Colosseo-Fori Imperiali: il cantiere della Metro C che sembrava impossibile

Sensori e tecnologie innovative hanno permesso di costruire la nuova stazione della metropolitana monitorando costantemente le condizioni del sito archeologico. Ora, l’infrastruttura sta già rivoluzionando i trasporti a Roma.

A pochi metri dal Colosseo, ogni centimetro scavato è stato un atto di precisione assoluta. La stazione Colosseo-Fori Imperiali della Linea C della metropolitana di Roma, costruita dalla società consortile Metro C (guidata da Webuild e Vianini Lavori), i cui lavori sono stati Commissionati da Roma Metropolitane S.r.l. e inaugurata il 16 dicembre 2025, nasce da uno dei cantieri più complessi mai affrontati in Europa. Un luogo dove ingegneria e archeologia hanno dovuto imparare a parlarsi, trovando un linguaggio comune.

«Abbiamo dovuto inventare un modo nuovo di costruire, dove la tecnologia moderna e il rispetto per l’antico potessero convivere» racconta l’ing. Marco Cervone, Construction Manager della società Metro C. È stato necessario monitorare l’avanzamento delle lavorazioni in tempo reale e lavorare come se fossimo all’interno di un museo, ma senza mai fermare la città».

La stazione della metropolitana si sviluppa per circa 150 metri sotto via dei Fori Imperiali, su quattro livelli interrati, ed è racchiusa da diaframmi in cemento armato profondi fino a quasi 50 metri. Lo scavo è avvenuto con la tecnica del top-down, costruendo i solai dall’alto verso il basso per garantire stabilità al terreno e ridurre al minimo le deformazioni.

Sotto il Clivo di Acilio e lungo il fronte del Tempio di Venere e Roma, centinaia di micropali e tiranti hanno consolidato un sottosuolo delicato, stratificato, ricco di storia.

La vera sfida, però, non è stata solo scavare, ma controllare l’invisibile. Sulle strutture del Colosseo, sulla Basilica di Massenzio, sulle colonne e sui muri antichi sono stati installati sensori capaci di rilevare microspostamenti e vibrazioni impercettibili. Accelerometri, estensimetri, piezometri, inclinometri: una rete di monitoraggio attiva 24 ore su 24, con dati che confluivano in un sistema di controllo.

«Non abbiamo mai registrato anomalie», sottolinea Cervone. «La tutela del patrimonio è stata la nostra priorità assoluta. Ogni scelta tecnica è stata guidata da questo principio».

Parallelamente, gli archeologi hanno accompagnato ogni fase dello scavo, documentando e studiando una stratigrafia che racconta oltre venti secoli di storia urbana.

«Scavare qui ha significato lavorare in punta di piedi», spiega Elisa Cella del Parco Archeologico del Colosseo. «Ogni scoperta andava compresa, tutelata e, quando possibile, restituita alla città».

Colosseo-Fori Imperiali: l’archeologia come regola, non come ostacolo

La società consortile Metro C – guidata da Webuild e Vianini Lavori – ha lavorato all’interno di un protocollo condiviso con Soprintendenze, Ministero della Cultura e Comune di Roma, un “Prontuario” che definiva procedure in ogni fase di scavo.

«La prima cosa che abbiamo fatto – spiega ancora Elisa Cella – è stata fotografare tutto. Abbiamo fissato lo stato conservativo dei monumenti con i cosiddetti testimoniali di stato, così da poter monitorare ogni minima variazione».

Sulle superfici e sugli elementi sensibili del sito archeologico – Colosseo, Tempio di Venere e Roma, Basilica di Massenzio – sono stati installati centinaia di sensori per rilevare microspostamenti e vibrazioni in tempo reale.

«Abbiamo monitorato l’intera area – aggiunge l’ingegnere Marco Cervone, Constructor Manager Metro C – e nonostante la profondità degli scavi, nessun monumento ha mai mostrato il minimo segnale di stress. È stata una sfida tecnica e culturale insieme».

La tutela non è stata un vincolo “esterno”, ma una componente strutturale del progetto. Il risultato è una stazione della metropolitana che non nasconde la complessità del suo processo costruttivo, ma la sublima in un’architettura sobria, materica, dove luce e ombra guidano il passeggero e mettono in risalto le scoperte archeologiche. Un equilibrio raro, frutto di un metodo che oggi rappresenta un modello internazionale per le infrastrutture in contesti sensibili.

Questo metodo è lo stesso che guida la realizzazione dell’intera Linea C, una linea della metro di Roma che attraversa la Capitale affrontando alcune delle aree archeologicamente più delicate al mondo, come dimostra la costruzione della futura stazione di Piazza Venezia. Un progetto che ha trasformato ogni cantiere in un laboratorio di innovazione, dove soluzioni sperimentate in altri contesti sono state adattate a una città unica per complessità.

In questo percorso, Webuild ha giocato un ruolo decisivo, mettendo a frutto un patrimonio di competenze maturate in grandi opere sotterranee internazionali, dalla metropolitana di Salonicco a quella di Milano, dal Grand Paris Express di Parigi a Cityringen di Copenhagen.

Ecco perché la Metro C non è solo una nuova infrastruttura di trasporto pubblico, ma la dimostrazione che si può costruire anche dove sembrava impossibile, a patto di unire tecnologia, responsabilità e visione di lungo periodo.

La stazione “cuore” della Metro C: un’infrastruttura che cambia come muoversi a Roma

La stazione Colosseo-Fori Imperiali non è solo un’opera straordinaria in sé, ma uno dei nodi simbolici e funzionali del progetto complessivo della Linea C, la terza linea metropolitana di Roma, pensata per attraversare la città lungo un asse strategico est-ovest e cambiare radicalmente la mobilità quotidiana di centinaia di migliaia di persone.

Oggi la Linea C è operativa nella sua tratta orientale e si estende per circa 19 chilometri, collegando Monte Compatri/Pantano a Colosseo con 24 stazioni e un sistema di esercizio automatico che la rende una delle infrastrutture più tecnologiche del trasporto urbano italiano.

Ma il disegno complessivo va ben oltre. Il progetto prevede il completamento della linea verso il centro storico e poi verso l’area nord-ovest, fino a intercettare grandi poli urbani e snodi ferroviari, costruendo una dorsale capace di alleggerire la pressione su strade e mezzi di superficie.

In questa prospettiva, Colosseo-Fori Imperiali è destinata a diventare uno dei punti di svolta dell’intero sistema. Una stazione della metro di Roma pensata per servire un’area centrale che, fino a oggi, ha pagato più di altre il paradosso romano della “città visitata da tutti ma attraversabile da pochi”.

Qui, il trasporto pubblico entra nel cuore archeologico della Capitale senza violarlo, trasformando un sito archeologico delicatissimo in una nuova porta di accesso alla città contemporanea.

L’impatto non è solo ingegneristico o urbanistico, ma culturale: la Linea C, con le sue nuove stazioni, sta contribuendo a spostare l’idea stessa di metropolitana da semplice infrastruttura per i trasporti a strumento di rigenerazione urbana.

Per Roma significa ridurre tempi di percorrenza, offrire alternative reali all’auto privata, connettere periferie e centro con maggiore equilibrio, e soprattutto costruire una rete più moderna e resiliente, capace di sostenere la crescita della città senza consumare altro spazio in superficie.