Cento anni fa Napoli sperimentava un’idea di mobilità urbana che in Italia non aveva precedenti. Nel 1925 entrava infatti in funzione il Passante ferroviario, la prima infrastruttura su rotaia del Paese concepita e utilizzata come servizio di trasporto ferroviario urbano, con stazioni e fermate sotterranee integrate nel tessuto della città.
Un’opera pionieristica, capace di collegare in continuità i quartieri orientali e occidentali lungo un asse di circa 14 chilometri, anticipando il moderno concetto di metropolitana. E lo fa ancora oggi, grazie naturalmente ad interventi di ammodernamento effettuati nei decenni successivi alla sua entrata in servizio, per tenere il passo con la crescita della città.
L’opera, che ha accompagnato lo sviluppo cittadino degli ultimi cento anni, è conosciuta oggi come Linea 2. Secondo Trenitalia (l’attuale gestore della linea parte del Gruppo FS), con le sue 12 fermate (quattro in più rispetto alla linea originale), il vecchio Passante Ferroviario serve oggi circa 90.000 persone al giorno. È integrato con le altre linee ferroviarie urbane e suburbane costruite negli anni, che formano insieme una rete di quasi 40 chilometri in una città con un milione di abitanti.
Il suo impatto sulla città è parte di quella storia di sviluppo trainato dalle infrastrutture narrata dalla Mostra Evolutio – For 120 years we have been building infrastructure for the future, promossa dal Gruppo Webuild e aperta dall’11 febbraio al 7 aprile a Milano presso il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci.
Dalla Cumana a Napoli al Passante ferroviario: un treno elettrificato a doppio binario
Quando il Passante ferroviario entrò in funzione nel settembre 1925, il suo treno E-20 correva su un binario affiancato da una terza rotaia elettrificata che alimentava il suo motore.
Sebbene una linea ferroviaria a binario unico lunga 20 chilometri, chiamata Cumana, servisse la città già dal 1890, il Passante venne considerato diverso.
L’infrastruttura era infatti costituita da due binari (uno per senso di marcia) e trasportava pendolari all’interno dell’area urbana. La Cumana a Napoli, invece, era più un treno turistico, che portava le persone verso spiagge e siti archeologici fuori dal centro.
Il primo servizio di trasporto ferroviario sotterraneo in Italia
Secondo un articolo pubblicato sulla stampa italiana qualche mese fa, il Passante ferroviario è stato descritto al momento della sua inaugurazione come il primo servizio pubblico di trasporto su ferro in Italia.
E il fatto che alcune delle sue stazioni fossero sotterranee gli valse anche il titolo di primo servizio ferroviario urbano sotterraneo del Paese, mentre la prima vera linea metropolitana italiana moderna sarebbe stata quella nota come Linea B di Roma, aperta nel 1955 per collegare la stazione Termini al quartiere EUR.
Oltre alle stazioni terminali del Passante (Napoli Centrale-Piazzale Basso e Pozzuoli Solfatara), le altre fermate erano Napoli Piazza Cavour, Napoli Montesanto, Napoli Piazza Amedeo, Napoli Chiaia e Napoli Fuorigrotta.
Costruito tra il 1906 e il 1925, il Passante ferroviario aveva un’altra caratteristica moderna che lo distingueva: le scale mobili. «Montesanto e Piazza Cavour – riporta il giornale L’Eco di Bergamo – avevano la caratteristica di essere dotate di lunghe scale mobili per agevolare e velocizzare il collegamento delle banchine ferroviarie con l’esterno e viceversa».
Il messaggio di Evolutio: la storia d’Italia raccontata attraverso le sue grandi infrastrutture
Durante la cerimonia inaugurale del Passante, in una stazione centrale decorata con bandiere, ghirlande e piante ornamentali, l’allora Ministro Costanzo Ciano mise in evidenza la competenza ingegneristica che aveva reso possibile la costruzione della linea ferroviaria.
«La difficoltà dell’opera compiuta torna ad onorare dei valentissimi tecnici dell’ingegneria ferroviaria», dichiarò il Ministro secondo un articolo del 22 settembre 1925 tratto dagli archivi del quotidiano La Stampa. «Basta pensare che la linea stessa… misura 14 chilometri di lunghezza, dei quali ben 8 km e 700 metri sono scavati nel sottosuolo, lottando con le più aspre e improvvise difficoltà».
Sarebbe stata la stessa competenza ingegneristica che aveva reso possibile la costruzione del Passante a contribuire, anni dopo, alla rinascita dell’Italia dalle rovine della Seconda guerra mondiale. Con la costruzione di strade, ponti, linee metropolitane, linee ferroviarie e altre infrastrutture di trasporto cruciali per la crescita, questa esperienza permise al Paese di diventare uno dei più industrializzati al mondo.
Questa storia è raccontata proprio all’interno della Mostra Evolutio , così come nel Museo virtuale di Evolutio (www.evolutio.museum): uno dei primi musei virtuali al mondo dedicato al settore delle infrastrutture, all’interno del quale è possibile accedere al vasto archivio storico del Gruppo Webuild che ricostruisce come le grandi infrastrutture hanno contribuito allo sviluppo della società, in Italia e nel mondo.