La rivoluzione silenziosa dei materiali rende realtà infrastrutture impossibili

Dai calcestruzzi all’acciaio, scopri come l’innovazione dei materiali sta dando forma alle infrastrutture “impossibili”, influenzando l’evoluzione tecnologica e i sistemi costruttivi delle grandi opere.

C’è una rivoluzione che non fa rumore. Una rivoluzione fatta di molecole, algoritmi, leghe e composti: è la rivoluzione dei materiali. Senza la trasformazione profonda che negli ultimi trent’anni ha cambiato il modo di immaginare e costruire il mondo, molte delle infrastrutture che oggi diamo per scontate semplicemente non esisterebbero.

La crescita delle infrastrutture globali, dalle linee ferroviarie ad Alta Velocità ai grandi hub energetici, dalle metropoli verticali alle opere idrauliche monumentali, non è infatti stata trainata solo da nuove tecniche costruttive o da macchine più potenti, ma è stata resa possibile soprattutto dall’evoluzione dei materiali.

I nuovi calcestruzzi ad alte prestazioni, capaci di resistere a pressioni e cicli di vita impensabili anche solo vent’anni fa, hanno permesso di realizzare dighe sempre più alte, ponti più sottili, tunnel scavati in condizioni geologiche estreme. Gli acciai ad altissima resistenza hanno dato forma a travi più leggere ma più robuste, spingendo architetti e ingegneri oltre i limiti del possibile. I materiali compositi, dalle fibre di carbonio alle strutture ibride, hanno introdotto una capacità di assorbire sollecitazioni e vibrazioni che ha aperto nuovi orizzonti nel mondo ferroviario e nei grandi impalcati sospesi.

Secondo l’ultimo rapporto Global Construction 2040, oltre il 60% delle infrastrutture strategiche del prossimo decennio utilizzerà materiali avanzati oggi solo sperimentali, mentre la spinta verso la decarbonizzazione sta accelerando l’uso di cementi low-carbon, additivi riciclati, leghe a ridotto contenuto energetico e processi industriali automatizzati, sempre più carbon free.

Quello che sta accadendo, in altre parole, non è un semplice aggiornamento tecnologico: è una nuova grammatica del costruire.

Nuovi materiali, nuove tecnologie: l’evoluzione che modella le grandi infrastrutture

Gli ingegneri descrivono questa transizione come un cambio di paradigma: prima si adattava il materiale al progetto, oggi si progetta partendo dal materiale. È una differenza sostanziale, che impatta anche sui sistemi costruttivi e sull’evoluzione tecnologica.

Le nuove centrali idroelettriche, le linee dell’alta velocità ferroviaria, le metropolitane profondissime, i ponti che sfidano oceani e uragani nascono da un equilibrio estremamente sofisticato tra composizione, processo produttivo e performance dei materiali. Un tempo l’infrastruttura “impossibile” era quella che superava un limite fisico. Oggi è quella che sa sfruttare al massimo le potenzialità di materiali che non esistevano fino a ieri.

In questo scenario globale, Webuild ha trasformato l’innovazione dei materiali in parte integrante del proprio DNA industriale. Le grandi opere che il Gruppo realizza nel mondo sono spesso la dimostrazione più avanzata di come nuovi composti, nuove tecnologie e nuovi processi possano diventare infrastrutture reali.

Nei nuovi progetti idroelettrici, come ad esempio quello della Grand Ethiopian Renaissance Dam (la diga inaugurata in Etiopia nel mese di settembre), il calcestruzzo utilizzato da Webuild è stato monitorato, studiato e selezionato all’interno di un Laboratorio dove lavoravano fino a 300 persone. Ogni mix, ogni gettata, è stato il frutto delle analisi di laboratorio, delle simulazioni e dei continui controlli di qualità, che sono proseguiti anche dopo la costruzione proprio per continuare a monitorare il comportamento del RCC utilizzato.

La fabbrica del futuro, tra innovazioni tecnologiche e infrastrutture sostenibili: Roboplant

L’innovazione dei materiali è però anche questione di processi industriali. Roboplant è una fabbrica ad alta innovazione tecnologica, robotizzata, sicura e green, sviluppata da Webuild per produrre i segmenti in calcestruzzo destinati alle talpe meccaniche (le TBM, Tunnel Boring Machine) per realizzare il rivestimento di tunnel complessi.

Rappresenta in questo senso un salto generazionale, che mette insieme la produzione completamente robotizzata con il controllo qualità integrato nell’intero ciclo produttivo e l’utilizzo di composti cementizi ottimizzati per resistenza, durabilità e precisione millimetrica.

Roboplant, il cui primo stabilimento è stato aperto a Belpasso in Sicilia, non produce solo conci, ma un nuovo standard industriale, capace di ridurre scarti, aumentare la velocità di costruzione e garantire prestazioni meccaniche superiori, fondamentali quando si lavora a decine di metri di profondità, in gallerie che devono resistere per più di un secolo.

Ecco perché ogni grande opera del Gruppo, dalle metropolitane di Milano, Copenaghen e Parigi alle nuove infrastrutture americane, dalle dighe dell’Africa orientale ai viadotti sospesi, porta con sé una storia di materiali reinventati.

Questo perché molte delle infrastrutture del futuro non saranno ricordate per un arco audace o una torre altissima, ma per ciò che non si vede, ovvero il calcestruzzo che non si fessura, l’acciaio che non si deforma, i conci che resistono come un’unica struttura. Ovvero per quei materiali che, silenziosamente, rendono le infrastrutture sostenibili e permettono al mondo di crescere.