C’è stato un tempo in cui la forza della Turchia si misurava dal numero delle navi che attraversavano il Bosforo. Oggi il futuro del Paese corre invece su due binari.
Con oltre 6 miliardi di dollari destinati a 91 progetti ferroviari entro il 2032, il governo di Ankara ha scelto di fare della ferrovia il motore della propria strategia di sviluppo. L’alta velocità, i nuovi corridoi logistici e i collegamenti tra Europa e Asia non rappresentano soltanto un piano di investimenti, ma il tassello centrale di una visione che punta a trasformare la Turchia in uno dei principali hub infrastrutturali del continente.
Una scelta che racconta l’evoluzione di un Paese cresciuto rapidamente negli ultimi vent’anni, dove aeroporti, ponti, gallerie e linee ferroviarie sono diventati strumenti per ridisegnare il ruolo della nazione nelle grandi rotte economiche mondiali.
Turchia: un Paese che sceglie la ferrovia
La nuova stagione ferroviaria turca ha numeri ambiziosi. Il programma di investimenti pubblici per il 2026 finanzia 91 interventi destinati a cambiare il volto della rete nazionale. Tra le priorità figurano il completamento delle linee ad alta velocità Ankara-Izmir, Sivas-Erzincan, Adana-Osmaniye-Gaziantep e del grande asse Konya-Karaman-Mersin-Adana, insieme allo sviluppo di nuovi collegamenti logistici verso i poli industriali e il porto del Mediterraneo.
Parallelamente prosegue anche la crescita dell’industria ferroviaria nazionale, con l’avvio dei test del primo treno ad alta velocità progettato e costruito in Turchia, simbolo della volontà del Paese di affiancare agli investimenti infrastrutturali anche una filiera industriale autonoma.
L’obiettivo è chiaro: spostare quote sempre maggiori di traffico passeggeri e merci dalla strada alla ferrovia, riducendo i tempi di percorrenza, migliorando la competitività economica e rafforzando il ruolo strategico della Turchia tra Europa, Caucaso, Medio Oriente e Asia centrale.
Terzo Ponte sul Bosforo: il pilastro per il commercio tra Europa, Asia centrale e Cina
Se esiste un luogo che racconta meglio di ogni altro questa trasformazione è Istanbul. Per secoli il Bosforo è stato il punto in cui due continenti si osservavano da sponde opposte, oggi Ankara vuole farne il principale punto di connessione tra Europa e Asia. Il simbolo di questa nuova visione è il Ponte Yavuz Sultan Selim, il Terzo Ponte sul Bosforo, realizzato da un consorzio di cui faceva parte anche un’azienda oggi appartenente al Gruppo Webuild.
Quando fu inaugurato nel 2016 il ponte attirò l’attenzione per le sue dimensioni straordinarie: oltre due chilometri di lunghezza, torri alte 322 metri e un impalcato largo 59 metri, ma la sua caratteristica più innovativa rimase invisibile. Al centro della struttura era stato infatti predisposto uno spazio destinato a una futura linea ferroviaria a doppio binario.
Per quasi dieci anni quel corridoio è rimasto inutilizzato. Oggi quel progetto originario sta finalmente prendendo forma: il nuovo collegamento ferroviario INRAIL trasformerà infatti il Terzo Ponte sul Bosforo nell’asse portante del futuro sistema ferroviario di Istanbul.
La nuova ferrovia attraverserà il ponte collegando i due grandi aeroporti della metropoli e consentendo a treni passeggeri e merci di attraversare lo Stretto del Bosforo senza dover transitare nel tunnel Marmaray, oggi unico attraversamento ferroviario esistente e ormai vicino ai propri limiti operativi.
Il progetto, sostenuto da un finanziamento internazionale di oltre 6 miliardi di dollari, rappresenta uno dei più importanti investimenti ferroviari oggi in corso a livello mondiale. Il nuovo asse ferroviario diventerà infatti uno dei pilastri del Middle Corridor, la direttrice commerciale che collega Cina, Asia centrale ed Europa attraversando il Mar Caspio, il Caucaso e la Turchia.
Un’infrastruttura destinata ad aumentare la capacità di trasporto merci, ridurre i tempi logistici e offrire un’alternativa sempre più competitiva alle rotte tradizionali.
Oltre la Turchia: i treni ad alta velocità come motore dello sviluppo
La storia delle grandi reti ferroviarie insegna che i binari non accorciano soltanto le distanze, ma cambiano la geografia economica dei territori.
Lo hanno fatto in Giappone con lo Shinkansen, in Francia con il TGV, in Italia con l’Alta Velocità che ha ridisegnato gli spostamenti lungo la dorsale del Paese. La Turchia punta oggi a compiere un percorso analogo: le nuove linee permetteranno di collegare più rapidamente le principali città, rafforzare i collegamenti con i porti, sostenere le esportazioni e integrare il sistema produttivo nazionale con le grandi reti internazionali.
È la stessa logica che ispira i grandi corridoi ferroviari europei: utilizzare la ferrovia come infrastruttura strategica per la crescita economica, la competitività industriale e la sostenibilità ambientale.
Le grandi infrastrutture che attraversano montagne e continenti
Quella che Ankara sta per affrontare è una sfida che il Gruppo Webuild conosce bene. Dalle Alpi al Sud Italia, il Gruppo è impegnato nella realizzazione di alcune delle ferrovie più complesse al mondo.
La Galleria di Base del Brennero, destinata a diventare il più lungo tunnel ferroviario del pianeta, e il Tunnel di Base del Moncenisio sulla linea Torino-Lione rappresentano due delle gallerie strategiche della rete TEN-T europea, progettate per trasferire quote crescenti di traffico dalla strada alla ferrovia.
A queste si aggiungono le numerose linee ad alta velocità/alta capacità costruite e tuttora in costruzione in Italia, dalla Roma-Milano alla Napoli-Bari, fino alla Salerno-Reggio Calabria che porterà i treni veloci all’estremo Sud del Paese.
Il filo che unisce tutte queste opere è lo stesso che oggi attraversa la Turchia. Non costruire semplicemente nuove ferrovie, ma creare connessioni capaci di trasformare territori, economie e città.