Da Terni a Parigi: la TBM rigenerata che torna a scavare il Grand Paris Express

Una TBM da 2.000 tonnellate è arrivata a Parigi per tornare a scavare nel Grand Paris Express dopo essere stata completamente rigenerata da Webuild a Terni. È la seconda vita di una macchina che aveva già lavorato sulla Linea 16 e che oggi racconta un nuovo modello industriale applicato al tunneling: recuperare, aggiornare e riutilizzare le grandi talpe meccaniche, riducendo tempi, costi e impatto ambientale. Un modello che valorizza il know-how di Webuild, leader mondiale nello scavo in sotterraneo.

Negli ultimi giorni di agosto a Gennevilliers, alle porte di Parigi, è arrivata una macchina da 2.000 tonnellate con una testa fresante di 10 metri di diametro. Scaverà sette chilometri di tunnel della Linea 15 Ovest del Grand Paris Express, tra Saint-Ouen-sur-Seine e Courbevoie, la nuova rete metropolitana che servirà la capitale francese. Ma per questa TBM non si tratta del primo viaggio sottoterra.

La talpa meccanica ha infatti già lavorato nel sottosuolo parigino. Nel 2020 era stata impiegata sulla Linea 16 del Grand Paris Express, dove aveva scavato 5,8 chilometri di galleria tra Aulnay Val Francilia e Sevran-Livry, nel dipartimento di Seine-Saint-Denis. Terminato quel lavoro, invece di essere dismessa, la Tunnel Boring Machine è stata trasferita in Italia, completamente rigenerata da Webuild a Terni e quindi riportata in Francia per affrontare una nuova missione.

È la seconda vita di una delle macchine più complesse utilizzate nella costruzione di grandi opere e, allo stesso tempo, un esempio concreto di economia circolare applicata al tunneling.

Una TBM torna a scavare il Grand Paris Express

La nuova destinazione della TBM è il Lotto 2 della Linea 15 Ovest, conosciuto anche come “M2 Ouest”, realizzato da Webuild insieme a NGE per la Société des grands projets, che prevede la costruzione di 7 chilometri di tunnel e quattro nuove stazioni, oltre ai collegamenti con la rete esistente.

La Tunnel Boring Machine partirà dal pozzo di servizio Les Cabœufs, a Gennevilliers, e lavorerà in due fasi. La prima prevede uno scavo di 1,2 chilometri verso Saint-Ouen-sur-Seine; successivamente la macchina sarà impegnata per altri 5,8 chilometri in direzione di Courbevoie.

È un nuovo tassello del Grand Paris Express, una delle maggiori trasformazioni infrastrutturali oggi in corso in Europa. Una volta entrata in servizio, prevista entro il 2031, la Linea 15 Ovest contribuirà a ridisegnare la mobilità di Parigi, permettendo tra l’altro di collegare Saint-Denis-Pleyel con La Défense in appena 19 minuti.

Anche il viaggio che ha portato la talpa meccanica fino al nuovo cantiere racconta la dimensione dell’operazione. Per raggiungere Gennevilliers la macchina ha percorso oltre 2.200 chilometri attraverso una complessa catena logistica multimodale. I dodici componenti più pesanti, compresa la testa fresante da 170 tonnellate, sono partiti dal porto di Civitavecchia in Italia e hanno viaggiato combinando trasporto stradale, marittimo e fluviale.

Una soluzione coerente con l’impostazione ambientale scelta per il progetto. Durante gli scavi, l’80% dei circa 500.000 metri cubi di materiale estratto sarà infatti trasportato via fiume, evitando la circolazione sulle strade dell’Île-de-France di circa 64.000 camion. Gran parte dei materiali entrerà inoltre in circuiti di recupero e riutilizzo, mentre per il rivestimento della galleria saranno impiegati conci prefabbricati in calcestruzzo fibrorinforzato, prodotti nell’Île-de-France, che consentono di dimezzare la quantità di acciaio utilizzata rispetto alle soluzioni tradizionali.

A Terni la rigenerazione delle grandi talpe meccaniche

Prima di arrivare a Parigi, la TBM è passata da Terni. È qui che Webuild rigenera le Tunnel Boring Machine e altre grandi macchine da scavo meccanizzato. Un principio industriale semplice: una TBM che conclude uno scavo può avere davanti a sé molti altri chilometri di galleria.

Le caratteristiche geologiche, le dimensioni dei tunnel e le condizioni operative cambiano però da progetto a progetto. Per essere trasferita da un cantiere all’altro, una macchina deve quindi essere smontata, controllata, revisionata e, quando necessario, modificata e aggiornata tecnologicamente. L’intervento può andare dalla semplice revisione a una trasformazione sostanziale della macchina e richiedere, a seconda della complessità, dai cinque ai nove mesi.

È esattamente quello che è accaduto alla TBM arrivata a Gennevilliers. A Terni la macchina è stata completamente rigenerata e integrata con tecnologie avanzate per il monitoraggio e la manutenzione. L’operazione ha permesso di prolungarne la vita utile, ottimizzarne le prestazioni e soprattutto risparmiare circa dodici mesi rispetto ai tempi necessari per costruire una nuova TBM.

Il risultato è un modello che porta i principi dell’economia circolare dentro il tunneling, uno dei settori tecnologicamente più avanzati delle grandi costruzioni. Rigenerazione significa poter utilizzare più a lungo macchinari ad altissimo contenuto tecnologico, ridurre l’impiego di nuove risorse e allo stesso tempo contenere investimenti e costi operativi.Intorno a questa attività Webuild ha creato WEM (Webuild Equipment & Machinery), la società del Gruppo dedicata alla gestione, manutenzione e rigenerazione delle macchine.

Tunnel Boring Machine: vere e proprie fabbriche mobili nel sottosuolo

Una TBM è molto più di una gigantesca fresa, ma una vera e propria fabbrica mobile che avanza nel sottosuolo.

La testa fresante frantuma il terreno mentre, immediatamente dietro, la macchina gestisce il materiale scavato e monta progressivamente i conci che costituiscono il rivestimento definitivo del tunnel. Quando la TBM è passata, una parte essenziale della galleria è quindi già costruita.

Le dimensioni raccontano la complessità di queste macchine. Le più grandi possono sfiorare i 180 metri di lunghezza e raggiungere diametri vicini ai 19 metri. Nel parco Webuild, una delle più imponenti è la TBM da 15,5 metri di diametro destinata al progetto stradale di Melbourne, in Australia.

Ma dietro l’automazione rimane decisivo il lavoro delle persone. Per far funzionare una fresa meccanica serve una squadra che può arrivare a circa 80 addetti: una sessantina di minatori specializzati e una ventina tra tecnici altamente qualificati e personale di staff. Squadre che accompagnano macchine progettate per non fermarsi, operative 24 ore al giorno, sette giorni su sette, e capaci in condizioni favorevoli di avanzare fino a 30 metri al giorno.

Webuild: oltre 1.500 chilometri di scavo meccanizzato nel sottosuolo

Il progetto di rigenerazione delle macchine da scavo meccanizzato nasce anche per via della scala raggiunta dalle attività di tunneling di Webuild nel mondo.

Negli ultimi cinquant’anni il Gruppo ha lavorato con oltre 200 Tunnel Boring Machine e completato circa 1.500 chilometri di tunnel. Oggi il parco destinato ai progetti Webuild conta oltre 60 TBM, più della metà impegnate in Italia.

Le talpe meccaniche sono state utilizzate per realizzare:

– metropolitane da New York a Melbourne, passando per Parigi, Copenaghen, Roma e Milano;
– linee ferroviarie ad alta velocità in Italia e in Europa;
– grandi tunnel idraulici come quello di Lake Mead a Las Vegas e il Riachuelo a Buenos Aires;
– impianti idroelettrici e progetti hydro come Karahnjukar in Islanda e Snowy 2.0 in Australia.

È però in Italia che oggi si concentra una parte significativa di questa capacità industriale. In Sicilia, ad esempio, Webuild è impegnata in sette progetti ferroviari per circa 200 chilometri di nuova rete, di cui 175 in galleria.

Alla tecnologia si accompagna la formazione. A Belpasso, vicino Catania, Webuild utilizza simulatori dedicati alla preparazione dei tecnici chiamati a guidare le grandi TBM e sempre nella stessa area il Gruppo ha realizzato anche uno stabilimento altamente automatizzato per produrre i conci destinati al rivestimento delle gallerie della direttrice Catania-Messina, capace di realizzare un elemento ogni sette minuti.

È una filiera che mette insieme ingegneria, macchine, competenze, formazione e capacità industriale alla quale si aggiunge un altro importante tassello: la possibilità di riportare quelle stesse macchine in fabbrica, rigenerarle e prepararle per una nuova sfida. Proprio come la TBM arrivata a Gennevilliers, una stessa macchina, due cantieri, una nuova vita operativa.