Immaginiamo un viaggiatore nel 1776 che lasci il porto di New York diretto verso il grande fiume Mississippi. Per raggiungerlo deve superare i monti Appalachi, addentrarsi in impervie foreste, guadare corsi d’acqua, camminare su sentieri di fango. Servono settimane di viaggio a cavallo per coprire una distanza che oggi si percorre in poche ore. In questo contrasto si riflette una delle storie più affascinanti degli Stati Uniti.
Quando il 4 luglio 1776 i Padri Fondatori adottarono la Dichiarazione d’Indipendenza, gli Stati Uniti non erano ancora una nazione continentale. Erano tredici colonie affacciate sull’Atlantico, strette fra l’oceano e una frontiera sconfinata. Attraversare il continente era impensabile.
Duecentocinquant’anni dopo, gli Stati Uniti sono collegati da circa 79 mila chilometri di Interstate, attraversati ogni giorno da milioni di passeggeri sulle metropolitane, serviti da alcuni dei più grandi porti del pianeta e dotati di infrastrutture che arrivano perfino nello spazio.
Oggi il Paese dispone di oltre 19.000 aeroporti, più di 615.000 ponti, circa 92.000 dighe, centinaia di porti commerciali e una rete stradale che potrebbe fare il giro della Terra più di 160 volte. Nessuno dei Padri Fondatori avrebbe potuto immaginare una simile trasformazione.
La storia dell’America può essere raccontata attraverso guerre, rivoluzioni industriali e innovazioni tecnologiche, ma c’è un altro filo rosso che attraversa questi 250 anni: le infrastrutture. Se la Dichiarazione d’Indipendenza ha dato vita agli Stati Uniti, sono state le infrastrutture a trasformarli in una nazione continentale.
Passiamone in rassegna nove tra le più importanti.
1. Prima della Route 66, la National Road: la strada che aprì il West
La prima grande infrastruttura finanziata dal governo federale nacque nel 1806: la National Road. Divenne la principale arteria di espansione dal Maryland verso l’Ohio e il Midwest, percorsa da pionieri, coloni e diligenze dirette a ovest.
Per la giovane repubblica fu ciò che un secolo dopo sarebbe diventata la Route 66: il simbolo dell’apertura del continente e dello spirito americano del viaggio Coast-to-Coast.
Oggi molti tratti della National Road sopravvivono ancora lungo la moderna U.S. Route 40, che ne ricalca in gran parte il tracciato originario. A oltre due secoli di distanza, continua a essere utilizzata nella vita quotidiana, testimonianza concreta della prima grande spinta infrastrutturale degli Stati Uniti.
2. Il Canale Erie: l’opera che fece grande New York
Il Canale Erie, inaugurato nel 1825, fu una delle opere più audaci della prima America industriale progettata per collegare i Grandi Laghi all’Hudson River e quindi all’Atlantico. Il risultato fu rivoluzionario: i costi di trasporto tra Midwest e costa Est crollarono di oltre il 90%, e New York City divenne rapidamente il principale hub commerciale degli Stati Uniti.
Oggi il Canale Erie fa parte di un’autostrada d’acqua lunga circa 524 miglia (oltre 840 km), ancora navigabile soprattutto per sostenere il traffico regionale e turistico.
3. Il Golden Spike, la ferrovia transcontinentale: unire due oceani
Il 10 maggio 1869, a Promontory Summit nello Utah, il Golden Spike segnò il completamento della prima ferrovia transcontinentale, collegando la costa dell’Atlantico e del Pacifico per la prima volta in modo continuo. Un viaggio che prima richiedeva mesi divenne questione di pochi giorni, trasformando gli Stati Uniti in una vera nazione continentale.
Oggi quella rete non esiste più nella sua forma originaria, ma è stata assorbita nel sistema ferroviario nazionale gestito da operatori come Union Pacific Railroad e BNSF Railway. Questa moderna rete copre complessivamente oltre 140.000 miglia di linee ferroviarie merci negli Stati Uniti.
4. Il Ponte di Brooklyn: il simbolo degli Stati Uniti industriali
Il Ponte di Brooklyn, inaugurato nel 1883 a New York, era al momento della sua apertura il ponte sospeso più lungo del mondo e venne realizzato dopo anni in cui molti lo consideravano semplicemente impossibile da costruire.
Tra incidenti, innovazioni ingegneristiche mai tentate prima e la visione della famiglia Roebling, il ponte sospeso divenne un simbolo di sfida ai limiti della tecnologia del tempo.
Oggi il Ponte di Brooklyn è uno dei monumenti iconici di New York City e continua a essere attraversato ogni giorno da decine di migliaia di persone, integrato nella rete urbana moderna.
Con i suoi oltre 140 anni di storia, resta una meraviglia ingegneristica senza tempo ancora in uso negli Stati Uniti. Più che un ponte sospeso, è la prova fisica della transizione dell’America verso l’era industriale e urbana.
5. La metropolitana di New York: costruire la città verticale
La metropolitana di New York City, inaugurata nel 1904, è oggi una delle reti di trasporto urbano più estese e complesse al mondo, con oltre 1.000 km di linee e milioni di passeggeri trasportati ogni giorno.
Lontana dall’essere un sistema “storico”, la metropolitana di New York è un’infrastruttura in continua espansione e rinnovamento. Nei decenni il Gruppo Webuild, attraverso i suoi predecessori e le sue società controllate, ha contribuito a diversi interventi di scavo e ammodernamento della rete, tra cui il rinnovo di tratti della linea F nel cuore di Manhattan e lavori complessi in aree urbane densissime, realizzati con tecniche di scavo avanzate senza interrompere i ritmi della città.
Parallelamente, oggi la sua controllata americana, Lane, fa parte della joint venture che sta realizzando il lotto relativo al Palisades Tunnel all’interno dell’Hudson Tunnel Project, un importante investimento nella capacità del trasporto ferroviario passeggeri tra il New Jersey e New York.
6. La Hoover Dam: energia idroelettrica per il sogno americano
La Hoover Dam, iniziata nel 1931 nel pieno della Grande Depressione e completata nel 1936, fu uno dei progetti di opere pubbliche federali più iconici dell’epoca e una delle più grandi dighe mai costruite al mondo. Realizzata sul fiume Colorado, trasformò radicalmente il Sud-Ovest americano, garantendo acqua ed energia a città come Las Vegas in Nevada, Phoenix in Arizona e Los Angeles.
Oggi la Hoover Dam rimane pienamente operativa e produce ancora energia idroelettrica per centinaia di migliaia di abitanti, oltre a regolare l’approvvigionamento idrico di una delle aree più aride degli Stati Uniti.
A questo scopo è essenziale il ruolo ricoperto dal bacino artificiale del Lake Mead, uno dei più grandi laghi artificiali degli Stati Uniti. Negli ultimi anni, per fronteggiare il progressivo abbassamento dei livelli del lago dovuto alla siccità, è stato realizzato un nuovo sistema di presa profonda Intake 3, costruito da Webuild, che consente di garantire l’approvvigionamento idrico anche in condizioni critiche, e così di assicurare, ad esempio, le forniture di acqua alla città di Las Vegas.
7. Il Golden Gate Bridge di San Francisco: la porta del Pacifico
Quando fu inaugurato nel 1937, il Golden Gate Bridge era considerato un’opera irrealizzabile: vento, correnti e profondità del braccio di mare la rendevano estremamente rischiosa. Eppure il ponte venne completato, diventando subito un’icona mondiale dell’ingegneria e dell’America moderna.
Collega San Francisco alla contea di Marin e oggi è attraversato da decine di milioni di veicoli ogni anno. Con i suoi 2,7 chilometri di lunghezza e le sue torri arancioni sospese sulla baia, resta una delle infrastrutture più fotografate al mondo.
Nonostante gli oltre 80 anni di vita, continua a essere costantemente manutenuto e rinforzato per resistere a terremoti e carichi sempre crescenti. Anche per questo, il Golden Gate Bridge è il simbolo di un’America che ha costruito oltre i limiti del possibile.
8. Le Interstate: le arterie dell’America moderna
Se esiste un’infrastruttura che ha cambiato la vita quotidiana degli americani più di ogni altra, è il sistema autostradale Interstate, spina dorsale della mobilità degli Stati Uniti.
È un aneddoto leggendario che, per sostenere il rilancio dell’economia alla fine degli anni Trenta, il presidente Franklin D. Roosevelt fece stendere una mappa nazionale sulla sua scrivania, tracciò con una matita tre grandi linee da Est a Ovest e tre da Nord a Sud e disse al capo del Bureau of Public Roads: «Ora costruite queste strade».
Per farlo si dovette però attendere il 1956, quando finalmente il presidente Dwight D. Eisenhower varò il Federal-Aid Highway Act, dando il via alla motorizzazione di massa degli americani.
Alla costruzione della rete Interstate, che supera oggi i 75.000 chilometri e collega Stati, città e distretti industriali, hanno contribuito grandi operatori infrastrutturali, tra cui Lane, attiva negli Stati Uniti dal 1890 e controllata da Webuild.
9. Il Kennedy Space Center: l’uomo sulla Luna, dall’Apollo 11 al programma Artemis
Le costruzioni americane non si fermano al suolo. L’attuale Kennedy Space Center, nato nel 1962 in Florida, è il luogo da cui sono partite le missioni che hanno portato l’uomo sulla Luna nel 1969, con lo sbarco dell’Apollo 11. Da quelle rampe di lancio è nata una nuova idea di infrastruttura: non più solo strade, ponti o ferrovie, ma sistemi capaci di proiettare l’umanità oltre l’atmosfera terrestre.
Oggi il Kennedy Space Center è ancora uno dei principali hub spaziali degli Stati Uniti. Al suo interno si trova il gigantesco Vehicle Assembly Building, uno degli edifici più voluminosi mai costruiti al mondo, dove vengono ancora oggi assemblati i razzi dei programmi NASA.
Da qui stanno partendo anche le missioni del programma Artemis, che punta al ritorno sulla Luna.
Dalla Dichiarazione d’Indipendenza a oggi: dalla frontiera al futuro
Dalla National Road ai ponti sospesi più iconici, dalla ferrovia transcontinentale Golden Spike alle Interstate, la storia degli Stati Uniti può essere letta come una continua conquista delle distanze. Prima quelle tra le tredici colonie e la frontiera occidentale; poi quelle tra Atlantico e Pacifico; infine quelle che separano la Terra dallo spazio.
Strade, canali, ferrovie, ponti, dighe, metropolitane, autostrade e centri spaziali, da quel 4 luglio 1776 ogni generazione ha costruito l’infrastruttura simbolo del proprio tempo e del proprio futuro.