Crisi idrica: a Roma il confronto globale sulle grandi infrastrutture per l’acqua

Dal 29 settembre al 2 ottobre Roma ospita l’Euro-Mediterranean Water Forum 2026, l’appuntamento internazionale dedicato alla sicurezza idrica di cui Webuild è sponsor.

Mentre oltre 2 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso ad acqua potabile gestita in sicurezza, le grandi infrastrutture diventano sempre più strategiche per affrontare la crisi idrica globale.

Dalla depurazione dei fiumi alla dissalazione, fino alla costruzione di dighe e acquedotti, le grandi opere realizzate da Webuild nel mondo raccontano come l’ingegneria possa contribuire a garantire l’accesso alle risorse idriche e sostenere lo sviluppo dei territori.

Roma capitale internazionale dell’acqua. Dal 29 settembre al 2 ottobre, il centro congressi La Nuvola nel quartiere EUR ospita l’Euro-Mediterranean Water Forum 2026, uno dei principali appuntamenti dedicati alla sicurezza idrica, alla resilienza climatica e alla cooperazione tra i Paesi del Mediterraneo.

Quattro giorni di lavori che riuniscono rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee, ministri e delegazioni internazionali, organizzazioni multilaterali, comunità scientifica e grandi operatori industriali, chiamati a confrontarsi su una delle sfide decisive dei prossimi decenni: garantire acqua sufficiente, sicura e accessibile a una popolazione mondiale in crescita, in un contesto segnato dai cambiamenti climatici.

Il Forum, promosso dal Comitato Italiano One Water e coorganizzato con l’Institut Méditerranéen de l’Eau di Marsiglia, in collaborazione con l’Unione per il Mediterraneo, vede il Gruppo Webuild tra i premium partners e porta a Roma un confronto che coinvolge autorità politiche italiane e internazionali, rappresentanti della Commissione europea e organizzazioni come le Nazioni Unite, la FAO e l’UNESCO.

Dalla desalinizzazione al riutilizzo delle acque reflue, dalla protezione dei grandi bacini fluviali alla costruzione di dighe, acquedotti e reti di distribuzione, il programma affronta l’intero ciclo dell’acqua. Al centro dei lavori anche gli investimenti necessari per realizzare nuove infrastrutture, modernizzare quelle esistenti e rafforzare la cooperazione tra Paesi che condividono risorse idriche sempre più esposte agli effetti del cambiamento climatico.

È proprio il Mediterraneo a rappresentare uno dei territori in cui questa sfida assume un significato particolare, una regione che deve fare i conti contemporaneamente con periodi di siccità sempre più intensi, precipitazioni estreme, pressione demografica e una domanda d’acqua crescente da parte delle città, dell’agricoltura e dell’industria.

Una combinazione che rende la sicurezza idrica non soltanto una questione ambientale, ma anche una priorità economica e infrastrutturale.

La crisi idrica globale: oltre due miliardi di persone senza sicurezza idrica

I numeri restituiscono la dimensione della sfida. Secondo il rapporto 2025 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’UNICEF, nel 2024 circa 2,1 miliardi di persone, una su quattro, non avevano accesso ad acqua potabile gestita in sicurezza. Ancora più grave è la situazione dei servizi igienico-sanitari: 3,4 miliardi di persone ne erano prive secondo gli standard internazionali.

La crisi riguarda anche territori storicamente ricchi di risorse idriche, dove l’alternanza tra lunghi periodi di siccità e precipitazioni particolarmente intense mette sotto pressione reti di distribuzione, sistemi fognari e impianti di depurazione.

Secondo i dati presentati dagli organizzatori del Forum, nel Mediterraneo oltre 180 milioni di persone vivono già in condizioni di scarsità idrica. La regione ospita circa il 7% della popolazione mondiale, ma dispone soltanto del 3% delle risorse rinnovabili di acqua dolce del pianeta.

In questo scenario, costruire nuove infrastrutture e rendere più efficienti quelle esistenti diventa una condizione essenziale per sostenere la crescita economica, proteggere gli ecosistemi e garantire la continuità delle attività produttive.

Dal Sistema Riachuelo a Buenos Aires all’Anacostia River Tunnel a Washington: le infrastrutture che restituiscono vita ai fiumi

La trasformazione dei grandi sistemi idrici urbani è uno degli ambiti in cui l’ingegneria può produrre benefici ambientali e sociali su vasta scala. Lo dimostrano due progetti realizzati dal Gruppo Webuild nelle Americhe, entrambi nati per affrontare una delle conseguenze più gravi dell’urbanizzazione: l’inquinamento dei corsi d’acqua provocato dagli scarichi fognari.

A Buenos Aires, il Sistema Riachuelo rappresenta il più grande progetto di trattamento delle acque reflue mai realizzato in America Latina. Entrato in funzione nel giugno 2025, il sistema interessa oltre 4,3 milioni di persone distribuite in 14 comuni e contribuisce al risanamento di un bacino fluviale compromesso da oltre un secolo di scarichi industriali e urbani.

Webuild ha realizzato due dei tre lotti principali dell’infrastruttura, attraverso un sistema integrato che comprende un impianto di pretrattamento delle acque reflue, realizzato insieme alla controllata Fisia Italimpianti, e un tunnel di scarico lungo circa 12 chilometri sotto il Río de la Plata. Il tunnel è progettato per convogliare e disperdere fino a 2,3 milioni di metri cubi al giorno di acque trattate, contribuendo alla riduzione dell’inquinamento del bacino.

A migliaia di chilometri di distanza, nella capitale degli Stati Uniti, Webuild ha contribuito al Clean Rivers Project, il programma promosso da DC Water per ridurre gli scarichi inquinanti nei fiumi cittadini.

Uno degli interventi più significativi è l’Anacostia River Tunnel, una galleria idraulica lunga 3,8 chilometri e con un diametro di circa 7 metri, scavata a una profondità media di 30 metri. L’infrastruttura intercetta le acque reflue e piovane durante le precipitazioni più intense, evitando che la rete fognaria urbana, sovraccaricata, scarichi direttamente nel fiume Anacostia.

L’opera si inserisce in un più ampio sistema di gallerie e impianti di depurazione che punta a ridurre drasticamente gli sversamenti inquinanti e a proteggere i corsi d’acqua della città.

La dissalazione, una nuova frontiera contro la siccità

Se il risanamento dei fiumi è fondamentale per recuperare le risorse esistenti, la dissalazione rappresenta una delle tecnologie che consentono di creare nuove disponibilità di acqua dolce nei territori più esposti alla scarsità idrica.

Il Medio Oriente costituisce da decenni un laboratorio internazionale in questo settore. Attraverso Fisia Italimpianti, Webuild ha contribuito alla realizzazione di grandi impianti in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e altri Paesi della regione. Complessivamente, gli impianti di desalinizzazione realizzati dalla società sono in grado di produrre circa 4,5 milioni di metri cubi di acqua trattata al giorno, contribuendo all’approvvigionamento di circa 20 milioni di persone.

Tra le infrastrutture più rappresentative figura il Jebel Ali M di Dubai, completato nel 2012, con una capacità produttiva di oltre 636.000 metri cubi di acqua potabile al giorno. In Arabia Saudita, l’impianto di Shoaiba, realizzato con la tecnologia dell’osmosi inversa, è in grado di trattare 250.000 metri cubi d’acqua al giorno, destinati a oltre un milione di abitanti delle città di Gedda, La Mecca e Taif.

Sono infrastrutture che mostrano come la dissalazione possa contribuire a diversificare le fonti di approvvigionamento e a ridurre la dipendenza dalle risorse idriche tradizionali. Una tecnologia che richiede anche investimenti nell’efficienza energetica e nella gestione degli impatti ambientali, ma che assume un ruolo crescente nelle strategie di adattamento climatico.

Dalle grandi dighe alla resilienza idrica: il ruolo delle infrastrutture

Il contributo delle grandi opere alla sicurezza idrica non si esaurisce nella depurazione e nella dissalazione, ma comprende anche la costruzione di dighe, invasi e sistemi di distribuzione capaci di immagazzinare le risorse, regolare i flussi e rispondere alle esigenze delle comunità e dei sistemi produttivi.

È un settore nel quale Webuild si conferma al primo posto mondiale nella classifica 2026 di Engineering News-Record dedicata ai contractor internazionali del comparto acqua, un risultato che il Gruppo mantiene da oltre un decennio.

Un’esperienza che comprende infrastrutture come la Grand Ethiopian Renaissance Dam in Etiopia, il più grande complesso idroelettrico dell’Africa, e progetti che integrano produzione di energia, gestione delle risorse e sviluppo dei territori.

La necessità di sviluppare sistemi idrici integrati è anche uno dei temi centrali del Forum di Roma, che dedica particolare attenzione alla relazione tra acqua, energia, agricoltura ed ecosistemi: settori strettamente interconnessi, nei quali la disponibilità di risorse idriche condiziona le prospettive di crescita e la capacità dei territori di affrontare gli effetti del cambiamento climatico.

La sfida che parte da Roma è dunque quella di trasformare il confronto internazionale in investimenti e progetti concreti. Dalle grandi metropoli alle regioni più aride del pianeta, garantire l’accesso all’acqua significa costruire le infrastrutture che renderanno possibile lo sviluppo economico e sociale delle prossime generazioni.