Colosseo-Fori Imperiali: i segreti della nuova stazione della metropolitana di Roma

Il racconto inedito di come la nuova stazione della metropolitana di Roma sia stata trasformata in un patrimonio culturale che valorizza i reperti dell’Antica Roma, grazie al lavoro del Consorzio Metro C in collaborazione con enti come il Parco Archeologico del Colosseo.

C’è un punto, a Roma, in cui il tempo non scorre in linea retta ma per strati. È sotto via dei Fori Imperiali, lungo l’asse che collega il Colosseo al Foro di Traiano, dove la nuova stazione Colosseo-Fori Imperiali della Metro C porta i passeggeri dentro una profondità che è insieme geografica e storica.

Qui il viaggio non inizia quando arriva il treno: comincia quando si imbocca la discesa e la città, metro dopo metro, cambia epoca.

La stazione è stata realizzata dal Consorzio Metro C (guidato da Webuild e Vianini Lavori) e inaugurata il 16 dicembre 2025, insieme alla vicina Porta Metronia, segnando l’arrivo della Linea C nel cuore simbolico della Capitale e l’atteso interscambio con la Linea B.

Ma, più che una nuova fermata, Colosseo-Fori Imperiali è un’idea: dimostrare che un’infrastruttura per i trasporti può diventare un dispositivo culturale permanente. Un museo attraversabile ogni giorno, senza separare la mobilità dalla memoria.

Colosseo-Fori Imperiali: una stazione lunga come un racconto, profonda come l’Antica Roma

Dal punto di vista ingegneristico, l’infrastruttura è monumentale: la stazione Colosseo-Fori Imperiali si sviluppa per circa 150 metri ed è profonda quasi 40 metri. Eppure il risultato non ha l’impronta di un cantiere “imposto” alla città, ma piuttosto una cucitura, un lavoro di sottrazione e ascolto.

«Scavare qui – racconta Elisa Cella del Parco archeologico del Colosseo – ha significato lavorare in punta di piedi, con la consapevolezza di trovarsi sopra le fondamenta della civiltà romana. Ogni gesto doveva essere preciso, ogni vibrazione controllata, ogni scoperta valorizzata».

Quella frase “in punta di piedi” è forse la chiave narrativa dell’intera stazione della metropolitana. Perché Colosseo-Fori Imperiali nasce da un patto: non limitarsi a “proteggere” i reperti, ma trasformare le scoperte in un racconto pubblico, integrato nel percorso dei viaggiatori.

Cinque ambiti, una discesa: come la stazione-museo dialoga con il sito archeologico

La dimensione culturale di questa stazione della metropolitana non è una cornice decorativa, ma un progetto museale vero e proprio, promosso dal Parco archeologico del Colosseo e sviluppato con l’Università La Sapienza. Un percorso che accompagna il passeggero dall’ingresso fino alle banchine attraverso cinque ambiti espositivi.

Nell’atrio – accessibile senza biglietto – il tempo viene “messo in scena” con installazioni video e diorami: cinque monumenti simbolo, dal Foro di Augusto al Tempio di Venere e Roma, dalla Colonna Traiana alla Basilica di Costantino, al Colosseo, ricostruiti come piccoli teatri illuminati. Non sono semplici modellini, ma una scelta narrativa che obbliga il viaggiatore a chinarsi, a cambiare postura, a entrare nel dettaglio.

Superati i tornelli, il racconto scende nella materia. Sul lato opposto compaiono i pozzi di età repubblicana, strutture realizzate tra il V e il II secolo a.C. che garantivano acqua agli abitanti della Velia. Il loro funzionamento è spiegato con tre grandi teche cilindriche in vetro e un video, mentre lastre in tufo sono ricollocate in prossimità del punto di rinvenimento.

Poi c’è il cuore emotivo del percorso: la stazione della metropolitana non espone soltanto oggetti, ma anche architetture. Tra i ritrovamenti più potenti c’è un balneum privato appartenente a una domus, databile tra il II secolo a.C. e l’incendio del 64 d.C. avvenuto sotto l’imperatore Nerone. Vasca con gradini e laconicum sono stati scavati e documentati, rimossi, restaurati e ricollati all’interno della stazione, accompagnati da apparati e ricostruzioni.

Un’ampia vetrata circolare nel corridoio di collegamento tra Linea B e Linea C segna il punto del ritrovamento e restituisce uno sguardo sul Colosseo dal basso, attraverso un oculus che trasforma l’interscambio in esperienza.

Accanto alle strutture, la stazione valorizza reperti puntuali: una testa di Medusa in marmo dal Tempio di Venere e Roma; la ricostruzione delle decorazioni dell’aula di culto del Templum Pacis; materiali dalla domus del Clivo di Acilio; una rara spada da tessitore in legno; una fistula in bronzo con iscrizioni che attestano la co-reggenza di Marco Aurelio e Commodo. E, come segno quasi “narrativo”, anche il basamento della statua di Passifilo, rinvenuto negli Auditoria di Adriano.

Il filo conduttore è la metafora del pozzo, scelta dai curatori dell’allestimento della Sapienza, Filippo Lambertucci e Andrea Grimaldi: scendere per cercare acqua, scendere per cercare senso, scendere per riportare in superficie ciò che il tempo aveva sepolto. È una stazione della metropolitana che non illumina tutto: sceglie la penombra come atmosfera, e la luce come regista.

La Metro C oggi: numeri, rete, impatto della nuova metropolitana di Roma

Dentro questa cornice culturale, Colosseo-Fori Imperiali è anche un’infrastruttura di trasporto funzionale che collega due linee e ridisegna l’accesso al centro storico. Con l’apertura della tratta San Giovanni-Colosseo e delle nuove stazioni, la Linea C arriva a 21,2 km e 24 stazioni, ma il progetto è molto più ampio.

Il tracciato fondamentale previsto porta la linea a circa 29 km con 31 stazioni, fino a Clodio/Mazzini e con l’opzione di prolungamento verso Farnesina, trasformando la linea nella spina dorsale che punta a ricucire quadranti urbani lontani, connettendo periferie e nodi strategici e aumentando l’effetto rete della mobilità romana.

Sul fronte dell’impatto, la Metro C punta a mettere in movimento fino a 800mila persone al giorno e ridurre le emissioni di CO₂ fino a 34mila tonnellate l’anno.