dalle grandi dighe africane fino alla diga di Rogun, attualmente in costruzione in Tajikistan, destinata a diventare la diga più alta al mondo.

Uno degli esempi più emblematici è la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) sul Nilo Azzurro, il più grande impianto idroelettrico dell’Africa inaugurato nel settembre del 2025. L’infrastruttura è in grado di raddoppiare la produzione energetica del Paese. Per questo, rappresenta un progetto strategico per la sicurezza energetica dell’Etiopia e per lo sviluppo dell’intera regione, con una capacità installata destinata a rendere il Paese uno dei principali produttori di energia rinnovabile del continente.

Opere idrauliche di questa scala dimostrano come le centrali idroelettriche non siano soltanto infrastrutture energetiche ma strumenti di trasformazione economica e sociale. Oltre a produrre energia sostenibile, queste infrastrutture consentono di regolare i flussi idrici, sostenere l’agricoltura, migliorare l’accesso all’acqua e rafforzare la resilienza delle comunità ai cambiamenti climatici.